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Mendrisiotto
17.05.2018 - 14:170

Cavadini e Romano: una città per due

Confronto tra i due candidati alla poltrona di sindaco di Mendrisio, in un botta e risposta che rispecchia un clima via via più caldo in vista del voto del 27 maggio

Aprile 2016: la sfida era solo evocata. Oggi ci siamo e la posta in gioco è più alta. Ve l’aspettavate e così a breve?
Cavadini: Personalmente, no. Non ci aspettavamo che Carlo Croci lasciasse a metà legislatura. È stata un po’ una sorpresa.

E il Plr ha colto la palla al balzo.
Cavadini: Dopo 24 anni e davanti a un cambiamento così importante, il partito ha ritenuto fosse giusto dare la scelta al cittadino.
Romano: Condivido la sorpresa. Ma non lo nascondo: candidandomi due anni orsono sapevo che sarebbe arrivato questo momento.

Vi siete ritrovati entrambi in Municipio. Com’è andato l’apprendistato?
Romano: È stata una nuova esperienza: ci si rende conto di essere parte di un esecutivo. Sono stati due anni molto arricchenti. È vero, sono relativamente pochi, ma siamo uno degli esecutivi cittadini più giovani del Ticino.
Cavadini: Si impara a decidere, a ricercare il consenso, anche a dire di ‘no’ quando è necessario. Anche per me è stato arricchente, soprattutto perché si ha un contatto più diretto con la cittadinanza. Come dice Romano, è un Municipio giovane, quasi completamente rinnovato. Sarà importante riscoprire delle nuove dinamiche.

Altre dinamiche, altri rapporti di forza?
Cavadini: Con l’attribuzione di un sindacato a una parte piuttosto che all’altra, potrebbero cambiare i rapporti di forza, portando una dialettica diversa. Alla fine, comunque, bisogna lavorare per la città. Il consenso va costruito, cercato, ma anche voluto.
Romano: Bisogna ricordare che non è un rinnovo integrale del Municipio. Prendo atto con piacere della volontà del Plr di assumersi più responsabilità. Faccio solo un esempio: avreste potuto chiedere le finanze a inizio legislatura, cosa che da decenni vi guardate bene dal fare.
Cavadini: Qui il cambiamento lo decide il cittadino. Di conseguenza dovremo sederci e capire cosa fare, per esempio con i dicasteri. Se non si voleva questo cambiamento, il Ppd poteva aspettare la fine del quadriennio. Poi è stata una scelta di Croci quella di ritirarsi e non voglio entrare nel merito della sua decisione.
Romano: La sola decisione che un membro d’esecutivo può fare in piena autonomia.
Cavadini: A proposito di responsabilità: il Ppd poteva finire la legislatura, andare al voto e vedere cosa succedeva.
Romano: Ribadisco, quella di Croci è stata una scelta personale. Un anno fa non avrei scommesso un centesimo su ciò che è successo.

