Ticino
25.01.2018 - 05:500

Mandato Argo 1, quei motivi non reggono

Il perito mette in discussione la fondatezza delle ragioni addotte dal Dss

La domanda delle domande – ovvero: perché nel 2014 il Dipartimento sanità e socialità, per il tramite della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie, ha attribuito alla Argo 1 il delicato compito di sorvegliare centri d’accoglienza per richiedenti l’asilo? – resta, al momento, senza risposta. O meglio, i motivi ufficialmente addotti dal Dss – l’urgenza, i minori costi, le competenze... – non giustificherebbero quel mandato diretto. Motivazioni che la perizia mette dunque in discussione. E che pertanto non spiegherebbero come mai il Dipartimento diretto dal popolare democratico Paolo Beltraminelli ha rinunciato alla Rainbow e si è affidata alla Argo 1, società di sicurezza appena nata e oltretutto con un numero assai ridotto di agenti. A mettere in discussione i motivi che il Dss ha portato sin qui a sostegno della scelta dell’agenzia sopracenerina, nel frattempo fallita, è l’avvocato ed ex procuratore pubblico Marco Bertoli, il perito incaricato lo scorso ottobre dal Consiglio di Stato di approfondire dal profilo amministrativo alcuni aspetti legati al controverso mandato (rinnovato annualmente, durato sino agli inizi del 2017 e costato ai contribuenti 3,4 milioni). Ieri mattina Bertoli ha consegnato al governo la versione definitiva del proprio rapporto. Una ventina di pagine. Che ora l’Esecutivo trasmetterà alla Cpi, la Commissione parlamentare d’inchiesta (vedi sotto).

Insomma, la vera o le vere ragioni per cui si è optato per la Argo 1 potrebbero emergere dall’inchiesta penale o dalle indagini della Cpi. Per quanto riguarda la prima, il Ministero pubblico è fra l’altro in attesa dei risultati della rogatoria inoltrata il mese scorso all’Italia: è la domanda di assistenza giudiziaria volta ad appurare se funzionari pubblici che hanno gestito il dossier Argo 1 abbiano preso parte o no al viaggio/vacanza in Sardegna, pagato dalla ditta di sicurezza, del quale aveva riferito la trasmissione ‘Falò’ della Rsi. «Alla luce dell’esito di questo come di altri accertamenti da noi avviati – spiega, interpellato dalla ‘Regione’, il procuratore generale John Noseda – potremo pronunciarci sull’eventuale esistenza di reati, fra cui quello di infedeltà nella gestione pubblica, che peraltro abbiamo già considerato, e questo dallo scorso autunno, fra gli illeciti ipotizzati nell’ambito del procedimento penale contro ignoti».

La risoluzione governativa

C’è di più, sempre da quanto abbiamo appreso. Stando alla perizia, appare poco credibile che i funzionari del Dss che si sono occupati direttamente del mandato alla Argo 1 non fossero consapevoli della mancanza della risoluzione governativa necessaria a legittimare l’incarico alla ditta. Ciò che avvalorerebbe quanto dichiarato nel maggio 2017 dall’allora capo dell’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento (Ussi) alla sottocommissione Vigilanza del Gran Consiglio: dal 2015 si era consapevoli dell’assenza del via libera del Consiglio di Stato, sostenne Renato Scheurer (nel frattempo prepensionato). Alla Vigilanza Claudio Blotti, all’epoca dei fatti responsabile della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie, dice l’esatto contrario e cioè che non ci si è mai accorti di nulla. Ai primi di giugno la sottocommissione della Gestione sente Beltraminelli e in quella circostanza il ministro viene informato delle dichiarazioni di Scheurer. Il quale alcuni giorni dopo corregge il tiro (una ritrattazione secondo alcuni) confermando la tesi di Blotti.

«L’ho appreso dai media che oggi (ieri ndr.) il perito ha consegnato il rapporto al Consiglio di Stato – premette, da noi contattato, il coordinatore della Commissione parlamentare d’inchiesta, il deputato della Lega Michele Foletti –. Ad ogni modo, e come si è già spiegato, dopo aver ricevuto e letto il documento chiederemo un incontro con il governo e il perito per fare il punto e per decidere, noi come Cpi, come procedere».

‘Su Beltraminelli decideranno gli elettori’

«Il giudizio sull’operato di Beltraminelli compete agli elettori». È chiaro Manuele Bertoli nel definire l’approccio alla posizione del collega di governo dopo la consegna del rapporto, composto da una ventina di pagine, che conclude l’inchiesta amministrativa su Argo 1. «Noi, come organo che rappresenta il datore di lavoro, abbiamo il compito di osservare, valutare e giudicare l’operato dei funzionari – osserva il presidente del Consiglio di Stato – ed è di nostra precisa competenza. Sul direttore del Dipartimento della sanità e della socialità è giusto che un giudizio politico lo dia il parlamento, anche attraverso lo strumento che si è dato, ovvero la Commissione parlamentare d’inchiesta (Cpi) che, comunque, incontreremo per discutere del rapporto tra una o due settimane». Commissione che riceverà il rapporto dell’ex pp Marco Bertoli martedì prossimo. «Noi come governo stiamo preparando una lettera di accompagnamento, stamattina (ieri ndr.) ne abbiamo discusso i contenuti e ora dobbiamo finalizzarla. In questo modo, la Cpi avrà a disposizione il rapporto, il perito che ha condotto l’inchiesta per domande o chiarimenti e la nostra lettera. Il Consiglio di Stato ha come riferimento la Cpi. Sono i suoi membri che dobbiamo informare. Dobbiamo indicare loro fin dove siamo arrivati, tenuto conto che hanno maggiori mezzi di indagine a disposizione. La Commissione può convocare persone, porre loro delle domande. Il governo no». Il mandato conferito a Marco Bertoli finisce qui, per quanto riguarda il governo. Toccherà alla Commissione parlamentare d’inchiesta decidere se avvalersi a sua volta dell’ex procuratore pubblico come perito. Indipendentemente dal lavoro che svolgerà la Cpi, il Consiglio di Stato si è comunque «costituito» parte civile per ciò che concerne l’articolo 314 del Codice penale, quello sull’infedeltà nella gestione pubblica. Anche se il pg «non ha ancora dato conferma». È intanto pendente la procedura disciplinare, ai sensi della Legge sull’ordinamento dei dipendenti dello Stato (Lord), nei confronti di Carmela Fiorini, responsabile al Dss del servizio richiedenti l’asilo, per la cena di Bormio. Vicenda per la quale la funzionaria è già stata scagionata penalmente.

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