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Ti-Press
20.01.2020 - 11:29
Aggiornamento: 14:47

Sulla pernice bianca ‘dati italiani, non relativi al Ticino’

La Federazione cacciatori ticinesi accusa: ‘Il Comitato promotore ha usato studi svolti in Italia, con situazioni senza riscontro in Svizzera. Serve rettifica’

Consegnate le firme per l'iniziativa a sua tutela, sulla pernice bianca la polemica continua a montare. E oggi arriva un carico pesante. La Federazione cacciatori ticinesi (Fcti) con un comunicato firmato dal suo presidente Fabio Regazzi accusa: "Il Comitato promotore ha fondato e giustificato il lancio dell'iniziativa usando dati italiani, non ticinesi".

‘Studio eseguito in Piemonte’

E la spiegazione sta nel fatto che "sostengono come la popolazione di pernice bianca in Ticino sarebbe diminuita dal 1996 a oggi del 46%, citando uno studio pubblicato anche sul bollettino ufficiale della Fcti, ‘La caccia’". Il problema, scrive Regazzi, è che "sulla pretesa diminuzione degli effettivi della specie del 46% il dato riferito dagli iniziativisti è tratto da uno studio di Luca Riboldi eseguito in Piemonte nel Parco naturale dell’Alpe Veglia e Devero in cui i ricercatori hanno riscontrato l’impossibilità delle pernici, per motivi legati al territorio, di spostarsi a quote più elevate". Tale situazione, insiste, "non è stata riscontrata né in Ticino, né in Grigioni, né in Vallese, tanto che i censimenti eseguiti dall’Ufficio della caccia e della pesca del Cantone Ticino, in 5 zone campione e in collaborazione con i cacciatori, confermano una sostanziale stabilità degli effetti negli ultimi 30 anni".

Per la Fcti i dati usati dal Comitato promotore dell'iniziativa sono quindi "assolutamente non veritieri e fuorvianti; dati che impongono un’immediata rettifica affinché chi sarà tenuto ad esprimersi su questa problematica abbia gli elementi per poter valutare con la necessaria oggettività la situazione".

 

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