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11.06.2018 - 14:290
Aggiornamento : 15:43

Città dei mestieri, scontro a distanza tra Caprara e Dadò

Sull'acquisto della proprietà per piani a Giubiasco da parte del Cantone, tesi a confronto tra i presidenti Plr e Ppd

Bixio Caprara (Plr)

Proposta Evita e le strumentalizzazioni

È perfettamente comprensibile la necessità del PPD di distogliere l’attenzione dalle sue “gabole” cercando a tutti i costi di seminare dubbi e montare un caso che semplicemente non esiste. Invito i cittadini di questo Cantone a vedere le cose per quelle che sono. A differenza di altri casi qui l'agire è stato trasparente e le decisioni potranno essere prese dal Parlamento serenamente visto che non vi è nessun impegno vincolante preso dal Consiglio di Stato.

Alcuni imprenditori privati decidono di realizzare uno stabile in una posizione strategica molto interessante a pochi metri dalla stazione ferroviaria di Giubiasco, un luogo che con l'apertura del tunnel di base del Ceneri sarà a 10 minuti da Lugano e ad altrettanti dal centro di Bellinzona. Un edificio realizzato da decine di ditte e artigiani ticinesi, con uno standard energetico Minergie A e offerto ad un prezzo interessante. Aspetti questi che nessuno mette in discussione perché sono oggettivi e comprovati. E allora dove starebbero i problemi? Come normalmente accade i promotori una volta avviato il progetto hanno cominciato a cercare dei potenziali interessati e tra gli altri hanno proposto lo stabile anche ai servizi dell'amministrazione cantonale: è il loro lavoro, tutto normale. Lo Stato analizza in una prima fase la proposta e, dopo decisione del Consiglio di Stato, avvia le trattative per ubicarvi l’Istituto della formazione continua (oggi in affitto in stabili privati), l’ufficio dello sviluppo manageriale, il servizio arredamento e il servizio traslochi.

Successivamente il DECS intravvede un'interessante opportunità, considerata la vicinanza alla stazione e la presenza di altri servizi legati alla formazione, di verificare la possibilità di inserire nello stabile anche un nuovo servizio di orientamento professionale rivolto ai nostri giovani noto con il nome di Città dei mestieri. Una proposta che arrivava da diversi deputati di diversi partiti (tra cui Fonio, Jelmini e Passalia) e che il DECS ha ritenuto opportuno inglobare proprio in questo stabile.

Il messaggio governativo è stato discusso e approfondito da un gruppo di 6 deputati (di tutti i partiti presenti in commissione) per oltre 7 mesi, in trasparenza e mettendo sul tavolo tutti gli elementi. Le conclusioni sono state chiare: in primo luogo nessuno discute la qualità o l'interesse per questo stabile; secondo nessuno discute il fatto che i contenuti siano importanti e terzo nessuno discute il prezzo ritenuto appropriato.

Rimane solo la polemica sul fatto che l'operazione debba o meno essere assoggettata alla Legge commesse pubbliche. Assoggettamento che dipende dall’eventuale assunzione del rischio economico da parte dell’ente pubblico, in questo caso completamente a carico dei privati, e dall’eventuale comanda realizzativa del futuro acquirente.

Nel caso in esame i promotori hanno considerato negli affinamenti le ipotesi logistiche necessarie allo Stato quale possibile futuro proprietario (probabile perché è solo il Parlamento che può decidere) non precludendo in ogni caso l’utilizzo dell’edificio per altri eventuali acquirenti. Per capirci parliamo di un investimento netto pari a circa il 2,8% del costo dello stabile: ora da qui a dire che lo stabile intero sia stato eseguito secondo le richieste del possibile acquirente pubblico ce ne corre. In ogni caso i pareri dei giuristi divergono e su 3 giuristi 2 dicono che il modo di procedere è corretto mentre un terzo dice che "si potrebbe propendere per" quindi senza un parere concludente.

Il messaggio proposto dal Consiglio di Stato è chiaro e trasparente, ogni aspetto è conosciuto (i promotori, il progetto, i contenuti, il valore economico e la procedura seguita), è stato ampiamente approfondito da un sottogruppo della commissione della gestione negli ultimi 7 mesi.

Nessuno ha messo in discussione la qualità, l'interesse, il prezzo e i contenuti. Le valutazioni giuridiche hanno permesso di capire che non vi è un parere vincolante e univoco, ma si tratta di una ponderazione e di una questione di proporzionalità. Tutti gli elementi rilevanti sono stati sviscerati, si tratta ora in maniera oggettiva di decidere se si ritiene o meno utile e opportuno l'acquisto di questo stabile che consente la riorganizzazione e lo sviluppo di servizi interessanti per la nostra popolazione (in particolare per i giovani). Sarebbe davvero triste se strumentalizzazioni di stampo politico e partitico riuscissero a impedire allo Stato di fare le cose giuste e necessarie.

