Ticino
15.12.2017 - 07:150

Argogate, sotto l’albero

Boom! Sono ormai passati 10 mesi dallo scoppio dell’Argogate. Cosa sappiamo? Ma soprattutto cosa non sappiamo ancora (ma vorremmo tanto sapere), visto che la necessaria chiarezza non c’è? O, peggio ancora, sono state mischiate e confuse parecchie carte?

Cominciamo dal bicchiere mezzo pieno, nell’attesa di conoscere i risultati del rapporto commissionato dal Governo all’ex pp Marco Bertoli. Stando sulle generali possiamo dire che tutti e tre i poteri dello Stato (Magistratura, Parlamento e Consiglio di Stato) hanno promesso massima trasparenza sui vari fronti: inchiesta penale, amministrativa e Commissione parlamentare d’inchiesta. Ma, prima osservazione, se sono stati messi in campo tutti questi strumenti d’indagine, è perché la verità stenta a venire a galla. O ci stiamo sbagliando?

Ricordate? L’Argogate è deflagrato il 22 febbraio 2017 con una maxi-operazione congiunta di Polizia cantonale e federale. Finiscono in carcere Marco Sansonetti (responsabile operativo dell’agenzia di sicurezza Argo 1) e il suo braccio destro Umit Y., sospettato e poi condannato per collaborazione col terrorismo islamico.

Parallelamente a quest’inchiesta, di competenza della Procura federale, ne è scattata un’altra – su segnalazione del sindacato Unia – di competenza della Procura cantonale per reati legati allo sfruttamento della manodopera (lavoro in nero, usura), nonché sequestro di persona e atti di violenza nei confronti di un richiedente l’asilo.

Scoperchiato il vaso di Pandora, sono iniziate le sorprese. E che sorprese! Si è cominciato a scoprire che il Dss di Paolo Beltraminelli aveva dato mandato diretto a una ditta (Otenys) per la sicurezza in un centro asilanti, ancor prima che la società in questione (l’Argo 1) esistesse. Di più, il contratto – inizialmente a tempo determinato con scadenza 31.12.2014 – è entrato in vigore persino retroattivamente e il mandato (oltre 3 milioni di franchi) è proseguito senza la necessaria base legale per oltre 3 anni, non essendo stato mai ratificato per competenza dal Governo. Da ultimo non è neppure mai stato inserito sulla lista dei mandati diretti. Come mai?

Beltraminelli a marzo, per la prima volta,‘risponde’ in Parlamento

Siccome alcuni politici iniziano a interrogarsi, Paolo Beltraminelli a metà marzo è invitato a rispondere in Gran Consiglio alle sollecitazioni dei deputati. Giustifica la scelta di Argo 1 con l’urgenza del momento. Urgenza che, a detta dello stesso controllo cantonale delle finanze, era inesistente (cfr. ‘laRegione’ del 5.10.2017 pag. 2) e col fatto che l’offerta fosse vantaggiosa economicamente. Giustificazione (tristemente) ridicola considerati: il fallimento di Argo 1, i presunti scoperti lasciati (oneri sociali e imposte), il danno d’immagine per il Cantone e l’inchiesta in corso persino per usura...

Resta dunque sempre aperta la domanda: perché fu scelta Argo 1?

Intanto prendono avvio anche indagini amministrative. Un primo rapporto già molto significativo, che fa stato di disfunzioni (in particolare nella costituzione, mancata trasparenza e pagamenti senza necessarie risoluzioni), viene reso dal Controllo cantonale delle finanze il 12 aprile 2017.

Sottocommissione della Gestione al lavoro

Parallelamente, sempre a metà marzo, viene esteso il mandato alla sottocommissione della Gestione (che si stava già occupando di permessi in odor di corruzione) anche allo scandalo Argo 1 (Gestione di cui fa parte – particolare non secondario – Fiorenzo Dadò!).

Sedute che si sarebbero tenute anche in presenza del presidente pipidino (!), se il deputato dell’Mps Matteo Pronzini non avesse sollevato la questione dell’inopportunità della sua presenza, considerato il legame sentimentale del deputato-presidente con Carmela Fiorini, responsabile del servizio richiedenti l’asilo del Dss. Così Dadò lascia (spontaneamente lo avrebbe fatto?) la sottocommissione.

Passano i mesi e, prima delle vacanze estive, a disposizione dei politici, si hanno: il rapporto del controllo cantonale delle finanze e i verbali delle sedute della sottocommissione della Gestione, col ‘pasticcio’ delle versioni discordanti fra Renato Scheurer, capo dell’Ussi, e Claudio Blotti, ex capo divisione del Dss, con Scheurer che corregge il tiro e dice di non esser stato consapevole della mancanza della risoluzione governativa necessaria per i pagamenti. Prima aveva detto il contrario (cfr. ‘laRegione’ del 20 e 22 giugno). A Scheurer da inizio marzo viene tolta la competenza del settore e a fine novembre andrà in pensionamento anticipato.

