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Ticino
19.02.2019 - 17:120
Aggiornamento : 18:39

Divieto per preghiere con messaggi di odio bocciato

Il Gran Consiglio respinge una petizione di Giorgio Ghiringhelli. Pellanda (Plr): la materia è già regolata per legge, e i casi sono altamente sporadici

Niente da fare per la petizione di Giorgio Ghiringhelli che chiedeva il divieto, nei luoghi pubblici, per le preghiere che contengono messaggi di odio e di discriminazione verso i fedeli di altre religioni. Con 52 favorevoli, 21 contrari e 5 astenuti il Gran Consiglio, infatti, questo pomeriggio ha aderito alla richiesta di archiviazione della petizione contenuta nel rapporto di maggioranza, firmato dal liberale radicale Giorgio Pellanda.

Proprio Pellanda ha ribadito che per due motivi la petizione di Ghiringhelli non doveva essere accettata. Il primo è che "il Codice penale regolamenta già, negli articoli 261 e 261 bis, la materia: laddove si inneggia all'odio, c'è già la legge". Il secondo è che "in Ticino i casi sono troppo isolati per agire in questo modo". Se per il petente è preoccupante che i musulmani praticanti preghino in strada, con la possibilità di veicolare appunto messaggi d'odio, Pellanda è netto: "Oltre che essere già regolata dalla legge, la faccenda è talmente marginale che anche di fronte a comportamenti che possono non piacere non si vede il bisogno di agire così drasticamente". Il paradosso, per Pellanda, è che il problema possa rovesciarsi: "Per impedire agli altri determinate pratiche, potremmo noi cristiani, un giorno, subire le conseguenze delle decisioni simili".

Non ci sta il relatore del rapporto di minoranza Tiziano Galeazzi (Udc): "Nella petizione viene citata l'introduzione di una preghiera che i musulmani devono ripetere 17 volte al giorno, quindi più di 6'000 l'anno, che ha al suo interno invocazioni che istigano chiaramente all'odio verso i cristiani". Sarà un problema marginale oggi, "ma guardatevi attorno: in Francia, Germania, Italia il problema c'è già. Occorre essere lungimiranti non per noi politici, ma per i prossimi cinque, dieci, venti anni. La nostra identità dobbiamo difenderla per le future generazioni".

Giorgio Ghiringhelli: "Da ateo, temo questa islamizzazione dell'Europa. E della Svizzera"

Raggiunto dalla Regione subito dopo il voto del Gran Consiglio, il petente Ghiringhelli è comunque sereno: "Mi dispiace che alcuni si siano lasciati guidare da una questione puramente religiosa. Io sono ateo, figuratevi: quello che temo è che questa islamizzazione continua dell'Europa non porti nulla di buono, e non possiamo rimanere con le mani in mano". Perché non avviene con un atto immediato, "ma con piccoli passi, continui passi, che se non fermiamo oggi diventeranno sempre di più e quando ci accorgeremo del tutto sarà troppo tardi".

E dopo la bocciatura della petizione ci sarà un seguito? "Posso assicurare che scriverò il testo per un'iniziativa popolare – assicura Ghiringhelli – ma deciderò tra qualche tempo se lanciarla o meno, perché il lavoro è tanto". Quando si saprà qualcosa in più? "Verosimilmente tra un anno, anche in attesa di quanto sta succedendo a livello nazionale. Alcuni segnali ci sono già... chissà".

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