Ticino
09.03.2018 - 16:460
Aggiornamento 19:05

Rimborsi: i ministri potevano ritenere dato l'ok del parlamento

Per Noseda lo scambio di informazioni con la Gestione legittimava i consiglieri di Stato a ritenersi nel giusto. Ecco i contenuti del decreto d'abbandono bis

I consiglieri di Stato “erano legittimati a ritenere” di agire con l'avallo del parlamento. E quindi “si deve escludere l'intenzione di agire scorrettamente e di perseguire uno scopo di indebito profitto”. Conclusione che ha dunque portato il procuratore generale John Noseda a firmare oggi un nuovo decreto d'abbandono nella procedura aperta contro ignoti per l'affaire dei rimborsi forfettari e dei benefit senza base legale che gli ultimi governi hanno riconosciuto ai propri membri. 

Nel decreto il pg ricostruisce tutto il flusso di informazioni e comunicazioni intercorse tra Controllo cantonale delle finanze, Consiglio di Stato e parlamento (Commissione della gestione) dal 2011/2012 in avanti. Concludendo che “dal profilo soggettivo i consiglieri di Stato erano legittimati a ritenere che il parlamento fosse perfettamente informato della situazione – si legge a pagina 5 del decreto –, e che la mancata formalizzazione dipendesse unicamente dal fatto che il Gran Consiglio intendesse regolare definitivamente la questione nell'ambito della riforma complessiva del trattamento salariale e pensionistico tuttora in fase di discussione”. Discussione che il parlamento ha intavolato sulla questione del trattamento pensionistico, ma non sul piano dei salari e dei rimborsi spese. Motivo in più per il governo – valuta Noseda – per ritenere “di agire legalmente e con l'avallo parlamentare”.

Il pg sulla raccolta dei documenti: 'Esprimo sconcerto e preoccupazione'

Dopo il primo abbandono, il pg aveva riaperto il procedimento perché aveva acquisito nuova documentazione che testimoniava come i singoli consiglieri di Stato erano stati direttamente informati dal Controllo cantonale delle finanze (Ccf) delle manchevolezze legali di una parte dei benefit. Non solo erano stati informati, ma avevano pure risposto al Ccf in merito alle sue sollecitazioni. Scambi di pareri che il direttore del Ccf in un primo momento “non aveva ricordato”, e che “contraddicevano le deposizioni precedentemente acquisite” dei consiglieri di Stato. “A tale proposito – si legge ora nel decreto d'abbandono bis, che ricostruisce l'intera vicenda – il sottoscritto non può esimersi dall'esprimere sconcerto e preoccupazione di fronte alla carente ed incompleta evasione di ordini dell'autorità penale indirizzati ad autorità legislative”. 

 

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