(foto Ti-Press)
Mendrisiotto
08.01.2019 - 11:000
Aggiornamento : 11:40

'Mia moglie aveva un altro. Dovevo sfogarmi'

In aula l'ex contabile di Breggia ammette e motiva così le malversazioni ai danni del Comune. Almeno 9 i 'prelievi' nell'arco di un anno e mezzo

È comparso in aula da reo confesso l’ex contabile del comune di Breggia. L’uomo, un 64enne, tra il 24 dicembre 2015 e il 18 maggio 2017 ha sottratto al Comune, e in particolare dai conti dall’Azienda acqua potabile dei quali si occupava, 109’388 franchi. Davanti alla corte delle assise correzionali di Mendrisio, presieduta dal giudice Mauro Ermani, deve rispondere di truffa aggravata e falsità in documenti ripetuta.

I prelevamenti illeciti sono iniziati la vigilia di Natale del 2015. “Avevo scoperto che mia moglie aveva un’altra persona e ho pensato di prelevare qualcosa per andare a sfogarmi da qualche parte”. A questo primo prelievo, di 5’120 franchi, ne è seguito uno di 34mila franchi quattro mesi dopo. “Dovevo pagare delle fatture”, ha spiegato l’imputato.

L’attività illecita è continuata per un anno e mezzo ed è avvenuta in almeno 9 occasioni. “Si fidavano di lei”, è stata l’osservazione del giudice Mauro Ermani. Affermazione che l’imputato non ha potuto che confermare. La somma è stata utilizzata per scopi personali: il 64enne, ha analizzato il presidente della corte, “viveva al di sopra delle sue possibilità, chiedeva prestiti e aveva dei vizi da mantenere. È triste malversare per mantenere un tenore di vita di questo genere: il suo tradimento è stato forte”.

L’ex contabile è stato arrestato il 21 settembre 2017 a seguito di una denuncia presentata dal Comune l’11 settembre. Da subito ha ammesso i fatti.

La richiesta di pena

Nella sua requisitoria, la procuratrice pubblica Fiorenza Bergomi ha chiesto una condanna a 22 mesi sospeso. La rappresentante del l’accusa ha sottolineato “l’azione minuziosa” dell’imputato, “ai danni di un ente pubblico suo datore di lavoro”. Un’azione dettata dall’impossibilità di “mantenere il tenore di vita che si era prefissato”. Non ha quindi agito, ha aggiunto Bergomi, “per dei bisogni primari. Avrebbe potuto evitare”.

Intervenuto a nome del comune di Breggia, che si è costituito accusatore privato, l’avvocato Stefano Ferrari ha chiesto il rimborso della cifra sottratta. L’imputato ha già iniziato a restituire il maltolto che, in base alle sue disponibilità, è intenzionato a risarcirla completamente. “In questo comportamento subdolo - ha spiegato Ferrari - il comune di Breggia ha scorto l’ombra lunga di un tradimento posto in atto per anni”. L’imputato ha lasciato il suo posto di lavoro, per dedicarsi all’attività di esercente, prima della scoperta delle malversazioni.

La difesa: ‘Un agire occasionale’

L’avvocato Massimiliano Parli, legale del 64enne, ha esordito la sua arringa sottolinenando il “grosso, grosso sbaglio” del suo assistito. Sbaglio “che ha riconosciuto e per il quale si è pentito”. La difesa ha contestato l’aggravante del mestiere con il quale l’imputato avrebbe svolto la truffa. “Se da un lato è pacifico che la somma - 109mila franchi - ha contribuito ai suoi bisogni, dall’altro il numero (9 occasioni) e la frequenza (circa 17 mesi) non giustificano l’aggravante. Il suo è stato un agire occasionale dettato dai singoli momenti di bisogno dell’imputato”. La difesa si è battuta per una condanna non superiore ai 18 mesi sospesi.

Il giudice Mauro Ermani pronuncerà la sentenza alle 14.30.

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