Ticino
19.05.2018 - 10:000

Chi digiuna per il Ramadan e chi per stare meglio

L'endocrinologo spiega come 4 giorni di digiuno 'sgrassano' gli organi e nuove ricerche in oncologia ne testano gli effetti prima e dopo la chemioterapia

Digiunare può sembrare, ad alcuni, una maratona impossibile, ma molto sta nella testa, nelle abitudini, perché il corpo si adatta, se deve stare per un periodo senza cibo, riesce a farlo, l’ha fatto per millenni. C’è il digiuno scelto come purificazione del corpo per avvicinarsi al divino. C’è chi lo fa come prevenzione e cura di determinate patologie. Chi per ‘affamare’ il tumore che lo sta divorando. Solo credenze o c’è qualcosa di vero? Cerchiamo di capirlo con due esperti.

Almeno 4 giorni di digiuno per liberare gli organi dal grasso in eccesso

L’endocrinologo e diabetologo Pietro Gerber attivo alla clinica Sant’Anna di Lugano ci spiega come periodi di almeno 4-5 giorni di digiuno, meglio se seguiti da un professionista, aiutino a cambiare il metabolismo e siano un toccasana per ‘sgrassare’ gli organi da depositi di grasso che possono causare malattie. «Il tessuto grasso è un deposito vivo, che dovrebbe accumulare e rilasciare, prendere e dare. Se continua ad essere solo pieno, invecchia e diventa molto deleterio, perché va a depositarsi nei muscoli, fegato, cuore, reni, dove fa danni. Il digiuno aiuta a ‘sgrassarsi’, a muovere quegli eccessi depositati negli organi, rinnovando il ruolo di tessuto grasso attivo. Il grasso non va demonizzato perché ha un ruolo importante: se lo si elimina c’è rischio di infarto, come hanno dimostrato ricerche sui topi», spiega il medico.

Avendo una sorta di pausa, il nostro corpo concentra le sue energie nei processi di guarigione e rigenerazione, attivando un meccanismo di depurazione in tessuti e organi. Ma fa bene a tutti, magri e cicciottelli? Risponde sempre l’endocrinologo: «Basta un centimetro per scoprire se ci sono accumuli di grasso in eccesso. Nell’uomo il giro vita non deve superare il metro, nella donna 86 centimetri», precisa.

‘Si può fare lavorando, ma si deve bere’

Secondo le ricerche, meglio 4-5 giorni di digiuno, piuttosto che un giorno a settimana. «Un giorno non sembra sufficiente per ottenere il rinnovo dei tessuti di grasso». L’organismo, in una prima fase, mette in circolo tossine precedentemente accumulate per poi eliminarle. «Sarebbe auspicabile farlo con un minimo controllo medico: c’è ad esempio chi è più sensibile agli sbalzi glicemici e può avere all’inizio mal di testa o disagio. Ma il corpo sa adattarsi: a digiuno si produce poca insulina, di conseguenza il fegato trasforma i grassi in corpi chetonici, che sono un ottimo nutrimento per muscoli, cuore e cervello. Importante è bere e assumere sali minerali. Si può fare lavorando, perché in realtà siamo più stanchi quando digeriamo un pasto, soprattutto se a base di carboidrati». Durante l’ultima guerra – rammenta l’esperto – il numero dei diabetici è diminuito molto: «Occorre prestare attenzione a quello che si mette in bocca», conclude.

L'oncologo: prima e dopo la chemio, potenzia l’effetto

Una nuova pista che si fa largo è il ruolo del digiuno in oncologia. «Sappiamo che protegge le cellule sane dagli effetti secondari dei trattamenti e aumenta l’effetto delle cure sulle cellule malate. Lo dimostrano esperimenti preclinici fatti nel 2008 sui topi (dal team del prof. Valter Longo all’università della California) e ci sono i primi studi su pazienti. Si sta testando l’effetto del digiuno e/o di diete ipocaloriche 48 ore prima e dopo la chemioterapia», spiega il dottor Mauro Frigeri, oncologo all’ospedale universitario di Ginevra. Chiediamo al capoclinica se un malato, magari già debilitato, non rischi di indebolirsi ulteriormente col digiuno durante la chemioterapia. «È quello che si credeva anche dello sport, ma studi hanno dimostrato il contrario, fa bene durante le cure. Degli studi sono in corso anche a Ginevra sui benefici dell’attività fisica per i pazienti oncologici. È più difficile fare studi sul digiuno. Penso ci sia una paura infondata del digiuno, che è una condizione che ha accompagnato costantemente la vita nella sua evoluzione. Non abbiamo prove che bisogna mangiare tre volte al giorno, ma lo facciamo tutti», precisa. Tutto è in fase di studio in un campo che in futuro potrebbe riservare sorprese.

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