Mendrisiotto
18.03.2019 - 05:500
Aggiornamento : 08:27

Quella truffa da Hong Kong

Nelle bucalettere l’invito a partecipare a un’operazione per recuperare milioni di dollari: torna la truffa dell’eredità

Trentacinque milioni e settecentomila dollari americani. Una cifra da far girare la testa a chiunque, venendo a scoprire che potrebbe essere ereditata. Dietro l’angolo però, come spesso succade, si insinua la truffa. Come nel caso accaduto a (almeno) due persone negli scorsi giorni residenti a Castel San Pietro. «Venerdì mi hanno recapitato nella bucalettere questa busta» ci spiega il nostro interlocutore mostrandoci la missiva ricevuta, con timbro postale del Regno Unito. Una lettera scritta in inglese da un sedicente manager – Clement Poon – di una banca d’investimento con sede a Hong Kong. Ebbene, questo manager spiega che il nominativo è stato preso da un “registro ancestrale svizzero”, il tutto nella ricerca di un cognome uguale a quello di un suo cliente deceduto. Fortuna vuole che questo cliente dal cognome identico fosse un consulente in ambito petrolifero e in agricoltura che viveva a Hong Kong da circa nove anni. Ecco, in seguito, la proposta: una sorta di ‘partecipazione alla truffa’: avendo lo stesso cognome del fantomatico cliente deceduto, viene proposto all’ignara vittima di spacciarsi per suo parente più prossimo e chiedere il deposito della somma a 7 zeri. Questo, viene specificato, per evitare la confisca dei fondi da parte delle autorità. Infatti questi fondi, secondo il manager, se entro sei mesi le ricerche svolte non permettono di trovare un familiare, vanno diritti nella casse dello Stato. Allora perché non unire le forze? A preparare le carte, effettuare la transazione e il riconoscimento ci penserà Clement Poon, il quale garantisce che non ci sarà alcuna violazione della legge e che le operazioni avverranno senza rischi. Ovviamente il tutto ha un prezzo, ben evidenziato dal manager: il 40% andrà a chi si è fatto passare per parente prossimo (ovvero il destinatario della lettera), il 55% se lo tiene il manager, mentre il restante 5% verrà accantonato per tutte le spese sostenute. Calcolatrice alla mano, prestare il proprio cognome e figurare come parente prossimo potrebbe fruttare oltre 14 milioni di dollari. Da qui la richiesta di Mister Poon di contattarlo via email oppure telefonando allo 00852-8191-1741 (il prefisso è di Hong Kong). Il resto non lo conosciamo, ma è altamente probabile che ne consegua una richiesta di denaro per avviare le pratiche.

Raggiri ciclici

Oltre al nostro interlocutore anche una sua vicina di casa ha ricevuto la medesima lettera, ovviamente con nomi e cognomi adattati al caso (l’unico che si ripete è quello di Poon). Stando a quanto si è potuto capire, queste lettere vengono miratamente inviate a persone anziane, probabilmente pensando che sia più facile farle cadere nella trappola. Il medesimo raggiro, si apprende inoltre, era già stato smascherato lo scorso anno. E anche la Polizia cantonale, lo scorso luglio, aveva messo in guardia la popolazione a seguito di diversi tentativi di truffa legati a una falsa eredità. In quell’occasione i truffatori – un sedicente studio legale estero – scriveva una lettera spiegando che a seguito del decesso di un lontano parente in Spagna, il destinatario della missiva avrebbe ereditato un consistente patrimonio, quantificabile in diversi milioni di euro. Sempre valido, dunque, l’invito delle forze dell’ordine a diffidare da queste lettere ed email ricevute senza sollecitazione. Il tranello è servito. Attenzione a non cascarci.

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