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24.02.2018 - 05:50

Rimborsi al governo, il Pg riapre l'inchiesta

Negli ultimi giorni al Ministero pubblico è arrivata nuova documentazione che ha portato Noseda a riprendere in mano l'incarto

di Jacopo Scarinci e Andrea Manna
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(foto Ti-Press)

Rimborsi del governo, il Ministero pubblico ha ricevuto in questi giorni nuova documentazione in base alla quale avrebbe riaperto il procedimento penale contro ignoti per abuso di autorità. Da noi interpellato, il procuratore generale John Noseda preferisce in questo momento non rilasciare dichiarazioni.

La magistratura inquirente riavvia dunque l’inchiesta volta a chiarire la questione dei rimborsi al Consiglio di Stato sollevata da Matteo Pronzini, deputato del Movimento per il socialismo, argomento già oggetto, in una prima fase, di un decreto d’abbandono firmato il 14 febbraio dal pg e che il parlamento aveva deciso di non impugnare.

Ma questa non è l’unica novità delle ultime ore: qualcosa si è mosso pure sul fronte istituzionale. L’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio (Up), con una lettera inviata nella giornata di ieri, ha stoppato il governo. Sul tema delle indennità, infatti, l’unica nota a protocollo che l’Up ritiene valida è la 43/2011, ovvero quella che prevede una indennità forfettaria di 15’000 franchi annui per ogni consigliere di Stato. La risposta arriva dopo che mercoledì 21, nel corso della seduta di Gran Consiglio, il governo ha spedito una missiva all’Up nella quale scriveva che, in attesa di aggiornare la Legge sull’onorario e di una ‘‘modifica di regolamento per formalizzare la situazione dei forfait relativi al cancelliere’’, se l’Up non avesse avuto nulla in contrario, sul tema dei rimborsi ai consiglieri di Stato ‘‘la prassi in vigore’’ sarebbe rimasta ‘‘immutata’’. Ebbene, l’Up ha avuto qualcosa in contrario. E l’ha scritto nero su bianco: ‘‘L’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio fa stato unicamente alla nota a protocollo 43’’ mentre per quello che concerne l’altra nota protocollare, quella che contiene le indennità senza base legale (vale a dire, per ogni consigliere, 300 franchi al mese per le spese telefoniche, due mesi di salario extra e un dono non soggetto a imposta del valore fino a 10’000 franchi) l’Up scrive che ‘‘l’Ufficio presidenziale riserva ogni altra valutazione a uno studio ulteriore rimanendo in attesa di altre verifiche’’. Traduzione: al momento la base legale non c’è ancora. Quindi, in altre parole, l’Up ha da una parte chiesto di temporeggiare, dall’altra ha fatto notare come sul tema sia urgente trovare una soluzione. Anche perché, in attesa di nuovi possibili sviluppi, la sua condotta fu stigmatizzata dal procuratore generale già con il decreto d’abbandono, nel quale Noseda ha rilevato che ‘‘tra il 2011 e il 2016 il governo ha adottato risoluzioni elaborate dal Cancelliere (e relative remunerazioni dei suoi membri) senza esaminare e senza controllare che le ripetute raccomandazioni del Controllo cantonale delle finanze, circa l’obbligo di approvazione parlamentare, venissero rispettate dalla Cancelleria dello Stato’’.

Ieri mattina, intanto, è tornato a far sentire la sua voce anche Pronzini. Il deputato dell’Mps, alla luce della lettera scritta dal Consiglio di Stato con ‘‘sfacciata arroganza’’ all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio, ha scritto a quest’ultimo chiedendogli ‘‘anche in considerazione della mia richiesta di risarcimento e nel rispetto della discussione che vi è stata nel plenum del Gran Consiglio mercoledì 21 febbraio che si intimi al Consiglio di Stato di sospendere con effetto immediato l’applicazione del contenuto della nota a protocollo 103/2016 (quella che comprende i benefit senza base legale, ndr) mai sottoposta all’Ufficio presidenziale e della nota a protocollo 43/2011 sottoposta, e approvata, nel dicembre 2011’’. Sì, anche quella ‘legale’ viene contestata da Pronzini. E il motivo è che, per il deputato dell’Mps, occorra valutare se ‘‘sulla base del suo contenuto e in particolare di cosa comprende e non comprende (a livello di benefit, ndr) effettivamente 15’000 franchi annui siano giustificati o meno. Nel caso – conclude Pronzini – si dovrà ridurre l’ammontare e chiedere una restituzione’’ anche per l’unica nota protocollare con base legale.

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