Bye-bye, si va in vacanza estiva sapendo che...

Cosa è dunque emerso sino a prima dell’estate? Che è stato dato:

1. un mandato diretto dal Dss a una ditta di sicurezza che ancora non esisteva;

2. un mandato (di oltre 3 milioni di franchi) che è proseguito per tre anni senza necessaria risoluzione governativa (= violazione reiterata della legge sulle commesse pubbliche);

3. un mandato onorato dal Dfe senza la necessaria risoluzione governativa;

4. un mandato mai apparso sulla lista ufficiale e pubblica dei mandati diretti;

5. un mandato assegnato a una ditta che verosimilmente non aveva i requisiti per riceverlo.

Non da ultimo anche altri ambiti relativi all’asilo hanno seguito il medesimo iter (dai pasti alla lavanderia): sempre mandati diretti!

Fatti questi che spingono il deputato Plr Giorgio Galusero a chiedere l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta.

... ma si sarebbe dovuto sapere anche che...

Ma cosa NON è emerso di importante prima della pausa estiva?

1. che mentre Beltraminelli era da mesi sulla graticola (avendo già dovuto chiarire diversi fatti in Parlamento a marzo, e mentre Gestione e sottocommissione Vigilanza da mesi si erano chinate sul dossier), Fiorenzo Dadò si era incontrato il 9 di giugno, segretamente (!), col capodivisione Bernasconi, Carmela Fiorini e un altro funzionario del Dss/Ussi, per discutere di non meglio precisate ‘dicerie’ sul suo conto (viaggio a Bormio con cena per due offerta da Sansonetti). Un fatto che, quando emergerà pubblicamente (ma solo a settembre!), si rivelerà perlomeno imbarazzante;

2. che Dadò (che continua a sedere in Gestione!) non ha mai informato in quei mesi i colleghi deputati di questi fatti (Bormio + incontro segreto col capodivisione), circostanza non propriamente secondaria;

3. che l’incontro avuto da Bernasconi non viene comunicato a Beltraminelli. Il capodivisione Bernasconi dice di non aver avvertito dell’incontro Paolo Beltraminelli e che non esiste dell’incontro alcun verbale. Sempre Bernasconi decide autonomamente che il viaggio a Bormio intrapreso dalla sua dipendente (Fiorini) non va né segnalato alla procura (che in un secondo tempo farà invece le opportune verifiche interrogandola!), né a Beltraminelli (mentre in un secondo tempo il Governo avvierà nei confronti della Fiorini una procedura disciplinare!).

Insomma, l’alto funzionario priva due poteri dello Stato della facoltà di fare le loro verifiche.

Settembre Falò rivela la trasferta a Bormio

Passa l’estate e tutto si rimette in moto. Ma non per volere della politica, bensì a causa di diverse rivelazioni della stampa. Si inizia a settembre con la trasmissione della Rsi Falò e l’anticipazione del Quotidiano: viene alla luce la trasferta a Bormio il 23/26 ottobre 2014 (nello stesso mese in cui Argo 1 ottiene mandato per il secondo centro asilanti a Peccia!) della coppia Fiorenzo Dadò (allora capogruppo Ppd) e Carmela Fiorini (responsabile del servizio richiedenti l’asilo del Dss). Marco Sansonetti (responsabile operativo di Argo 1) in quel frangente prenota a Fiorini (non a Dadò!) un soggiorno all’Hotel Bagni Vecchi a Bormio, inviando un anticipo di 150 euro pagato da Argo 1, e che lascerà poi come omaggio ai due ospiti, offrendo loro di fatto una cena per due. Fiorini, convocata in Procura, se la cava dal punto di vista penale perché – ci par di aver capito – a pagare (alla fine e in contanti!) il soggiorno sarà Dadò e perché la donna non si è mai occupata dei rapporti contrattuali con la ditta di sicurezza. Ma le viene subito dopo aperta comunque una procedura disciplinare dal Governo di cui non si conosce ancora l’esito. Inchiesta che si sarebbe potuta aprire già in giugno se il capodivisione avesse informato Beltraminelli!

Domanda: ma perché Argo 1 paga loro l’acconto-cena? Lo avrebbe pagato a un cittadino qualsiasi?

Il Governo dà mandato all’ex pp Bertoli, il Parlamento istituisce la Cpi

L’effetto delle rivelazioni di Falò è tale (fa riferimento anche a possibili controlli annunciati in anticipo ad Argo 1, mancanza di requisiti ecc) che a quel punto sia il Governo che il Parlamento decidono di attivarsi ulteriormente. Così il 4 ottobre il CdS annuncia di aver incaricato l’ex pp Marco Bertoli di indagare dal punto di vista amministrativo (un primo rapporto è stato consegnato la scorsa settimana) e rispondere alle seguenti domande:

1. è vero che l’offerta fatta da Argo 1 era effettivamente molto vantaggiosa?

