(Ti-Press)
Mendrisio
13.07.2019 - 11:250

Una seconda vita per il Centro giovani

La Commissione ad hoc mette d’accordo i gruppi politici. Analizzate criticità e misure possibili, si attende che il Municipio dia seguito a un anno di lavoro

Il logo è già stato ‘svecchiato’. E grazie all’estro degli alunni delle Medie di Mendrisio. E questo può essere un buon inizio per la seconda ‘giovinezza’ della struttura di via Franscini. Il resto dovrà avvenire in questi mesi: solo così il Centro giovani della Città potrà dirsi davvero... in salvo. Il Municipio, certo, resta convinto della sua necessità: non a caso è tra i 15 Comuni che hanno sottoscritto l’appello a favore di politiche a misura di ragazzi. Ma anche la stessa Commissione ad hoc che nel corso del 2018 vi si è dedicata ha lanciato un salvagente di sicuro utile a tenere a galla il progetto. Per cominciare i commissari guidati dal presidente Andrea Stephani (Verdi), al suo fianco il vice Gianluca Padlina (Ppd), hanno individuato criticità e possibili soluzioni. Di più: hanno chiesto ancora tempo – sino alla fine di gennaio 2020 – per tirare le conclusioni, che daranno il la al dibattito consiliare. Di sicuro avrebbero voluto ricevere più ascolto dall’esecutivo e dal capodicastero Politiche sociali (Giorgio Comi). Non lo si è mandato a dire neppure di recente in Consiglio comunale: o meglio a farlo è stato il consigliere Massimiliano Robbiani (Lega-Udc-Ind.). L’impressione (anzi, qualcosa di più) è che il rapporto (non ancora definitivo), consegnato l’autunno scorso, non sia stato tenuto in debita considerazione, neanche nell’esame preliminare dell’autorità locale. Tant’è che la Commissione ha rilanciato la palla nel campo del Municipio il marzo scorso; ed è tuttora in attesa di una risposta.

Oggi il Centro giovani riparte, dunque, da due nuovi animatori, da nuovi orari (dal settembre scorso) e dalla voglia di farcela. Anche perché sono in tanti – dagli addetti ai lavori, ai genitori, agli stessi alunni che hanno firmato una petizione – a vedere delle grandi potenzialità dentro (e fuori) le mura dell’ex Foft. Occorre, però, apportare correttivi e miglioramenti, mettendosi in ascolto delle esigenze dei ragazzi e superando quelle “problematiche” che hanno “influito negativamente” sulle attività. La Commissione per prima ha chiamato al suo tavolo i diversi attori, incontrando per tre volte il capodicastero, ma soprattutto interpellando gli animatori, la direzione della scuola media locale, il Comitato genitori e una delegazione di studenti, oltre ai responsabili del Dipartimento sanità e socialità. Ecco per quale motivo si sollecitava qualche altro mese per poter continuare a monitorare la situazione e valutare gli effetti delle misure apportate.

Le problematiche da affrontare

Innanzitutto, il Centro giovani ha bisogno di delineare meglio la sua identità: più punto di riferimento e spazio di attività autonome, meno approdo sociale, come emerge dalle riflessioni dei commissari e dei loro interlocutori, esterni al Comune. A dirla tutta, la percezione, almeno della maggioranza della Commissione, è che si sia privilegiata la componente sociale a scapito di quella ludico-ricreativa. Non di meno ci si attende un ventaglio più ampio di proposte e iniziative, lasciando ad altre sedi (come la scuola) promuovere attività di prevenzione, che non sembrano conquistare i ragazzi. Un altro aspetto da non trascurare – e su cui si è già lavorato – è il calendario di apertura del Centro, che giovani, genitori e addetti, vorrebbero preferisse i periodi delle vacanze scolastiche. Per allargare il numero di frequentatori serve, altresì, una promozione efficace – a cominciare dagli alunni di quinta elementare –, ma ancor più un linguaggio accattivante. E qui non si è fatto fatica a definire la comunicazione utilizzata “eccessivamente istituzionale e ingessata”. Il che fa il paio con l’esigenza, dichiarata nel rapporto, di allentare un po’ le regole su alcuni aspetti puntuali. Nel corso dei lavori, ad esempio, ha fatto capolino il suggerimento di riconsiderare il divieto assoluto di consumare alcolici durante le feste. Per finire, a risultare un limite agli occhi dei commissari è pure il vincolo di bene culturale posto sull’edificio che ospita il Centro. Aspetto che mette sul tavolo la questione logistica.

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