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27.02.2019 - 06:000

Sul salario minimo è divisione massima

Nella Commissione della gestione non si raggiunge neanche l'intesa su una forchetta 19/19.50 franchi l'ora. Il Ps: ‘Ne chiediamo 21/21.50’

Altra fumata nera. E una (quasi) certezza: il controverso dossier del salario minimo slitta alla prossima legislatura. Nemmeno ieri in seno alla commissione parlamentare della Gestione è stato possibile trovare la quadratura del cerchio. L’ultima proposta, in ordine di tempo, di partire con una forchetta di 19/19,50 franchi all’ora – sostenuta in particolare da Plr, Lega, Udc e dall’indipendente Franco Denti, ma bocciata nettamente dal Ps secondo cui non si deve scendere sotto i 21/21,50 franchi – non ha fatto l’unanimità in Gestione. E quindi il ‘Patto di Paese’, così è stato battezzato da Denti il tentativo di dare una prima attuazione al salario minimo, è naufragato. L’iniziativa dei Verdi approvata dal popolo nel 2015, col 54,7% di sì, resta quindi in attesa di applicazione (la seduta di Gran Consiglio che segnerà la fine del quadriennio è fra un paio di settimane...).

La proposta in discussione ieri ha diviso il Ppd. «All’interno del nostro gruppo c’erano favorevoli alla forchetta 19/19,50, ma anche chi sosteneva un salario minimo di 20 franchi», annota Fabio Bacchetta-Cattori. «Andare in parlamento con pareri divergenti su questo tema sarebbe un esercizio puramente elettorale – afferma il capogruppo del Plr Alex Farinelli –. Non tutti i gruppi hanno però appoggiato la forchetta 19/19,50». Nessun accordo quindi sull’ipotesi di portare in aula «il messaggio governativo, ma corretto, aumentando cioè leggermente la forchetta 18,75/19,25 suggerita dal Consiglio di Stato. Senza inventarsi misure accompagnatorie irrealizzabili o perlomeno di ardua applicazione». Un salario minimo di 19/19,50 per cominciare, valutandone «fra due o tre anni l’impatto sul mondo del lavoro e sulle aziende». Questo «per sapere, sulla base non di teorie, bensì di dati oggettivi, se sia un importo consono o se non si debba invece alzarlo». Il dossier sembrerebbe però rinviato alla prossima legislatura. «Perlomeno – osserva il capogruppo dei liberali radicali – non partiremo da zero. Se l’ultima opzione fosse stata condivisa da tutti i gruppi parlamentari avremmo introdotto a breve un primo salario minimo a beneficio peraltro di chi oggi guadagna per esempio 16 franchi all’ora». Favorevoli alla formula 19/19,50 i leghisti. «A condizione che su questa forchetta vi fosse unanimità – puntualizza Michele Guerra –. Così purtroppo non è stato. Se fosse stata appoggiata da tutti i gruppi, noi avremmo rinunciato alla nostra proposta». Ovvero «a un minimo di 20 franchi all’ora», con un paio di misure di accompagnamento. La prima: «Un bonus per le aziende locali che dimostrano di aver difficoltà nell’applicare dall’oggi al domani il salario minimo di 20 franchi, purché abbiano una percentuale, da definire, di personale residente». La seconda: «L’istituzione, come indicato dal Ppd Raffaele De Rosa, di un fondo perequativo con cui poter garantire a tutti, lavoratori residenti e frontalieri, un minimo 20 franchi all’ora, ma con cui poter anche tener conto del diverso costo della vita in Svizzera e in Italia».

Ma l’accordo non c’è stato. E posto che per Franco Denti «bisognava dare un segnale di pragmatismo andando avanti, peccato» è il capogruppo socialista Ivo Durisch, in una conferenza stampa convocata assieme a Verdi e Partito comunista, a spiegare il perché del loro no: «Lo scopo dell’iniziativa era arginare la povertà e combattere il dumping salariale. Quanto proposto dagli altri partiti non risolve né il primo né il secondo obiettivo». Nel senso che «bisogna assolutamente combattere l’emergenza della povertà, dei salari bassi, dei ‘working poor’, e il salario minimo è lo strumento migliore». A patto che sia, però, «un salario minimo dignitoso, come chiesto dall’iniziativa e come certificato da una sentenza del Tribunale federale: per questo noi chiediamo 21/21,50 franchi l’ora». Una cifra, ricorda Durisch, «che non ci farebbe esultare, ma sarebbe il minimo del minimo. Con questa forchetta, il salario mensile sarebbe 3’866 franchi lordi. Mica una fortuna». Ma già qualcosa. Gli fa eco Ronnie David, co-coordinatore dei Verdi: «In Ticino c’è bisogno di invertire la rotta. Proporre salari minimi mensili da 3’370 franchi lordi è un segnale inquietante. Quanto proponiamo con Ps e Pc è sostenibile».

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