2. trascorso il periodo di prova, c’erano davvero le condizioni per affidare ad Argo 1 il mandato definitivo?

3. i controlli sono stati fatti e con quali modalità? È vero che venivano conosciuti dalla ditta in anticipo (= qualcuno li informava in anticipo dei controlli viste le loro lacune)?

4. Argo utilizzava personale autorizzato?

Dal canto suo, visto che la pressione dovuta a rivelazioni sconcertanti monta, lunedì 6 novembre il Gran Consiglio istituisce una Commissione parlamentare d’inchiesta (Cpi) al termine di una seduta fiume, iniziata col governo costretto da diversi deputati a rispondere con maggior precisione alle domande poste da due atti parlamentari (Ps e Mps).

Il ruolo del capodivisione Bernasconi: fra pasti, mail, incontri segreti al Dss

Nei giorni appena precedenti l’istituzione della Cpi nuovi inquietanti particolari vengono a galla sempre grazie a rivelazioni della stampa.
Al centro c’è sempre il capodivisione Renato Bernasconi che dà versioni contrastanti e discutibili. Vediamo i tre casi principali:

1. ‘laRegione’ (il 7.10.2017) rivela che il Dss nel 2016 ha dato incarico (= sempre senza contratto scritto e senza concorso!) a un ristoratore di Chiasso di fornire i pasti ai centri asilanti di Camorino e Rivera. Un ristoratore che per trasportarli faceva circa 200 chilometri al giorno. Appena scoppiato il bubbone di Argo 1 nel marzo 2017, i pasti vengono assegnati a una mensa scolastica poco distante del Bellinzonese. Una soluzione molto più economica era dunque già possibile sin dall’inizio. Ma, secondo Renato Bernasconi, ‘non c’erano alternative’! Che tolla! È vero quanto riporta il ‘Mattino’: che nel ristorante di Chiasso erano di casa alcuni funzionari?

2. sempre ‘laRegione’ in ottobre rivela che il capodivisione Bernasconi il 18 ottobre scrive un messaggio di posta elettronica a Stefano Moro, direttore di Securitas, chiedendogli ‘di non voler impiegare presso la PCi di Camorino il vostro agente sig. xy…’. L’agente (ex Argo 1) verrà sospeso e poi, subito dopo l’uscita della notizia sulle nostre colonne, reintegrato.

Come mai un alto funzionario immediatamente sottoposto a Beltraminelli si permette di interferire così pesantemente nelle scelte del personale di una ditta privata? Beltraminelli accetta un tale comportamento? Cosa pensa del fatto che la mail è stata mandata in copia anche a Carmela Fiorini, ancora sotto inchiesta amministrativa? Tutto così normale?

3. vale la pena ricordare che, il giorno prima della pubblicazione della mail di cui sopra, Bernasconi ci aveva detto di aver semplicemente ‘condiviso’ la decisione di sospensione col direttore di Securitas. Nossignori, la sua è una richiesta bella e buona! ‘Ti chiediamo di non voler impiegare’. Più chiaro di così… Beltraminelli, ancora una volta, non fa una piega!

4. sempre (e solo!) in ottobre si saprà del citato incontro segreto avvenuto il 9 giugno (i ben informati dicono che gli incontri furono due) fra Bernasconi, Fiorini, Dadò e un funzionario molto vicino a Bernasconi che aveva raccolto voci sul viaggio a Bormio. Dadò dixit ‘circolavano delle maldicenze’.

Perché quella notizia non doveva assolutamente uscire? A che titolo il presidente del Ppd partecipa (pare assumendo toni accesi) a una riunione di soli funzionari in un ufficio del Cantone? Lo fa di sua iniziativa o invitato da qualcuno? Chi? E perché mai un capodivisione, verificati i fatti, non informa il responsabile politico del suo dipartimento, visto che da mesi ormai l’Argogate è scoppiato, tanto che Beltraminelli aveva già dovuto riferirne in marzo in Parlamento? Quello che Bernasconi racconta è semplicemente privo di logica!
Intanto, durante tutti quei mesi, Dadò continua a non dire nulla in Gestione.

In questo scandalo – ove regolarmente Beltraminelli dice di non sapere nulla di quanto fatto da Bernasconi (se non di essere stato da lui informato quando i fatti erano ormai di dominio pubblico), o dice che i suoi funzionari non sono riusciti a capire come mai quel mandato è andato in quel modo – perché mai il Governo continua a fare quadrato attorno a Beltraminelli e Bernasconi? E perché nel frattempo non si sono perlomeno formalmente aggiunti altri interrogativi a quelli già posti al perito, l’ex pp Marco Bertoli? Come si fa a indagare mentre tutti, tranne Scheurer, restano comodamente seduti ai loro posti? Mail, silenzi, cene offerte, incontri segreti, versioni contrastanti... non bastano forse?

***

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