La parola passa al Gran Consiglio (Ti-press)
Ticino
09.02.2019 - 10:280

Un salario minimo di fine legislatura

Tre le proposte della sottocommissione Lavoro che verranno discusse in parlamento. I Verdi: sotto i 20 franchi sarà referendum

Sono tre le ipotesi di applicazione del salario minimo che, dopo le discussioni nei gruppi parlamentari, arriveranno sui tavoli della Commissione della gestione del Gran Consiglio. Partendo dalla proposta governativa – anch’essa in linea di conto –, vale a dire una forchetta compresa tra 18,75 e 19,25 franchi orari, la sottocommissione Lavoro, coordinata dal liberale radicale Nicola Pini, ha portato ieri in Gestione il frutto delle proprie riflessioni. In campo, conferma Pini interpellato dalla ‘Regione’, «ci sono tre possibili vie. La prima, che inizialmente aveva trovato il sostegno della maggioranza della sottocommissione, è quella di procedere sulla base di una forchetta tra 19 e 19,50 franchi per iniziare. Con l’idea, più avanti, di ridiscuterla, magari alzandola, ma dando, almeno, una minima base per iniziare». Un’altra opzione è quella di «continuare gli approfondimenti per arrivare a un salario minimo più alto, ma con delle misure compensatorie». E qui, le direzioni possibili diventano due: una che, a livello di misure, «va a favore dei residenti per evitare che chiudano le aziende locali» proposta dal leghista Michele Guerra. L’altra, del popolare democratico Raffaele De Rosa, «che chiede di differenziare a livello di perequazione tra lavoratori frontalieri e residenti. È chiaro che in entrambi i casi ci vorrebbe più tempo anche dal punto di vista giuridico». E, infine, il Partito socialista che non arretra dalla sua posizione: niente sotto i 20/20,50 franchi orari. Adesso i vari gruppi discuteranno al loro interno di queste tre – quattro compresa quella del Consiglio di Stato – possibilità, per poi passare la palla alla Gestione. Gruppi che si riuniranno la prossima settimana in vista della seduta parlamentare al via lunedì 18 febbraio.

Le reazioni dei capogruppo

Va da sé che gli orientamenti, ad ogni modo, siano già abbastanza definiti. È caustico Francesco Maggi, capogruppo dei Verdi (promotori dell’iniziativa per un salario minimo dignitoso approvata dai cittadini ticinesi nel 2015), nel rilevare da noi raggiunto che «il mio partito ha già detto più volte che sotto i 20 franchi orari sarà referendum. Si sta prendendo per i fondelli il popolo ticinese, che votando tre anni e mezzo fa ha votato per dei salari minimi dignitosi: sotto i 20 franchi, per noi non lo sono». Cifra, questa, che viene definita «ragionevole» dal capogruppo del Ppd Maurizio Agustoni, il quale però tiene a precisare «come si debba fare molta attenzione nel trovare una soluzione, e penso a quei settori dove storicamente non si trova manodopera indigena, che non trasferisca ricchezza all’estero senza che il nostro mercato del lavoro, e i ticinesi, ne traggano beneficio». Osserva Daniele Caverzasio: «Non abbiamo cambiato idea: noi siamo per un salario minimo di 20 franchi, con misure a favore delle aziende che assumono personale qui residente». È vero, aggiunge il capogruppo della Lega, «il tempo stringe, ma sono praticamente passati quasi quattro anni dal voto sull’iniziativa popolare. Spero allora che si arrivi a decidere ancora entro questa legislatura, per dare delle certezze a chi oggi rivendica un salario dignitoso». Il dossier verrà affrontato nuovamente anche dai parlamentari socialisti. «La nostra proposta – ricorda Ivo Durisch – è sul tavolo da un pezzo: una forchetta compresa fra 20 e 20,50 franchi, e ciò anche per i contratti collettivi di lavoro: il salario minimo di questi ultimi non dovrebbe scendere al di sotto. Parliamo di 3’600 franchi al mese lordi: scendere sotto i 20 franchi – evidenzia il capogruppo del Ps – significherebbe snaturare l’iniziativa votata nel 2015. È un salario sociale che si sta imponendo anche in altre parti della Svizzera. Si tratta di un importo che oltretutto, come stabilito dal Tribunale federale, non lede la libertà economica. La nostra posizione è chiara da tempo».

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