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27.12.2019 - 19:26

Ballottaggio, cinque Comuni con posta 'B'

È quanto emerge dalla duplica del Consiglio di Stato, nella vertenza che lo oppone all'avvocato Gianluca Padlina davanti al Tribunale cantonale amministrativo

a cura de laRegione
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Elezioni federali contestate (Foto Ti-Press)

Cinque Comuni (per una settantina di elettori in totale) hanno spedito il materiale per il voto per corrispondenza facendo capo alla posta ‘B’, cioè non prioritaria. È quanto emerge dalla duplica del Consiglio di Stato, di cui ha riferito oggi la ‘Rsi’, nella vertenza che lo oppone all’avvocato Gianluca Padlina davanti al Tribunale cantonale amministrativo. Ai giudici il legale chiede di accertare “l’irregolarità” della procedura preparatoria al ballottaggio del 17 novembre – quando agli Stati sono stati eletti Marco Chiesa (Udc) e Marina Carobbio (Ps), che ha superato di soli 46 voti Filippo Lombardi (Ppd) –, poiché secondo Padlina il materiale di voto sarebbe stato spedito tardivamente a un numero significativo di ticinesi residenti all’estero. Cosa che avrebbe impedito o vanificato l’esercizio del loro diritto di voto. L’avvocato ha intanto inoltrato ricorso anche al Tribunale federale (vedi ‘laRegione’ del 24 dicembre), chiedendo l’annullamento dei risultati del 17 novembre e quindi la ripetizione della votazione. Il governo torna però a difendere, come già aveva fatto il 29 novembre prendendo posizione sul ricorso al Tram presentato mercoledì 20 da Padlina, l’operato dei Comuni.
Gran parte di essi ha spedito le schede fra il 28 e il 30 ottobre, tre fra il 4 e il 6 novembre: numeri che, rileva il Consiglio di Stato, non sarebbero tali da sovvertire l’esito dell’elezione. Stando sempre all’emittente di Comano, l’argomento decisivo invocato dal governo sarebbe però un altro. Padlina definisce tardivi gli invii avvenuti dopo il 29 ottobre (una ventina di Comuni), ma in realtà nessuna legge o ordinanza stabilisce un termine di invio e nemmeno prescrive la posta ‘A’: si tratta, a detta sempre dell’Esecutivo, solo di indicazioni contenute in direttive amministrative non vincolanti dal profilo giuridico. E la ricezione del materiale dieci giorni prima dello scrutinio non può comunque essere garantita, non essendovi alcun controllo sul funzionamento dei servizi postali esteri. Il fatto che qualcuno non abbia ricevuto il materiale di voto in tempo utile non può portare all’annullamento dello scrutinio. Se fosse così, precisa il Consiglio di Stato, tutte le votazioni finirebbero per essere annullate. Questo ciò che sostiene il governo. Ma il verdetto arriverà dai giudici.

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