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Ultimo aggiornamento: 13.12.2019 10:43
Ti-Press
Ticino
14.07.2018 - 05:500

Sicurezza negli stadi, Gobbi: ‘Un gesto di fiducia verso i club’

Da Aeschlimann (Hcl) e Lombardi (Hcap) soddisfazione per la scelta di non identificare tutti i tifosi ma solo gli ospiti

Nessuna schedatura in entrata per i tifosi locali di hockey su ghiaccio e calcio, nessun obbligo per le società di dotarsi di sistemi informatici che registrino alle casse i volti delle persone come inizialmente ventilato. La soluzione tracciata ieri dal Dipartimento istituzioni per evitare che si ripetano incidenti e tafferugli, come quelli accaduti alla Valascia e alla Resega, è ‘soft’ e, per certi versi, pedagogica. Se da una parte le piste di Ambrì Piotta e Hockey Club Lugano dovranno ‘‘attrezzarsi entro marzo 2019 di sistemi per identificare i tifosi dei settori ospiti’’, ai sodalizi sportivi non vengono date direttive particolari su come provvedere. Nessun obbligo dall’alto insomma, nessuna direttiva ‘ad hoc’. «È una soluzione evidentemente di compromesso – annota interpellato dalla ‘Regione’ Norman Gobbi, direttore del Di –, ora starà ai club attivarsi. La nostra decisione è anche un gesto di fiducia nei loro confronti». Fiducia che però dovrà avere riscontri, «perché sennò le prime ipotesi formulate potrebbero tornare in campo». Ma c’è ottimismo, anche perché, rileva Gobbi, «è anche nel loro interesse evitare che le piste vengano viste da parte dei tifosi come luoghi insicuri, e che quindi smettano di vedere le partite dal vivo nonostante la passione». Se situazioni come quelle post Ambrì Piotta-Losanna si dovessero ripetere, insomma, a essere danneggiati in primis sarebbero i club secondo il direttore delle Istituzioni, «perché ciò porterebbe famiglie con bambini, o coloro che amano lo sport, a rimanere distanti dagli stadi creando un danno economico ai club». Il monitoraggio, leggasi identificazione facciale, dei settori ospiti, d’accordo. Ma nel frattempo? «Quello che chiediamo alle società è di sedersi subito a un tavolo assieme alla Polizia cantonale per valutare gli accorgimenti migliori» spiega Gobbi.

La decisione del Di è «valutata abbastanza positivamente» da Filippo Lombardi, presidente dell’Hcap, «ma ci riserviamo, negli incontri che terremo nei prossimi mesi, di discutere col Dipartimento e le forze di polizia». Per Lombardi «era importante che non ci fossero controlli per i settori dei nostri tifosi, sia per i costi sia per l’effetto deterrente che avrebbe un provvedimento simile sul venire o meno alla pista a vedere la partita. Constatiamo con piacere che si sia presa una strada diversa».

«Si va nella giusta direzione» per Jean-Jacques Aeschlimann, direttore generale dell’Hcl. Vale a dire «quella della collaborazione, perché Gobbi ha accolto alcune delle nostre perplessità. Noi, ovviamente, siamo pronti a fare la nostra parte». Alcuni punti interrogativi certo rimangono, «soprattutto su chi finanzierà il tutto. A inizio agosto avremo una riunione del nostro Cda, e arriveremo agli incontri con istituzioni e Polizia cantonale con una posizione ufficiale». Per Aeschlimann, ad ogni modo, è importante che «il Dipartimento istituzioni abbia mostrato un’apprezzabile capacità di ascolto».

‘La sicurezza? Tra 20 e 30mila franchi a partita’

Se per l’hockey ci sono quindi cambiamenti all’orizzonte, all’Fc Lugano «abbiamo chiesto di attivarsi presso l’Associazione svizzera di calcio per trovare una soluzione sul come evitare disordini prima, durante e dopo le partite a rischio» afferma Norman Gobbi. Niente riconoscimento facciale quindi, né identificazione alle entrate. Con un avviso neanche tanto velato, però. ‘‘Se la situazione non migliorasse – scrive infatti il Dipartimento istituzioni – ci riserveremo di tornare sulla richiesta di dotare anche lo stadio di Cornaredo di un sistema di identificazione dei tifosi nel settore ospiti’’. Di più. ‘‘In assenza di significativi miglioramenti, il Dipartimento potrà decidere di aumentare sensibilmente gli importi a carico dell’Fc Lugano per il mantenimento dell’ordine pubblico in occasione delle partite a rischio’’. Costi già alti, dato che «ogni partita per la sicurezza spendiamo tra i 20 e i 30mila franchi» risponde da noi interpellato Michele Campana, direttore generale dell’Fc Lugano. «Ci invitano a discutere con le autorità e la Swiss football league per individuare possibili miglioramenti al più presto – continua Campana – e noi sicuramente lo faremo. Siamo disposti a rimettere in discussione la situazione attuale, ma penso che non ce ne siano tante di più efficienti, anzi. Però siamo a disposizione».  

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