Giacomo Tundo, gestore del ristorante La Terrazza sul Lago di Morcote
Luganese
28.03.2020 - 06:000

Morcote, se l'assicurazione copre l'epidemia e non la pandemia

Il caso di un gerente però non è l'unico. L'avvocato di Gastro Ticino: 'Una decina finora le segnalazioni. Le compagnie giocano su contratti poco chiari'

“Escludiamo una pandemia come evento assicurato”. È stata forte la delusione di Giacomo Tundo, gestore del ristorante Terrazza sul Lago di Morcote, alla lettura della risposta che la sua assicurazione gli ha dato, quando l’ha sollecitata per ottenere un’indennità di perdita di guadagno. Come tutti i ristoratori ticinesi è stato infatti costretto a chiudere la propria attività il 14 marzo a causa delle disposizioni cantonali, poi diventate federali, per fronteggiare il contagio da Covid-19.

Osteria aperta l'11 marzo e chiusa il 14

«Il 4 gennaio ho rilevato la gestione – racconta –, compresa l’assicurazione di Responsabilità civile (Rc) già in vigore. Mi sembrava un po’ cara, 2'500 franchi per un’osteria con 30 posti a sedere, ma l’ho mantenuta anche per non perdere tempo, dato che è necessario avere una Rc valida per ottenere l’autorizzazione. E abbiamo assicurato anche una perdita di guadagno di 260'000 franchi qualora l’autorità ci avesse intimato una chiusura obbligatoria in caso di epidemia». Cosa poi effettivamente successa, ma allora difficilmente prevedibile. Una volta regolate le pratiche, Tundo ha aperto l’attività. Era l'11 marzo: tre giorni prima che il Consiglio di Stato stabilisse la chiusura di bar e ristoranti.

Nella polizza si parla di epidemia non di pandemia

L’assicurazione però non ha voluto riconoscere la copertura, dato che nella polizza si parla di epidemia e non di pandemia. Ma, vocabolario Treccani alla mano, una pandemia è "un’epidemia con tendenza a diffondersi ovunque, cioè a invadere rapidamente vastissimi territori e continenti”. Se non sono proprio sinonimi, poco ci manca: la pandemia è un’epidemia diffusa su scala globale. «Ma l’assicurazione sta facendo orecchie da mercante – sostiene Tundo –: io ho chiuso perché mi ha detto l’autorità di farlo, non l’ho deciso io».

'Non è bello essere presi in giro in questo contesto difficile'

Il ristoratore ha già reso pubblica la sua situazione – ’Patti Chiari’ e ’Falò’ l’hanno intervistato –, ricevendo molta solidarietà dalle persone. «Ho pagato tanti soldi per il mio sogno. Non voglio speculare in una situazione nella quale la gente sta male, semplicemente far valere i miei diritti. Non è bello essere presi in giro in questo difficile contesto. Io non ho altri redditi: una risposta come la loro in questa situazione equivale a invitare le persone a mettersi una corda al collo...». Riflessioni amare, ma il gerente ha deciso di non demordere. Ha contattato infatti l’avvocato di Gastro Ticino, Marco Garbani, che abbiamo sentito per approfondire.

’Strategia delle compagnie per risparmiare’

«È una strategia delle compagnie assicurative per tentare di scremare il maggior numero di eventi che potrebbero portare a chiamarli alla cassa. Una strategia che nell’insieme porta a un grosso risparmio – osserva il legale –. Sul caso specifico del signor Tundo preferisco non esprimermi ancora perché sto aspettando dei documenti. Finora ci sono arrivate nove segnalazioni simili alla sua».

'Spesso si gioca su contratti poco chiari'

In Ticino ci sono quindi situazioni analoghe a quella del ristoratore di Morcote. «Il caso del signor Tundo probabilmente qualche chance ce l’ha. Diciamo che attualmente, ma i casi sono ancora pochi per poterlo dire, vedo degli spiragli per distruggere questo muro di gomma delle assicurazioni e chiedere le giuste indennità nella metà delle situazioni». «Le compagnie si appellano a varie scusanti, come sostenere che epidemia e pandemia non siano la stessa cosa. Spesso si gioca su contratti poco chiari e in prima battuta cercano di dire agli assicurati che non sono coperti, magari solo a voce. Nel dubbio, io consiglio sempre di pretendere una risposta scritta e far valutare la propria copertura e anche di fare perlomeno un’istanza di conciliazione. Non è una causa giudiziaria ma è pur sempre un tentativo di discuterne».

Altro caso: gestore di take away, ma over 65. Che fare?

E in questo surreale periodo, Gastro Ticino è confrontata anche con altre problematiche? «Sotto il profilo assicurativo, questa è la più classica. Ci sono poi casi di nicchia. Ad esempio, c’è il gestore di un take away che in teoria potrebbe lavorare. Il problema è che il signore in questione è un over 65 e che vista l’età stando al Cantone dovrebbe stare a casa. Secondo le disposizioni della Confederazione non riceverebbe però l’indennità, dato che non è stata ordinata la chiusura dei take away. Ho chiesto delucidazioni all’Istituto delle assicurazioni sociali, ma non mi hanno ancora risposto».

’Sta per esplodere il tema delle pigioni’

Ma c’è un tema sicuramente meno di nicchia, «che sta per esplodere»: quello delle pigioni. Ieri il Consiglio federale ha deciso la proroga da 30 a 90 giorni dei termini di pagamento (v. pagina 4 della 'Regione' di oggi). «L’articolo 259a del Codice delle obbligazioni dice che l’inquilino ha diritto alla riduzione della pigione se non può utilizzare l’ente locato per motivi a lui non imputabili: non è colpa dell’inquilino se c’è il Covid-19. Stando alla dottrina del Diritto di locazione, un motivo esterno va a carico del locatore e quindi l’inquilino ha diritto a chiedere la riduzione della pigione». «Inquilini e proprietari stanno cercando una soluzione».

'Consigliamo il dialogo'

Gastro Ticino consiglia il dialogo. «Abbiamo pubblicato sul nostro sito le procedure che invitato a prendere contatto coi proprietari per capire se questi sono disposti a fare delle riduzioni, che per legge possono variare tra il 75 e il 90%». Cifre importanti, «che difficilmente i proprietari e le associazioni di categoria come la Catef (Camera ticinese dell’economia fondiaria, ndr) accetteranno senza reagire, visto che a loro volta i proprietari devono fare fronte ad uscite, quali ad esempio le ipoteche ». Il consiglio comunque è di privilegiare la via del dialogo, per Garbani. «Non ha senso mandare in rovina neanche il locatore: non è nell’interesse di nessuno, in primis degli inquilini».

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