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08.05.2019 - 06:000

Giovanni Jelmini non chiude la porta per il Nazionale

L’ex presidente cantonale su una sua candidatura alle Federali: ‘Difficilissimo, ma non dico mai di no’. Passalia: ‘Lo abbiamo sentito, come tanti altri’

«La porta è socchiusa». A distanza di sette mesi da quel 6 novembre nel quale Giovanni Jelmini, ex presidente del Ppd, ha comunicato per motivi di salute la propria rinuncia a giocarsi le sue carte di entrare nella cinquina popolare democratica per la corsa al Consiglio di Stato, altre vie potrebbero aprirsi. Vie che conducono a Berna. Precisamente, al Consiglio nazionale. Il suo nome, infatti, circola tra i papabili a entrare nella lista per la Camera del popolo. «Non dico mai di no – risponde Jelmini raggiunto dalla ‘Regione’ –, perché nella vita quando uno si preclude una possibilità e torna indietro fa una figuraccia, per cui non dico di no. Ma è difficilissimo». A Berna, continua l’ex presidente cantonale del Ppd, come uscenti per il Nazionale «ci sono Fabio Regazzi e Marco Romano, due uscenti forti. Spero che vengano riconfermati, il nostro partito con loro è ben rappresentato». Eppure dopo tanto tempo sulla scena – «ho fatto venticinque anni di politica, sedici in Gran Consiglio, otto alla testa del Ppd» – la voglia di mettersi in gioco, fino allo scorso autunno, c’era ancora. La disponibilità agli organi di partito a partecipare alla corsa per il Consiglio di Stato venne data, le audizioni della commissione ‘cerca’ ci furono. E «se fossi stato bene questo tentativo l’avrei fatto con passione, purtroppo non è stato possibile».

Dice di «non avere ambizioni», Jelmini. E invita a «non trascurare il fatto che a un certo punto bisogna dare spazio a chi è più giovane. Se io dovessi candidarmi per una qualsiasi carica, partirei con un vantaggio rispetto a un giovane. Gli precluderei una possibilità, non bisogna sentirsi indispensabili». Indispensabili no, d’accordo. Ma nemmeno dare una mano a raggiungere gli obiettivi? «Il Ppd è e resterà per sempre il mio partito, e dove potrò aiutarlo sarò sempre pronto a dare una mano, anche in futuro». Insomma, gli diciamo: quella di Jelmini per la corsa al Consiglio nazionale non è una porta chiusa, ma socchiusa? «Ecco, proprio così».

Il 28 maggio i nomi per le Federali

«Giovanni Jelmini è una delle persone che come Commissione ‘cerca’ abbiamo sentito in questi mesi, uno dei nomi che sono stati presi in considerazione per il Consiglio di Stato e che teniamo in considerazione». Di più non dice Marco Passalia, vicepresidente del partito e coordinatore della ‘cerca’, a nostra domanda. Per «rispetto di tutte le persone che abbiamo sentito e che hanno mostrato interesse a mettersi in gioco per il nostro partito», ma anche perché «in questi ultimi giorni decideremo che tipo di impronta dare alle liste da presentare alla Direttiva del partito. Ci prendiamo questo tempo per fare le scelte migliori possibili».

I nomi saranno decisi il 28 maggio. Nomi tra i quali ci sarà anche Filippo Lombardi che, per ricandidarsi al Consiglio degli Stati, avrebbe bisogno di ottenere una proroga? «Se indicheremo il suo nome, sarà compito della Direttiva decidere sulla proroga», risponde Passalia. Che, in merito alle Federali, rimarca come «l’obiettivo sia confermare il seggio agli Stati e i due seggi al Consiglio nazionale».

«Giovanni Jelmini è un amico, ed è sempre benvenuto. Mi ha sostenuto quando ero capogruppo, e quando sono diventato presidente. Se sarà sondato o meno per le Federali, deciderà la Commissione ‘cerca’», chiosa infine il presidente cantonale Fiorenzo Dadò.

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