È stato un inizio di legislatura movimentato: 2 referendum in 2 anni. Che hanno sconfessato il Municipio su piazza del Ponte e Aziende industriali. Influenzerà il voto? A che elettorato parlate?
Cavadini: I due referendum sono da recepire come un segnale. Certo è stato un evento piuttosto inconsueto per Mendrisio. Il primo insegnamento che traggo è capire meglio come approcciarsi ai cittadini, cercare un maggiore confronto. A chi mi rivolgo? Personalmente a tutti, in particolare ai quartieri dove c’è più malcontento. Forse il processo aggregativo va ancora un po’ sedimentato. Bisogna però ammettere le cose che non funzionano e cercare di migliorarle.
Romano: I temi referendati erano due dossier giacenti da tempo e su cui la cittadinanza ha maturato una posizione negli anni. Non li vedo come aspetti preoccupanti, bensì elementi di cui deve tenere conto non solo l’esecutivo, ma pure il Consiglio comunale, capendo meglio le dinamiche che oggi creano il ‘mainstream’ di pensiero (la corrente, ndr) popolare. A chi mi rivolgo? Non bisogna pensare a chi si rivolge il singolo, ma a come si pone il Municipio (e il legislativo) nei confronti di una cittadinanza di Città. Il futuro ci pone di fronte a una serie di sfide e grosse problematiche – ambiente, territorio, traffico, sicurezza e pianificazione – che possiamo gestire solo come dieci realtà unite.
Cavadini: Va detto che ci definiamo Città quando in realtà siamo la somma di singoli quartieri. Sembra quasi una federazione... È chiaro che la Città deve rivolgersi a tutti i suoi quartieri. Forse va pure detto che bisogna accelerare certi investimenti, attesi, che se non realizzati creano malcontento.
Romano: Mi spiace sentirti dire così. Da un lato affermi che bisogna spiegare al cittadino come stanno le cose...
Cavadini: Certo.
Romano: Ma poi fai passare il concetto di federazione. Siamo quello che siamo, perché siamo, eventualmente, una Confederazione. Bisogna avere il coraggio, lo hai detto prima, di dire di ‘no’.
Cavadini: Ho detto che come esecutivo dovremo porci il problema di come mai nei quartieri vengono fatte richieste di opere che non arrivano e dobbiamo cercare di portare avanti.
Romano: Le stiamo portando avanti. Bisogna dire semmai che la maggior parte dei progetti sono fermi a Bellinzona. E oggi siamo incapaci, ad esempio per il traffico, di imporci verso il Cantone. Dobbiamo avere il coraggio di dire che questo è il nostro limite, non premiare i quartieri.
Cavadini: Non ho detto che dobbiamo premiare i quartieri. Ma semplicemente prestare attenzione. Perché da un lato c’è l’aspetto delle opere, ma dall’altro la cura del territorio che, quanto a lamentele, ogni tanto viene evidenziato anche dalle Commissioni di quartiere. È una questione di organizzazione interna, non una questione superiore: possiamo essere noi a migliorare. Che non sia facile, che ci siano cose che non si possono realizzare, è un altro paio di maniche.
Romano: Oggi si vede ancora quasi il guardarsi l’un l’altro. Siamo tutti più forti grazie all’aggregazione e abbiamo un apparato gestionale che è estremamente giovane. E qui serve un Municipio che abbia maggiore ‘leadership’ e anche il coraggio di rimettere in discussione determinate dinamiche di lavoro. Questo sicuramente un cambiamento di sindacato permetterà di farlo, cercando veramente di valorizzare al massimo il potenziale dato dall’amministrazione.

Questione di ‘leadership,’ quindi lei Romano cambierebbe qualcosa nella linea di Croci (e per certi versi del Ppd)?
Romano: Assolutamente no. Dobbiamo uscire da questo approccio di analizzare l’esecutivo in un’ottica partitica. L’era Croci ci consegna una Città costruita, solida: uno dei progetti aggregativi meglio riusciti nel cantone. Abbiamo una solidità finanziaria che ci permette ora di cominciare a lavorare in una dinamica di città. Ma è una nuova fase della storia del paese. Oggi il compito non del sindaco, ma del Municipio (con il legislativo) è cercare di far maturare la città e prendere per mano quei problemi reali che viviamo quotidianamente e che ci obbligano a degli sforzi enormi nei confronti dei vicini, del Cantone e della Confederazione.
Cavadini: È vero che il sindaco può fare poco. Per questo in passato anche gli altri partiti hanno contribuito alla crescita di Mendrisio. Romano: Come Plr avete presentato un manifesto in coincidenza con l’ultimo preventivo in cui parlate di un cambiamento radicale di indirizzo, corretto con il tuo programma. Ma leggere che bisogna chiudere gli sportelli, razionalizzare l’amministrazione comunale...
Cavadini: Hai dato probabilmente una chiave di lettura un po’ approssimativa di quel manifesto.