  

Fiorenzo Dadò (Ppd)

La legge è uguale per tutti, ma forse no

Nel novembre dello scorso anno la deputata Nadia Ghisolfi, unitamente ai colleghi Beretta Piccoli, Gendotti, Ghisla, Maggi, Peduzzi e Pronzini interpellavano il Consiglio di Stato su una possibile grave violazione della Legge sulle Commesse pubbliche da parte del Governo riguardante la costruzione e l’acquisto di uno stabile a Giubiasco, per la ragguardevole cifra di 12,6 milioni di franchi.

A mettere la mosca al naso ai deputati fu inizialmente l’agire di alcuni colleghi in Gran Consiglio che dentro e fuori da Palazzo hanno svolto un ruolo di primo piano in tutta questa faccenda.

Infatti, è bastata una sbirciatina nel registro di commercio per scomporre la Matrioska e scoprire che dietro al Messaggio 7478 c’è qualcosa di nebuloso che necessita perlomeno di una puntuale verifica da parte di chi è tenuto a sorvegliare.

Senza voler entrare troppo nei dettagli è opportuno fare una breve cronistoria, in modo che il lettore possa comprendere chiaramente in che modo si vorrebbero spendere i suoi soldi.

Era il 23 novembre 2015 quando alcuni deputati presentarono una mozione in Gran Consiglio per rilanciare l’idea della Città dei mestieri, un istituto a favore della formazione dei giovani, già prevista nelle linee direttive, indicando quale sede ideale la stazione FFS di Lugano. Due giorni dopo, mercoledì 25 novembre, proprio uno di questi deputati, nella sua veste di imprenditore privato (!), si presentò negli uffici della Sezione Logistica.  Ricevuto da un funzionario, propose un progetto per l’edificazione di uno stabile a Giubiasco che poteva ospitare dei locali per le esigenze della Sezione Logistica stessa, come pure per alcuni istituti di formazione. Un anno e mezzo dopo, nel giugno 2017, rispondendo ai mozionanti, il Governo raccomandava l’adozione della mozione sulla Città dei mestieri. In quella risposta si indicava come sede ideale non più Lugano ma Giubiasco, nei pressi della stazione FFS. Il Consiglio di Stato a quel momento non accennò però a nessuna trattativa con promotori immobiliari privati, anche se nel mentre, un grande e moderno edificio privato cresceva e veniva ultimato proprio (guarda caso) vicino alla stazione FFS di Giubiasco.

I deputati interrogano quindi il Governo. Le risposte date non convincono, alcune addirittura non collimano con ciò che una perizia ha evidenziato in seguito, tanto che a qualcuno è venuto il sospetto che all’interno dell’Amministrazione c’è chi non la stia raccontando giusta. Nel frattempo il Governo presenta il Messaggio 7478 per l’acquisto di uno stabile ex novo, costruito dalla ditta diretta dal deputato che fece visita agli uffici della Logistica. Prezzo d’acquisto12,6 milioni di franchi, ubicazione vicino alla Stazione FFS di Giubiasco! La faccenda è quindi oggetto di una perizia indipendente, da parte di uno studio legale tra i più rinomati e affidabili della Confederazione. Nella perizia si legge: ‘il coinvolgimento dell’Ente pubblico durante la fase di progettazione dell’Immobile, in particolare attraverso la concezione degli spazi interni, la destinazione e la distribuzione degli stessi e la definizione dei contenuti, appositamente modificati per rispondere alle esigenze del Cantone e rispondere ai bisogni dell’acquirente sono risultati di portata non trascurabile, ciò che lascerebbe propendere per l’assoggettamento dell’operazione alla legislazione in materia di commesse pubbliche.’

I periti indicano nero su bianco che bisognerebbe procedere ‘all’analisi approfondita non solo degli atti, ma anche delle testimonianze di coloro che hanno partecipato alle discussioni, alla trattativa, alla progettazione e all’affinamento del progetto.’ In altre parole, fanno capire in modo lapalissiano che, all’insaputa di tutti, ci sono stati dei contatti importanti tra il Cantone e i promotori privati per la modifica sostanziale del progetto. Se ciò rappresenta anche un grave aggiramento della legge per favorire gli interessi privati di qualcuno, si dovrebbe seriamente darci un’occhiata. Questo sarebbe nella logica delle cose, a meno che non si voglia far finta di niente e metterci su un camion di sabbia. Ed è quello che sembra avvenire in commissione della Gestione dove, alle legittime e doverose richieste di approfondimento, come suggerito dalla perizia degli esperti, si sono opposti con particolare zelo alcuni deputati, i quali vorrebbero far digerire al Gran Consiglio in fretta e furia questa pillola di 12,6 milioni di franchi già in giugno, rischiando di mettere i colleghi ignari nella brutta situazione di diventare complici di una possibile colossale, quanto grave, violazione della legge sulle commesse pubbliche. 

 

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