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La cittadina inaugura due linee di Pedibus. (Ti-Press/Francesca Agosta)
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21.09.2019 - 08:30

Chiasso prende il Pedibus

Inaugurate due linee: ogni martedì da via Soldini e da Boffalora si andrà a scuola a piedi

di Daniela Carugati

L’appuntamento è alle 8 in punto alla ‘fermata’ del Centro giovani, in via Guisan: pieno Quartiere di via Soldini a Chiasso. Le due mamme volontarie, Agnese e Rossella, sono già sull’attenti nel loro giubbotto arancione, a dar man forte un papà-municipale (Davide Dosi) con bici al seguito. I bambini (e le bambine) sciamano verso il punto di ritrovo, la loro bella pettorina gialla. In un batter d’occhio si danno un ordine: il Pedibus sta per partire, destinazione le scuole elementari cittadine. «Ne arrivano ancora», gridano indicando due bimbi e due gemelline giungere di corsa e ‘salire’ al volo. In fila (ma per due) come i gatti della storica canzone di un ‘Zecchino d’oro’ d’antan, non sono in 44 ma già una buona ventina. Un motivo d’orgoglio, venerdì, per il capo dicastero Educazione nella ‘Giornata internazionale a scuola a piedi’ (della Settimana europea della mobilità) e nel ventesimo dell’iniziativa in Svizzera. Per chi crede nel progetto e per le mamme che si sono aggregate – venerdì a Chiasso si ‘varavano’ pur sempre due linee di Pedibus – è incoraggiante vedere tanti alunni (dalla prima alla terza) condividere questa esperienza. In fondo, è la dimostrazione plastica che andare a scuola a piedi è possibile se tutti ci mettono del loro e se il cammino è sicuro. Un buon viatico per martedì prossimo, quando il Pedibus da via Soldini e dal quartiere di Boffalora, a nord di Chiasso, diverrà un servizio settimanale. Un obiettivo che Comune e Istituto scolastico inseguono da qualche anno e che ha trovato alleati preziosi nell’Assemblea genitori e nel Coordinamento Pedibus Ticino.

Certo il tragitto che separa via Soldini dalle scuole non è poca cosa, in particolare per i più piccoli; le strade d’attraversare più d’una. Ci vuole, poi, un passo spedito per arrivare in classe prima della campanella (alle 8.30): davanti, ad aprire il corteo, Davide Dosi (in veste più di padre che di politico), dietro le volontarie e le altre madri. Il chiacchiericcio dei bambini mette allegria: con il Pedibus, quindi in compagnia, diventa anche più bello andare a scuola. Persino i metri che separano dalla meta vengono ingoiati di slancio. Superato anche l’ultimo passaggio pedonale (messo in sicurezza, stavolta, da giovani pattugliatori), meno di venti minuti dopo la colonna fa il suo ingresso sul piazzale scolastico, salutato, dalle finestre, dai compagni (già in aula). Come i rami di un fiume, si aggiungono gli scolari arrivati da Boffalora (accompagnati da Slavica) e il solo ‘passeggero’ della linea da Chiasso-sud, a ‘guidarla’ lo stesso direttore Carlo Formenti. Al di là dei numeri questa sorta di test in attesa di martedì – a segnalare il via del servizio non mancano che i cartelli delle fermate – soddisfa tutti.

«Oggi (venerdì per chi legge, ndr) è stato molto bello», ci conferma Rossella. Sono state loro, le mamme, tre anni orsono, ci spiegano, a lanciare l’idea. L’anno successivo si è provato a introdurre il Pedibus, poi non andato a buon fine. Mancanza di volontari? «Piuttosto di bambini». Nel 2019, invece, sembrano aver risposto tutti all’appello: i primi come i secondi. Anche l’organizzazione è migliorata. Per unirsi al gruppo occorre iscriversi e garantire il proprio impegno. In questo modo la speranza, dichiarata nero su bianco nella lettera inviata ai genitori dall’Istituto in vista della Giornata, di “trasmettervi l’abitudine di ‘andare a scuola a piedi’” avrà qualche possibilità in più. «Del resto, il Pedibus è stato fortemente voluto», fanno notare a una voce Dosi e Formenti.

«Ci proviamo da un po’ – ribadisce il capo dicastero –. L’impressione, suffragata dall’esperienza del direttore, è che alcuni genitori non abbiano capito di cosa si tratta. Poi è complicato trovare delle persone che si mettono a disposizione. Ora, però, siamo ottimisti: adesso le due linee partono». Qualcosa sta cambiando? «La sensazione, rispetto agli ultimi anni, è che ci siano più bambini che si recando a scuola a piedi in maniera autonoma, fin dalla terza. Forse il messaggio sta passando». Anche perché, si fa notare, i tre percorsi disegnati sulla tratta casa-scuola sono «abbastanza sicuri». Occorre imparare a essere un pedone. «Infatti, nelle prime settimane dell’anno scolastico le maestre, supportate dalla Polizia comunale, introducono il tema dell’educazione stradale – spiega il direttore – e percorrono con i bambini i vari tragitti per capire come si attraversa la strada, come ci si comporta sul marciapiede e per individuare i pericoli nel nome di una maggiore sicurezza».

Chiasso punta sulla mobilità lenta, ma ha il problema delle mamme-taxi? «C’è un problema, al quale abbiamo cercato di ovviare, trovando delle soluzioni – ci risponde Dosi –. Negli orari di punta si nota, è vero; ma è anche legato all’attività frenetica odierna e agli impegni extrascolastici. Ciò che più conta, in ogni caso, è che i ragazzi hanno capito e sono i primi a chiedere di poter andare a piedi a scuola». E questo è già un primo passo importante.

 

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