Per uscire dall’impasse, Centro giovani: sì o no?
Romano: Assolutamente sì. Nel futuro si guarderà se restare all’ex Foft o cercare un’altra collocazione, ma le politiche giovanili e tutto quanto proposto quest’anno dagli animatori il Ppd li ha salvati.
Cavadini: Bisogna scindere i due aspetti: politiche giovanili e Centro. C’è una Commissione che sta lavorando e anche l’esecutivo, prima o poi, dovrà dire come la vede. Se ha un senso lo ha nella misura in cui è utilizzato, frequentato e aiuta le politiche giovanili ad avere efficacia.

Il cumulo di cariche, Romano, ha animato la campagna. Teme un effetto boomerang?
Romano: Sono a Berna perché lo ha voluto l’elettorato. Siamo un parlamento di milizia, circa il 30% dei colleghi (di tutti i partiti) sono anche municipali o sindaci. In questi due anni ho visto come lavorare su Bellinzona e Berna possa portare beneficio a progetti e problematiche non gestibili solo dalla realtà comunale. All’inizio ero dispiaciuto per questa avversità, oggi me ne sono fatto una ragione. Spero che la cittadinanza capisca che rappresenta un potenziale. Il centro della mia vita è Mendrisio. Sono qui e l’attività è perfettamente pianificabile.

Lei ha lasciato il Gran Consiglio una volta eletto in Municipio. Come dire che il Plr dà la precedenza alla prossimità?
Cavadini: È chiaro: i profili e le scelte sono diversi. È vero, io ho lasciato il parlamento per concentrarmi su Mendrisio. Se dovessi essere eletto ridurrei ancora il mio impegno esterno. Per un municipale, ma soprattutto per un sindaco la prossimità è importante. Il fatto che ci sia un consigliere nazionale come un granconsigliere, come nel caso del nostro Municipio, è un valore aggiunto. Ma i progetti importanti vengono portati avanti per la loro forza e per il fatto di fare quadrato. Quando si è trattato di assegnare dei letti post-acuti in più al Mendrisiotto si è fatto un lavoro di squadra e sull’esigenza di un progetto.
Romano: Addossarmi di avere scarsa prossimità è fuorviante. La maggior parte del mio tempo sono a Berna...
Cavadini: Lapsus freudiano.
Romano: (a Mendrisio): lo dimostrano la mia vita e la mia agenda. Spero che la prossimità per il cittadino sia dove è il centro della tua vita e non in base a quanti caffè bevi al giorno nei bar di Mendrisio. Avere dei parlamentari nel gremio oggi è fondamentale.
Cavadini: I contatti si possono avere e creare. Mendrisio lo ha sempre fatto con un sindaco che non ha mai fatto né politica federale, né cantonale.

Il territorio: che priorità ha?
Cavadini: Fondamentale. Negli anni si è cementificato tanto. Ora la sensibilità e anche la qualità di approccio che sta per nascere sono diverse. Lo vediamo con il progetto Parco del Laveggio e con le attenzioni su Valera. Dobbiamo cercare di compensare, come detto, la cementificazione. Occorre lavorare con gli strumenti giusti. Il Piano direttore è una novità a livello comunale. Lì bisognerà dare identità e intento comuni per far ragionare meglio i Piani regolatori della Città.
Romano: La nostra generazione eredita la pianificazione degli anni 60-70, che ha dato grande spazio al privato. Anche qui dovremmo avere il coraggio di dire che siamo noi, come cittadini, che abbiamo cementificato, non investitori esterni. Con il Piano direttore dovremo capire quali comparti dezonare o unire in modo razionale. E uscire dalla dinamica di attraversamento totale del nostro territorio. Qui è fondamentale un’azione roboante verso Bellinzona e Berna.

Un ‘exit poll’?
Romano: Non sarebbe rispettoso. I voti si conteranno il 27 maggio
Cavadini: Non sono mai stato bravo nelle previsioni. Mi lascerò sorprendere.

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