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13.08.2018 - 06:000
Aggiornamento 09:08

‘Quella promozione è un brutto messaggio’

Così la presidente della Commissione antirazzismo sulla nomina del poliziotto che inneggiò al nazifascismo

Quello lanciato dalle autorità ticinesi in questo caso «è un cattivo messaggio». Stavolta è la presidente della Commissione federale contro il razzismo Martine Brunschwig Graf a scendere in campo contro la recente nomina a sergente maggiore, da parte del Consiglio di Stato, del poliziotto della Cantonale che nel gennaio 2016 fa aveva postato su Facebook frasi inneggianti al fascismo e al nazismo. Frasi che gli costarono una condanna, per istigazione alla discriminazione razziale, a novanta aliquote pecuniarie giornaliere, sospese condizionalmente per un periodo di prova di due anni.
«Ciò che pensiamo di questo caso è molto chiaro: si tratta di qualcosa che secondo la Commissione federale contro il razzismo non dovrebbe succedere», ha dichiarato ai microfoni della ‘Rsi’ la già deputata Plr al Consiglio nazionale. Gli agenti di polizia, ha aggiunto Brunschwig Graf, «hanno responsabilità particolari, indipendentemente dal fatto che siano o non siano graduati». La loro condotta «deve essere irreprensibile ed esemplare». D’altronde, ha ricordato la presidente della Commissione, «agli aspiranti poliziotti viene chiesta di regola una fedina penale immacolata». Nello specifico il sergente che il governo ha promosso a sergente maggiore «è stato condannato penalmente due anni fa (con decreto d’accusa firmato dall’allora pg John Noseda, ndr.) per aver violato l’articolo 261bis del Codice penale svizzero», l’articolo che punisce la discriminazione razziale. «E promuovere una persona che è stata condannata rivela anche come le autorità valutano la gravità delle sue esternazioni». Brunschwig Graf è perentoria: «Le autorità dimostrano in questo caso di avere una percezione del tutto insufficiente della norma contro il razzismo».

Parole dure quelle della presidente della Commissione federale contro il razzismo, commissione che sta seguendo il caso ticinese con particolare attenzione. Contattato dalla ‘Rsi’, il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi ha affermato di prendere atto dell’opinione di Brunschwig Graf dicendosi disponibile a incontrarla per discutere del dossier.

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