Cantone
31.08.2018 - 06:050

Valerio Lazzeri: ‘C'è chi vuole indebolire il papa’

Così il vescovo di Lugano sulle recenti polemiche sollevate dall'ex nunzio negli Stati Uniti sui casi di pedofilia che sarebbero stati a conoscenza del Vaticano

La Chiesa americana divisa a metà, un monsignore già nunzio apostolico (Carlo Maria Viganò) che accusa frontalmente il papa, i cardinali conservatori – vedi lo statunitense Raymond Leo Burke – che rilascia interviste e non nasconde la sua ostilità alle riforme volute da Bergoglio. I riflettori, ancora una volta, si sono accesi sugli abusi sessuali nei confronti dei fanciulli. Un reato tanto infamante quanto incendiario. Sullo sfondo una battaglia iniziata subito, sin dall’elezione di papa Francesco, fra “curialisti” e “riformatori”. E il sospetto è che oggi si voglia dar fiato mediatico alle tragedie causate dalla pedofilia – che sono vere, drammatiche ed esecrabili – per nascondere la volontà di rinnovamento di questo papa che invita ad andare fuori dalle mura, nelle periferie, e anche ad accogliere i profughi, magari “sporcandosi le mani”. Ne abbiamo parlato con mons. Valerio Lazzeri, vescovo di Lugano.

Monsignore, intanto la ringraziamo per aver raccolto il nostro invito in un momento certo non facile per la Chiesa romana.
Come si vive, dunque, in periferia questo confronto così esposto, trasparente, fra il papa e i suoi oppositori?

È difficile per noi avere una parola intelligente su questi fatti. Mi viene in mente il Salmo 11 che dice: “Quando sono scosse le fondamenta, il giusto cosa può fare?”. La risposta non è scontata, per quanto abbiamo pur sempre la saldezza della fede che continua a poggiare per fortuna su fondamenta che non dipendono dall’iniziativa umana. Certo, rimane un senso di smarrimento. Ci vengono messe davanti agli occhi cose enormi senza avere la possibilità di verificarle con i mezzi a nostra disposizione. La realtà della Chiesa cattolica, così ramificata e diversificata, si rivela più che mai difficile da raccontare nell’epoca della comunicazione di massa. Ci sono le fatiche e le incoerenze che mettono in difficoltà tutte le istituzioni, ma ci sono anche le dinamiche interne dell’esperienza cristiana, che sfuggono ai criteri dominanti nei media e possono essere fonte di ambiguità e di incomprensioni.

Si direbbe però, viste le polemiche di questi tempi, che anche il mondo ecclesiale abbia accettato le regole della “mondanità” della società multimediale, ormai abituata a esporsi in questo modo. Dove è finita la prudenza della Chiesa?

Mah, credo che vi siano interpretazioni plausibili sul perché in questo momento, in questa situazione. Penso non sia lontano dal vero dire che qui siamo di fronte a un tentativo di destabilizzare la figura di papa Francesco, che ha avviato importanti processi di trasformazione in vari ambiti. Questo ha provocato la reazione preoccupata o impaurita di una parte della Chiesa, fra cui alcuni che si sono sentiti giustificati nell’uso di strumenti estremi come la denuncia di questi giorni. Si ha davvero l’impressione che il proposito sia quello di indebolire l’autorevolezza della figura del papa, presentandolo a tutti come in contraddizione con le sue stesse dichiarazioni, facendo leva sulla particolare sensibilità dei media sul tema degli abusi sessuali. L’attenzione vera alle vittime di tali abusi mi è sembrata tutto sommato debole nel rapporto appena pubblicato dall’ex-nunzio.

Mettendo in discussione il papa, in modo così violento e inusuale, si colpiscono non solo il punto di riferimento più alto della Chiesa romana ma anche quei valori di solidarietà, pensiamo all’accoglienza dei profughi, che Francesco rilancia quasi quotidianamente. E in questo metà Chiesa statunitense strizza l’occhio a Trump...

