Ticino
28.11.2019 - 23:190

Plr, Caprara resta e rilancia

Il comitato cantonale liberale radicale conferma la fiducia (a tempo) all’Ufficio presidenziale

Fuori, la musica di Locarno on Ice. Dentro, nella Sala della Sopracenerina di Piazza Grande dove il Plr stasera ha riunito il proprio comitato cantonale, il clima è quello che è. Musi lunghi, sorrisi di circostanza. Tensione. Tanta, tensione. «Il mio mandato è a vostra disposizione, nessuno di noi ha un attaccamento di stampo castrista alla poltrona», esordisce rigido e scavato in volto il presidente liberale radicale Bixio Caprara quando sale sul palco, con scritta sul volto e lo sguardo tutta la tensione del momento.

Un momento dove, a nome dell’intero Ufficio presidenziale «mi assumo le mie responsabilità per la sconfitta». Ma di dimissioni non se ne parla. «Non vogliamo scappare», dice alzando leggermente la voce: «Siamo a disposizione, con grandissima umiltà, per continuare a servire il partito e guidarlo verso una profonda riflessione, che deve portare ai cambiamenti necessari dopo la sconfitta del 17 novembre».

E la base è con lui. Critica, in parte fortemente critica. Ma si andrà avanti. Almeno fino a dopo le Comunali 2020, poi si vedrà. Respinta – anche perché ritirata nel corso della secca, solo a tratti urlata, discussione – la richiesta di dimissioni formulata 12 minuti dopo l’ufficialità della non elezione di Giovanni Merlini agli Stati, rinnovata solo inizialmente, dal deputato dell’ala radicale Matteo Quadranti.

Fiducia, quindi. Anche se con tutte le sfumature possibili: «a tempo», «tiepida», «convinta». Le opinioni in sala sono varie. Perché emerge chiaramente un fatto dalla lunga serie di interventi dalla platea (mai così numerosa negli ultimi tempi): bisogna cambiare, e bisogna ascoltare di più. Caprara ne è consapevole. Tanto da proporre una road-map per uscire «rafforzati dall’analisi che faremo al nostro interno». Road-map che sarà in quattro punti. Il primo, spiega ai militanti liberali radicali, «sarà svolgere un sondaggio al nostro interno, se vogliamo davvero conoscere cosa pensa la nostra base, dobbiamo coinvolgerla. E partendo da questo sondaggio, organizzare workshop tematici». Un lavoro che dovrà «essere comunicato bene. La comunicazione del nostro partito sarà un tema fondamentale se vogliamo cambiare». E il tutto, continua Caprara, «sarà fatto non solo dall’Up, ma con un gruppo di accompagnamento di lavoro, per ragionare insieme e presentare un lavoro preciso al prossimo congresso».

Insomma, avanti. Ma se «umile e convinta autocritica» deve essere, bisogna fare un passo indietro. E il passo indietro è al Primo agosto, quando a Melide il Plr ha dato via libera alla «congiunzione tecnica» con il Ppd. Una proposta, osserva il presidente del Plr, che «nasce a Berna, in base agli orientamenti della politica federale e suggerita dagli eletti. Siamo sempre stati consapevoli che un terzo dei delegati votò contro». A tirar le somme, «ci ha permesso di confermare i quattro seggi di centro al Nazionale. Ma per gli Stati il risultato è evidentemente negativo».

E a questo punto, «per rilanciare il partito serve una profonda riflessione, applicando il nostro metodo liberale radicale, per reagire, riprenderci da questo duro colpo». E, annota, «tornando a parlare di temi. In campagna elettorale in più occasioni ho avuto la netta sensazione che non riuscivamo a staccarci dallo spiegare i perché di questa congiunzione, adesso dobbiamo tornare al lavoro su temi e programmi».

Autocritica, ripartenza, i temi

Ma dalle scarpe di Caprara escono anche dei sassolini, oltre quella ‘congiunzione tecnica’ «nata a Berna», ma invero sostenuta da Direttiva e comitato cantonale in Ticino. E no, quella «richiesta di dimissioni a mezzo stampa, letta sui portali con le ceneri ancora fumanti delle elezioni non mi è piaciuta: è una questione di stile». Quella richiesta di dimissioni ieri sera Quadranti l’ha ritirata, accettando di andare a congresso dopo le Comunali del 5 aprile 2020: «È finalmente venuto fuori, dopo tanto tempo, che non dobbiamo più mettere la polvere sotto al tappeto e di cambiare le cose». Sì a una fiducia anche da Quadranti quindi, «ma a tempo determinato. Vogliamo essere coinvolti di più, e il percorso illustrato deve essere valutato non alla sua fine, ma durante il suo svolgimento». Un confronto invocato anche da Giovanna Viscardi, a più riprese. Con veemenza: «Bixio, te l’abbiamo detto noi che vogliamo essere coinvolti». Così, per mettere i puntini sulle i.

E con la vigorosa sveglia suonata da Fulvio Pelli: «Basta essere pigri, svegliamoci!». Ma ogni dibattito ha sempre una sintesi. Quella di oggi l’ha fatta, sommerso dagli applausi, Giovanni Merlini: «Dopo la legnata che ho preso guardo il nostro simbolo, la nostra sigla e mi emoziono ancora».

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