Ticino
05.04.2019 - 06:200

‘Lotta ai crac fraudolenti, a maggio il perito contabile’

Così il Consiglio di Stato sull’entrata in funzione della nuova figura che fungerà da collegamento fra Amministrazione e Ministero pubblico

Sono previste a breve nomina ed entrata in funzione del “Perito contabile” che in seno all’organico della Divisione giustizia del Dipartimento istituzioni “fungerà da trait d’union con il Ministero pubblico” nella lotta ai fallimenti fraudolenti o cosiddetti pilotati. E fungerà da trait d’union “a partire dal 1° maggio prossimo”, indica il Consiglio di Stato rispondendo di recente (27 marzo) a un’interrogazione depositata nel novembre di due anni fa dal deputato del Movimento per il socialismo Matteo Pronzini sul tema dei crac societari in Ticino. Da noi contattato, il Dipartimento istituzioni fa sapere che la procedura di selezione delle candidature «è ancora aperta». E che la designazione della nuova figura da parte del governo, che si pronuncerà su nome e profilo proposti dallo stesso Dipartimento, dovrebbe avvenire «in una delle prime sedute della nuova legislatura».

Una volta operativo, il perito sarà chiamato a svolgere un’analisi contabile e finanziaria dei fallimenti in odor di illeciti e a informare la Procura se ci saranno gli estremi di uno o più reati. In altre parole “predisporrà eventuali denunce e segnalazioni puntuali e circostanziate, all’attenzione del Ministero pubblico, curandone il prosieguo”, come spiegava a suo tempo l’Esecutivo esprimendosi su un altro atto parlamentare di Pronzini. Sul numero complessivo dei fallimenti, quelli fraudolenti o ‘programmati’ rappresentano oggi “una minoranza”, ma dall’effetto “nefasto”, potendo cagionare danni rilevanti al “sistema socio-economico” e dunque alla collettività, se si pensa per esempio agli oneri sociali non pagati. Proprio per inasprire l’azione di contrasto a questi crac, il governo, su richiesta del Dipartimento diretto da Norman Gobbi, ha istituito la figura del ‘Perito contabile’. Una misura che fa seguito alla nomina, nell’ottobre scorso, dell’Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri: Silvio Bottegal, giurista.

Più cause

Ma che cosa c’è all’origine delle bancarotte? Le cause possono essere molteplici. Le elenca il Consiglio di Stato nella risposta, pure questa datata 27 marzo, a un’interrogazione dei granconsiglieri Giorgio Fonio e Raffaele De Rosa. “Le cause della maggior parte delle bancarotte – annota l’Esecutivo – vanno ricercate nell’attuale congiuntura economica, nelle difficoltà intrinseche del mercato del lavoro e quindi del fare impresa, nell’impreparazione, che purtroppo si constata sempre di più, da ascrivere a persone che si lanciano in azzardati progetti imprenditoriali senza adeguate competenze, lasciandosi cogliere impreparate dalla loro stessa improvvisazione nonché da una carente conoscenza delle normative di riferimento”. Bisogna tuttavia pure considerare, precisa il governo, che un fallimento “può dipendere anche da cause esterne alla ditta: per esempio, una ditta può fallire perché non riesce a incassare un importante credito, ciò che ne pregiudica l’esistenza”. Senza poi dimenticare che, evidenzia il Consiglio di Stato, “l’identificazione dei casi di abuso non è semplice”, visto che “per far perdere le sue tracce il debitore può cambiare Cantone (o circondario per i Cantoni che, a differenza ora del Ticino, hanno più circondari), ricorrere a un prestanome, uomini di paglia o altre teste di legno o non tenere contabilità”. Sovente, scrive ancora il governo, gli abusi possono essere “scoperti solo grazie a segnalazioni dei creditori, dei dipendenti, dei sindacati o dei concorrenti”.

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