Sicuramente, questo può fare pensare alla convergenza dell’opposizione interna a papa Francesco con le preoccupazioni di certi poteri forti… Tuttavia, mi sembra importante per la nostra riflessione personale andare alla radice dell’inghippo in cui ci troviamo. A me pare di poterlo individuare in una volontà di purificazione che può a volte ottenere dei risultati perversi. Ricorda la parabola della zizzania piantata dal nemico nel campo dove il padrone ha seminato il buon grano? Certo, è comprensibile la reazione dei servi che la vogliono strappare, ma Gesù li mette in guardia: è troppo forte il rischio di strappare anche il buon grano! Che cosa significa tutto questo? Che dobbiamo insabbiare i fatti incresciosi, giustificare chi li nasconde o diventare tolleranti nei confronti dei crimini commessi? Assolutamente no, ovviamente! Bisogna fare di tutto per portare alla luce il male, portare chi lo commette a riconoscerlo e a pagare le conseguenze delle proprie azioni. Questo però non ci autorizza a pensare di poter realizzare noi il giudizio definitivo di Dio sulle azioni dell’uomo e sulla storia. Un certo modo di presentare la pulizia necessaria rischia di alimentare nell’opinione pubblica l’idea che si arrivi un giorno a eliminare del tutto la possibilità di fenomeni patologici inquietanti. Questo però è impossibile!

Cosa fare allora?

La giusta battaglia rischia di diventare un’ossessione, che invece di guarire la patologia finisce per renderla endemica. A furia di sfregare la ferita per pulirla si finisce per farla andare in cancrena e infettare tutto l’organismo. Che cosa dobbiamo fare allora? Qual è la riflessione a cui ci induce la parabola? Non dobbiamo certo diventare tolleranti nei confronti del male o fingere che non ci sia, ma riflettere sulle nostre reali possibilità di affrontarlo. Esse dipendono anzitutto dalla fiducia che nel campo stia crescendo, in maniera molto più silenziosa ma reale, il buon grano della Parola. C’è davvero da sperare che la macchina del fango, che si scatena spesso in nome di una purezza totale e impossibile, non finisca per paralizzare le uniche vere realtà che danno speranza al cuore umano, lo rendono capace di crescere e di fruttificare.

Delirio di onnipotenza umana a parte, oggi la realtà globale è tale che arriva ogni dove. La Chiesa non può certo restare sorda di fronte alla pressione mediatica e popolare.

La pressione esterna alla Chiesa ha favorito dinamiche nuove al suo interno. L’attenzione dei media è stata importante per smuovere certi muri di silenzio e di omertà e mettere in moto alcuni processi che hanno cominciato a dare dei frutti. Non si può dire che nell’ambito della prevenzione degli abusi la Chiesa universale, la Chiesa in Svizzera, le singole diocesi, non abbiano fatto niente. Certo, si tratta di processi che occorre portare avanti con coraggio e con perseveranza, perché per molti versi si tratta di un cantiere destinato a evolvere e a rimanere aperto. C’è da auspicare che il clima dei veleni, le strumentalizzazioni del discorso, i sospetti e le manipolazioni delle informazioni non compromettano proprio l’agire della parte sana del tessuto ecclesiale. Alla richiesta di verità, di trasparenza e di giustizia bisogna rispondere con sollecitudine, ma per poterlo fare non si deve togliere la serenità a chi ha la responsabilità di portarlo avanti. Altrimenti si favorisce l’involuzione e le dinamiche autodistruttive.

Chi avversa papa Francesco magari è proprio questo che teme, il condizionamento esterno sulla prassi della Chiesa. Perché questo, a ben vedere, è il cambiamento più importante voluto da Bergoglio. Il ruolo delle periferie.

Sì, è un cambiamento importante e non è ancora terminato. Penso, ad esempio, che sul tema della sessualità si dovrà arrivare a un approccio nuovo. Nessuno può dire di avere capito tutto, perché tutti siamo in cammino: chi ha approvato la rivoluzione sessuale più sfrenata, come chi ha messo soltanto barriere. L’eros, del resto, è irriducibile al logos. È una potenza che può essere canalizzata e resa feconda, ma ci vuole l’incontro reale con una bellezza, una bontà, una verità di un altro ordine. Sia chi pretende di contenerla con la sola volontà, sia chi la lascia andare senza controllo e finisce per trovarsi impigliato nelle sue contraddizioni. Solo una sapienza progressiva, nutrita di silenzio, di dialogo, di profondità, può metterci al riparo dalle derive più inquietanti. Non le denunce clamorose e le rivelazioni scandalistiche!

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