Ticino

Carte in Procura, il Gran Consiglio replica al pg

Caso rimborsi, l'Up del parlamento: nel primo procedimento Noseda non ci aveva chiesto nulla e nel secondo abbiamo inviato i documenti

13 marzo 2018
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Se il procuratore generale John Noseda ha espresso nero su bianco «sconcerto» e «preoccupazione», i vertici del Gran Consiglio – sempre nero su bianco – esprimono «molta sorpresa» per «i rilievi critici» del pg. L’Ufficio presidenziale (Up) del parlamento non ci sta e respinge i rimproveri mossi da Noseda – nel decreto d’abbandono bis, intimato venerdi, del procedimento penale contro ignoti per abuso di autorità in relazione al controverso dossier dei rimborsi e dei benefit del governo – per la mancata trasmissione da parte del Cantone, in occasione della prima inchiesta sfociata in un’archiviazione, di tutta la documentazione sollecitata dal Ministero pubblico. Il pg, dicendosi sconcertato e preoccupato, non ha quindi riparmiato bordate all’Amministrazione, al Consiglio di Stato e, appunto, al Legislativo. Si profila una polemica nella polemica? L’Up, dove siedono anche i capigruppo, ha comunque ritenuto di dover prendere ufficialmente posizione. Cosa che ha fatto ieri nel Rapporto sul secondo decreto d’abbandono. Decreto che l’Ufficio presidenziale, in vista della seduta di questo pomeriggio, propone al plenum del Gran Consiglio di non impugnare.

È nella terza e ultima pagina del rapporto che l’Ufficio presidenziale rintuzza le critiche di Noseda. «Destano molta sorpresa – scrive – i rilievi critici del Procuratore generale circa la supposta “carente e incompleta evasione di ordini dell’autorità penale indirizzati ad autorità legislative, esecutive e amministrative ed avente per oggetto ‘l’acquisizione di tutta la documentazione inerente rimborsi spese e diritti di carica dei Consiglieri di Stato e del Cancelliere’». Rilievi accompagnati «dall’auspicio (del pg, ndr.) che vengano adottati, da parte del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio, i “necessari correttivi in sede di classificazione, gestione e verifica degli incarti nonché evasione puntuale delle domande di edizione documentale delle autorità giudiziarie, anche per evitare il sospetto di omissione deliberata, costitutiva del reato di favoreggiamento”». Ebbene, sottolinea l’Ufficio presidenziale, «è doveroso precisare che, anteriormente all’adozione del primo decreto di abbandono del 14.2.2018, il procuratore generale non aveva indirizzato alcuna richiesta di documentazione al Gran Consiglio, né ai suoi organi e servizi». Puntualizza ancora l’Up con riferimento alla riapertura dell’inchiesta penale: «In seguito, rispondendo alle successive richieste 22.2.2018 e 1.3.2018 rivolte simultaneamente dal Procuratore generale al Cancelliere dello Stato, al Segretario generale del Gran Consiglio e al Direttore del Ccf (il Controllo cantonale delle finanze, ndr.), i Servizi del Gran Consiglio, fatte le necessarie verifiche, hanno messo celermente a disposizione del Ministero pubblico la documentazione in possesso del Gran Consiglio, dei suoi organi e dei suoi Servizi». La conclusione dell’Ufficio presidenziale: «Non si ravvisa quindi alcuna mancanza di collaborazione, almeno per quanto concerne il Gran Consiglio, i suoi organi e i suoi Servizi».

Nel rapporto, come detto, l’Up si pronuncia pure (principalmente) sul nuovo decreto d’abbandono concernente l’affaire rimborsi, invitando il parlamento a non ricorrere alla Corte dei reclami penali. Decreto che l’Ufficio presidenziale considera «fondato su un accertamento esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti». Il plenum del parlamento aveva peraltro già deciso di non impugnare il primo abbandono deciso da Noseda a metà febbraio. Nel contempo l’Up ricorda tuttavia che «la rinuncia all’impugnazione non pregiudica in alcun modo l’esercizio dell’alta vigilanza sul Consiglio di Stato in relazione agli aspetti amministrativi della vicenda (ambito nel quale la Commissione della gestione e delle finanze si è del resto già attivata), né eventuali conseguenze civili o amministrative».

‘Una Cpi? La Sottocommissione ha per ora strumenti sufficienti per l’alta vigilanza’

Anche ieri c’è stata posta per la Sottocommissione parlamentare della Gestione, alle prese con l’affaire dei rimborsi forfettari e dei benefit non sorretti da una chiara base legale che gli ultimi governi hanno riconosciuto ai loro membri e all’allora Cancelliere Giampiero Gianella. Mittente il Controllo cantonale delle finanze (Ccf). Altre carte, dunque, peraltro sollecitate dalla stessa Sottocommissione coordinata da Fabio Bacchetta-Cattori. La relazione che il deputato popolare democratico presenterà stamattina alla Gestione e nel pomeriggio al plenum del Gran Consiglio è comunque pronta, dopo essere stata affinata nella giornata di ieri. «La bozza da me allestita è stata discussa e ritoccata in alcuni punti in base alle richieste dei colleghi della Sottocommissione», dice alla ‘Regione’ Bacchetta-Cattori.

Alla vigilia del suo intervento in parlamento, l’esponente del Ppd non si sbilancia più di tanto. Ribadisce però quello che ha dichiarato giovedì scorso ai giornalisti dopo le audizioni di una delegazione dell’Esecutivo e di Gianella. «Dai nostri approfondimenti emerge una serie di criticità legate alla gestione dei benefit, così come emergono alcuni errori di natura amministrativa commessi dal Consiglio di Stato». Delle criticità evidenziate dalla Sottocommissione, Bacchetta-Cattori si limita a citarne una: «La perdurante divergenza di pareri sulla questione rimborsi tra il Controllo cantonale delle finanze e l’allora Cancelliere. Un tema che questi due organi importanti del Cantone avrebbero dovuto chiarire in tempi brevi». Il parlamento – che sarebbe stato messo al corrente a più riprese del problema rimborsi, stando alla ricostruzione del pg Noseda nel secondo decreto d’abbandono penale – non ha nulla di cui rimproverarsi? «L’ho già dichiarato: i rapporti che il Ccf ha sottoposto negli anni alla Gestione attestavano correttezza contabile e conformità legale dei dati presentati dal governo». La Commissione parlamentare d’inchiesta (Cpi)? «Come Sottocommissione – afferma il coordinatore – riteniamo sufficienti – per il momento – gli strumenti a nostra disposizione per l’esercizio dell’alta vigilanza in materia amministrativa».

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