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I due giovani sono comparsi, oggi, nell'aula penale minore a Lugano (Ti-Press)
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17.06.2019 - 18:240

Appiccano il fuoco in un cantiere: condannati a 12 mesi

In aula a tre anni dai fatti sono comparsi due giovani, che adesso hanno voltato pagina. All'origine della 'bravata' una serata alcolica

Adesso hanno voltato pagina. Il passato è un capitolo chiuso: si guarda avanti. E la prima ad augurarselo (e ad augurarglielo) è la stessa procuratrice pubblica Margherita Lanzillo che li ha portati in aula. Da quella notte per i due giovani del Mendrisiotto comparsi, oggi, lunedì, davanti alla Corte delle Assise correzionali di Mendrisio, sono trascorsi ormai tre anni. Era il 27 agosto del 2016 quando per una ‘bravata’ hanno mandato in fumo la palizzata e il furgone di un cantiere nella zona di via Turconi a Mendrisio. Di quelle ore, oggi, hanno una memoria annebbiata, ma a ricordarglielo per gli anni a venire ci sarà la condanna a 12 mesi (ciascuno), sospesi per due anni (l’accusa aveva chiesto 16 mesi sospesi), alleggerita solo da una scemata imputabilità (complice l’alcol). Un monito più che sufficiente per confermare che la scelta di cambiare è stata quella giusta.

“Non siamo dei cattivi ragazzi”, sembrano voler dire fra le righe della loro deposizione. E questo nonostante i «non ricordo» che ora scandiscono la ricostruzione degli avvenimenti. Fatti di cui si erano pentiti un momento dopo averli commessi, tanto da fermare i veicoli di passaggio (pochi a quell’ora, fra le 3 e le 4 di notte) e chiamare i Pompieri. Troppo tardi, certo, per tornare sui loro passi. Non di meno entrambi si assumono le responsabilità di quelle gesta.

I due giovani, due amici, all’epoca di 22 e 23 anni, quella sera di agosto erano usciti di casa per fare un giro, chiacchierando e bevendo, forse un po’ troppo: il che, agli occhi dei due difensori, gli avvocati Matteo Quadranti e Sebastiano Pellegrini, spiega il «palese stato alterato» all’origine anche delle amnesie successive, per l’accusa eccessivamente selettive. Per finire erano andati a curiosare nel cantiere, non estraneo in particolare a uno dei due. Ed è stato a quel punto che è successo il fattaccio: usando degli oggetti infiammabili (non identificati) danno fuoco al tramezzo provvisorio e al veicolo posteggiato poco distante. Morale: danni per circa 40mila franchi a tre delle ditte che operavano sul cantiere della villa di un cittadino russo.

La procuratrice riconosce che gli imputati sono due ragazzi di buona famiglia educati ai valori fondamentali, ma ciò non cancella che si è trattato di incendio intenzionale. «Gli indizi – ha motivato Lanzillo – sono molti e convergenti». Inoltre, i due amici sono stati immortalati dalle videocamere. È vero, hanno usato il fuoco, ha corretto l’avvocato Pellegrini, ma non sono due incendiari, semmai dei vandali. Insomma, volevano procurare dei danni, non c’era la volontà di bruciare il cantiere. «Risulta dal loro atteggiamento», ha ribadito. Tant’è che non si sono dati alla fuga. Ma c’è di più, ha rilanciato dal canto suo l’avvocato Quadranti: non sussisteva neppure la volontà di mettere in pericolo l’incolumità pubblica. Alla stesso modo non si può trascurare, ha rammentato, lo stato psicofisico in cui si trovavano quella notte, considerato solo in parte.

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