Nur (Ti-Press/F. Agosta)
Mendrisiotto
09.11.2019 - 06:100

Nur, un ‘sans papier’ con una identità d’artista

A 22 anni il suo futuro è in sospeso. Il Cinema Excelsior di Chiasso gli ha aperto le porte per esporre le sue tele e i suoi disegni

Ritratto in bianco e nero. Due figure si abbracciano, quasi a fondersi sulla tela. Sono il negativo e il positivo nella vita di Nur e di tanti ‘sans papier’ come lui. «Quel dipinto? È stato il mio primo lavoro da profugo in Svizzera, nato su un foglio A4 (inizio sempre da lì). Era il 2013: con la mia famiglia – la mamma e la sorella minore, ndr – ero arrivato in Ticino giusto l’anno prima. Mi stavo integrando nella situazione che mi ritrovavo a vivere. Sì, fissa i miei sentimenti di quel momento». Il giovane, 22 anni, le sue radici un po’ in Etiopia e un po’ in Eritrea – «ma di fatto siamo un solo popolo, con tradizioni simili, poi è successo quello che è successo e non possiamo cambiarlo» –, era un ragazzino quando ha lasciato la sua terra e quando ha tratteggiato quelle figure. Mi mostra il bozzetto originale con fierezza. Da allora non ha mai smesso di disegnare e dipingere. E non nasconde che, sì, gli piacerebbe poterne fare la sua attività. Tutto attorno, lì nel foyer del Cinema Excelsior di Chiasso, ci sono i suoi lavori: un pezzo del suo mondo. Nei suoi occhi c’è tanta gratitudine per l’oratorio della cittadina e per Umberto e Katia Colombo che gli hanno aperto le porte. Così straripa la voglia di confrontarsi con altri artisti, per misurare le sue forze; e emerge il bisogno di scambiarsi esperienze. Ecco che la mostra all’Excelsior è una grande opportunità per lui, venuto da lontano e con un futuro oggi appeso a un filo.

Da apprendista ad artista

L’ora della vernice si avvicina – l’appuntamento è per oggi alle 17 – e l’attesa sale. L’esposizione è già allestita: alle pareti una quindicina di dipinti, oltre a una ventina di disegni; poi ci sono tre sculture. «Realizzate con giornali vecchi e materiali di recupero», tiene a dire. Il pubblico li potrà vedere fino al 13 dicembre, tre giorni a settimana; ovvero il giovedì e il venerdì dalle 18 alle 20 e il sabato dalle 17 alle 21. «E io ci sarò, sempre. Aspetto tutti – invita il giovane –. Voglio capire cosa pensano gli altri del mio lavoro». In tasca Nur ha un diploma di carrozziere-verniciatore conseguito alla Spai di Bellinzona. E in un certo senso, ci conferma, la sua vita è «ferma a quel momenti». Quando non hai dei documenti non è facile costruirsi un futuro, che è l’aspirazione che ha indotto la madre a intraprendere il viaggio verso l’Europa («vive per noi»). Il 22enne, però, non ama molto parlare della sua condizione. «È vero, all’inizio avevamo una dose maggiore di speranza di conquistarci la libertà e un’esistenza diversa – ora Nur e i suoi si sono visti recapitare, di recente, una decisione negativa della Segreteria di Stato della migrazione, ndr –. Ma non è ancora detta l’ultima parola – si appelleranno al Tribunale amministrativo federale, ndr –. In ogni caso – esorta –, bisogna guardare avanti e mai alle spalle».

Una cosa è certa, Nur ha tanto talento, scaturito spontaneamente: è un autodidatta. «Ho cominciato fin da bambino; e disegni e colori mi hanno accompagnato negli anni – ci racconta il giovane –. In fondo, non sappiamo qual è lo scopo della nostra esistenza. Non so se questo sarà la mia vita o resterà un passatempo, ma vale la pena provarci. A incoraggiarmi sono state, per fortuna, le persone che ho incontrato, anche gli amici che mi sono fatto in Ticino». Ad alimentare la sua passione sono stati pure alcuni docenti. «Quando frequentavo i programmi di integrazione ho incrociato due maestri di arti visive; e questo mi ha aiutato a crescere. Penso sia importante apprendere da tutti tutto ciò che riesci a far tuo. Ho osservato, ho cercato di ‘rubare’ l’esperienza altrui e di reinterpretarla con il mio modo di fare arte».

Sulla tela scorci di volti e mani

Un modo davvero personale: colpisce subito, ad esempio, il fatto che la maggior parte dei volti ritratti non siano compiuti. «Raramente dipingo un viso per intero – spiega Nur –. La mia idea è che la vita non finisce mai, prosegue anche dopo la morte. Resta il ricordo, la tua azione la prosegue qualcun altro. La vita è infinita. Quindi anche i volti restano a metà. Il disegno stesso ha un inizio ma non una fine: si può sempre aggiungere qualcosa».

Chi ritrai di solito, persone che incontri, amici? «Mi ispiro a Instagram. In alcuni casi si tratta di sconosciuti. Poi quando ha realizzato il ritratto, la prima persona a cui lo mando è proprio il protagonista stesso. Che in genere mi risponde: c’è chi è contento, chi no. Però il riscontro è in gran parte positivo e questo mi spinge a continuare».

Accanto ai volti che sbucano, per lo più in bianco e nero, da quadri e fogli, l’altro elemento ricorrente nelle opere di Nur è quello delle mani. E lì entra di prepotenza il colore. Qual è il significato? «La mano non è solo una parte del corpo umano. Se facciamo del bene o del male, l’ultimo mezzo per compiere le nostre azioni è la mano. La mano è responsabile di tutto. Dice la verità di una esistenza: un lavoratore lo si riconosce dalle mani. Le mani rappresentano la vita, le persone, i sentimenti. Poi ogni quadro ha la sua storia».

Dunque attraverso un dipinto racconti anche delle storie. Parli anche un po’ di te? «Ovvio. Se non me la sento – ci fa capire Nur –, non disegno. Tanti mi chiedono di riprodurre da una foto il loro ritratto, ma se non riesco a entrare in contatto con ciò che hanno da dire, con quello che fanno e pensano, non ce la faccio. Se scelgo un soggetto non è per la sua bellezza, ma perché mi ricorda qualcosa, qualcuno, mi trasmette delle sensazioni».

Il sogno: vivere d’arte

Oggi qual è il tuo sogno: vivere d’arte? «In effetti, sì. Vorrei poter continuare a coltivare questa mia passione; a esprimermi in libertà. Non potrei rimanere chiuso in una scatola. Voglio vivere al di fuori, non limitare i miei spostamenti, i luoghi dove poter continuare la mia esistenza. In un certo senso ho il desiderio di essere qualcuno», ammette. È il caso di dire che Nur vorrebbe lasciare un segno. «Diciamo che non voglio morire senza aver fatto nulla; o almeno aver tentato di realizzarlo. Lottare, per restare vivo». Lasciamo il foyer del Cinema Excelsior, negli occhi i volti incompiuti, le mani che irrompono dalla tela, i colori e lui, Nur, 22 anni, un grande sorriso, niente patria, ma la speranza di trovarne una nuova; e che non chiede altro che il diritto di provarci.

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