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Foto di gruppo per premiati 2019 di Telefono Sos Infanzia e autorità (Ti-Press/S. Golay)
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20.11.2019 - 15:390

Bambini violati, Telefono Sos Infanzia resta in ascolto

Nel giorno del trentesimo dalla Convenzione su diritti del fanciullo, Premio Mari a quattro Associazioni ticinesi che si prodigano per i ragazzi

Il 20 novembre ha in sé una simbologia che, da sola, sa scuotere le coscienze. Questo stesso giorno, ma di trenta anni orsono, a New York si firmava la Convenzione sui diritti del fanciullo. Correva l’anno 1989. Giusto un anno prima a Chiasso dallo slancio di un visionario come Federico Mari nasceva Telefono Sos Infanzia. Altra data, quindi, quest’anno l’Associazione non poteva proprio scegliere per consegnare il quinto Premio intitolato al suo fondatore, scomparso nel 2014. Perché di bambini nel mondo, motiva con forza l’attuale coordinatore, Paolo Frangi, ne soffrono ancora troppi ogni giorno.

'Ancora troppe segnalazioni'

Altrove lottano contro fame e guerre, sulla porta di casa nostra per abusi e sopraffazioni. E allora «bisogna essere in grado di restare in ascolto di chi soffre». È quanto insiste a fare con tenacia Telefono Sos Infanzia, a oltre tre decenni da quel primo squillo. «Sulla nostra linea, in effetti – conferma Frangi – arrivano ancora troppe segnalazioni». E giorno per giorno, dalle 9 alle 21, allo 091 682 33 33 i volontari continuano a rispondere alle richieste di aiuto.

Stare dalla parte dei ragazzi. Una scelta di vita che l’Associazione ha trovato, anche nel 2019, nelle quattro realtà che hanno ricevuto il riconoscimento. Motore, come ricorda Tina Mantovani, una delle anime del gruppo, un impegno speso con gratuità e passione dentro e fuori i confini ticinesi, come hanno testimoniato questa mattina a Chiasso anche i portavoce delle Associazioni che hanno ritirato il Premio Mari. Così si è scoperto che dietro a ciascuno dei loro progetti vi è una storia e tanta umanità.

Nel segno della gratuità

Hanno molto da dire, ad esempio, le 220 famiglie che negli ultimi cinque anni hanno avuto una spalla su cui appoggiarsi grazie all’Associazione Malattie genetiche rare Svizzera italiana di Bellinzona. Una condizione, quella delle patologie rare, che nel cantone tocca 20mila persone. E anche qui, come confermano la coordinatrice Beatrice Reimann e Claudio Del Don, parecchio si può realizzare già a partire dai più piccoli anche a difesa di questi malati. Del resto, non c’è limite alla gratitudine, come ha dimostrato Kiko Baldassari, quando il Paese (e in questo caso il Telefono) si accorge di chi si rimbocca le maniche a sostegno dell’‘altro’. È il caso degli Amici dello Shark Team 2000 di Arbedo, guidati da Katya Russel, che hanno reso possibile a giovani (e meno) portatori di andicap (fisici e mentali) di allenarsi con i cosiddetti ‘normodotati’. E i risultati non mancano. «Per noi è un grande orgoglio veder tornare i nostri ragazzi tutti medagliati dalle competizioni internazionali come Anversa e Los Angeles».

La storia di Illy

Ha toccato il cuore, poi, la storia di Ilaria, ispiratrice della neonata Associazione Illy e la Sindrome di Goodpasture, presieduta da Andrea Daldini. La giovane, 23 anni, ha scoperto, infatti, di essere affetta da questa malattia autoimmune e ha deciso di aiutare chi, come lei, ne soffre a guardare con fiducia al futuro. Ha rinunciato a qualche sogno (il suo era quello di lavorare in una azienda agricola), ma non ha perso il coraggio di lottare. Esther Stella e Luigi Censi, invece, è dal 1993 che sono al fianco dei ragazzi africani con l’Associazione Ticino Kenya Youth Education di Lugano. Un apporto cruciale il loro a favore della scolarizzazione, della formazione e dell’opportunità di trovare un posto nella vita. Oggi, spiegano i responsabili, sono 350 i bambini (per tre quarti bambine) che possono andare a scuola.

Tutti risultati preziosi per il mondo di domani. A Federico Mari, che oggi nel nord dell’Argentina ha un parco a lui dedicato (grazie al ‘suo’ Gruppo volontari della Svizzera italiana), di sicuro, sarebbe piaciuta l’idea.

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