La foce del Cassarate a Lugano presa d'assalto ieri durante l'Ascensione. In barba alle limitazioni sugli assembramenti
Luganese
22.05.2020 - 19:350
Aggiornamento : 21:30

Lugano: 'Il cartellino giallo potrebbe non bastare più'

Foce del Cassarate e aree pubbliche prese d'assalto durante l'Ascensione, il vicesindaco Michele Bertini: 'L'approccio friendly potrebbe cambiare'

Amara Ascensione. Non meteorologicamente – anzi: cielo terso e caldo inusuale per il periodo –, ma socialmente parlando. Le immagini della foce del Cassarate a Lugano colma di persone hanno fatto discutere parecchio, scatenando un effetto più locale ma simile a quanto avvenuto a livello nazionale con l'affollatissima movida basilese. Il problema, naturalmente, è legato alle limitazioni di assembramento tuttora in vigore, nonostante il calo di contagi da Covid-19.

Ponte del Diavolo a Castagnola, in troppi si tuffano nel lago

Una problematica che a Lugano purtroppo non si limita alla foce, ma anche ad altre aree frequentate. La zona del Ponte del Diavolo a Castagnola ad esempio è nota per essere un luogo frequentato da bambini e adolescenti in estate, in quanto postazione prediletta per tuffarsi nelle acque rinfrescanti del Ceresio. Una tradizione non scritta che si è (purtroppo) rinnovata anche in questo 2020. I ritrovi di gruppi di ragazzini, ben più di cinque, hanno causato più volte nei giorni scorsi l'intervento della Polizia comunale.

I campetti da calcio restano off limits

E sempre in tema ragazzi, da Cassarate a Besso sono diverse le segnalazioni di giovanissimi che non hanno rispettato nelle ultime settimane il divieto di non giocare nei campetti di calcio o pallacanestro che siano. La Città ha infatti sì aperto i parchi pubblici e altre aree di ritrovo come la foce, ma non ancora questi campi. E, pur essendo rimasti off limits in quanto non è possibile garantire la distanza sociale, alcuni di questi sono stati utilizzati più volte dai ragazzini, nonostante i nastri delimitatori. Ne abbiamo parlato con il capodicastero Sicurezza e spazi urbani Michele Bertini.

Com'è l'approccio della Polizia nel far rispettare le norme di distanziamento sociale?

In una prima fase, agli albori della crisi, c'è stato un grande impiego di risorse e di forze per informare la cittadinanza sulle nuove regole. Poi c'è stata la fase della chiusura, imposta anche dalle autorità federali e cantonali, dove abbiamo riscontrato una buona reazione da parte della popolazione, una buona disciplina. Con la riapertura delle attività, inizialmente abbiamo avuto un approccio di sensibilizzazione. C'era consapevolezza da parte nostra che la popolazione stava uscendo da un periodo difficile, dopo due mesi in casa. Fino a ieri (giorno dell'Ascensione, ndr) abbiamo puntato sull'autoresponsabilità. Purtroppo ciò che stiamo vedendo in questi giorni, complice anche il bel tempo, non ci piace. Queste immagini dimostrano che la sensibilizzazione non è sufficiente e quindi anche l'approccio di chi è deputato a far rispettare le norme giocoforza dovrà cambiare.

Andiamo quindi verso una fase di maggior repressione?

Non è la mia parola preferita. Ma se bisognerà arrivare ad applicare qualche sanzione, si farà. Parliamo naturalmente di chi non rispetta le disposizioni. Quel che mi dispiacerebbe è che a causa di chi non si comporta bene venisse penalizzato anche chi è disciplinato. 

In che senso?

Potremmo dover chiudere nuovamente i parchi o delle zone della città perché sono troppo prese d'assalto. (Un'ipotesi sulla quale si è espresso, via social e non solo, anche il sindaco di Lugano Marco Borradori, ndr). Lo troverei un peccato, perché significherebbe che i tanti luganesi ai quali abbiamo dato e possiamo dare fiducia, verrebbero penalizzati per pochi che si comportano male. Sarebbe una dinamica da evitare.

Di multe ne avete date finora?

Fino a mercoledì poco o nulla. Tantissimi richiami, quello sì. Ieri (durante l'Ascensione, ndr) qualche multa invece è stata data. Personalmente sposo in pieno l'approccio 'friendly' delle nostre forze dell'ordine in questa prima fase di riaperture. I fatti dimostrano che però purtroppo con il solo cartellino giallo non tutti rispettano le misure. Capisco i cittadini, non vogliamo una caccia delle streghe, ma patti chiari e amicizia lunga. Finora c'è stato un certo approccio, ma se dovremo cambiarlo lo faremo. Se le cose non funzionano dovremo mutare atteggiamento.

Capitolo movida ed esercenti. Valgono le stesse riflessioni?

Sugli esercenti in generale c'è da segnalare che il Municipio ha voluto nel limite delle sue possibilità aiutarli (sospendendo la tassa sull'utilizzo del suolo pubblico per tutto il 2020 ad esempio, ndr). Inoltre, abbiamo inserito una tariffa forfettaria di 1 franco dalle 19 alle 7 del mattino per tutti gli autosili della città, con l'obiettivo di incentivare gli aperitivi o le cene in centro. D'altra parte ci aspettiamo una mano da parte degli esercenti nell'applicazione del rispetto delle misure di distanziamento sociale. Anche con loro finora c'è stato quindi un approccio più leggero, ma qualora vedessimo determinate scene (come quanto visto ad esempio a Basilea, ndr) potremmo cambiarlo.

La reazione

I socialisti: 'Non chiusure, ma più spazi'

In attesa di vedere se gli appelli basteranno, il legislativo luganese si muove. E in direzione opposta rispetto all'esecutivo. "Non crediamo che la soluzione sia chiudere luoghi pubblici di svago – sostengono in un'interpellanza i consiglieri comunali socialisti Raoul Ghisletta e Nina Pusterla –. Crediamo invece che occorra aggiungere se possibile spazi accessibili a lago per diluire le persone, ma nel contempo far rispettare assolutamente le misure di distanza sociale. Inoltre occorre diffondere il porto della mascherina igienica come misura di sicurezza utile e poco invasiva della libertà personale".

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