Quando era ancora aperta (Ti-Press)
Luganese
27.02.2020 - 06:100
Aggiornamento : 02.03.2020 - 09:56

Carona, la biopiscina non convince

Dubbi e perplessità nel quartiere e nelle commissioni del legislativo per problemi legati all'acqua. Tanto da mettere sotto scacco il progetto di Città e Tcs.

Fra i caronesi sono emerse forti perplessità sull’idea di realizzare una piscina biologica (o meglio naturale) senza cloro né altri additivi chimici e attorno alla quale il Tcs allestirebbe un “villaggio glamping” per il quale ci vorrà una variante di poco conto del Piano regolatore. Perplessità ci sono anche a livello di quartiere e nella commissione dell’Edilizia che sta esaminando il messaggio del Municipio. Per la piscina naturale sarebbe insufficiente il ricambio d’acqua, la cui temperatura porrebbe problemi di gestione.

Ma andiamo con ordine. «Abbiamo chiesto e ottenuto un’audizione con una delegazione del Municipio e alcuni alti funzionari che ci hanno presentato il progetto alla presenza di Deborah Moccetti, relatrice della Gestione – spiega Urs Luechinger, presidente dell’Edilizia –. L’incontro l’abbiamo richiesto perché anche i due relatori dell’Edilizia (Alain Buehler e Marco Bortolin) non sono convinti: questo genere di piscine non sarebbero così performanti come ci sono state presentate». Non solo. A breve ci sarà un incontro con uno specialista, chiesto sempre dal presidente dell’Edilizia, proprio per capire quali problemi ci siano e, continua il presidente dell’Edilizia, «soprattutto se sono risolvibili in un contesto come quello di Carona. Abbiamo constatato che le biopiscine funzionanti in Svizzera tedesca sono tutte collocate vicino a fiumi o a bacini di acqua per consentire il rapido ricambio dell’acqua se il carico batterico dovesse essere troppo alto da pregiudicare la balneabilità». E visto che a Carona non ci sono corsi d’acqua né bacini imbriferi, la questione non è da sottovalutare. «Ho poi sollevato il tema della temperatura: sarebbe ‘freddina’ in aprile (si potrebbe scaldare) ed eccessivamente calda d’estate. Siamo sicuri che a temperature oltre i 25° il ciclo biologico delle piante funzioni ancora?», chiede Luechinger.

Convocato uno specialista

Il progetto prevede l’apertura della biopiscina da aprile a ottobre, ma in primavera non è detto che sia già abbastanza caldo. Di fronte a un investimento di 7 milioni di franchi a Carona non ci possono essere chiusure inaspettate né problemi legati alla collocazione e alla logistica che oltre Gottardo non ci sono. «Lo specialista che incontreremo è proprio il responsabile e il progettista della biopiscina situata in riva al Lago di Comabbio (Varese) che ci spiegherà se e come funziona, se sono stati obbligati a chiuderla e se ci sono limiti d’accesso per le persone», spiega Luechinger. Un altro potenziale problema è legato alle creme solari che non consentono l’ingresso in acqua, continua il presidente dell’Edilizia: «Quindi bisogna prevedere docce con l’acqua calda sperando che siano sufficienti a eliminare le creme che oggi sono idrorepellenti e assomigliano a colle. Questo è un altro aspetto da approfondire. Non bastano le rassicurazioni di chi in Svizzera tedesca fornisce biopiscine». Ma il Tcs parteciperebbe all’operazione anche senza la creazione di una piscina biologica? «Questa è una domanda che esula dalla parte tecnica ma dovremo capire, per cui lo chiederemo al Municipio».

Simili ‘biopiscine’ sono state adottate con successo da diversi comuni d’Oltralpe come alternativa a quelle convenzionali. Ne esistono una dozzina in tutta la Svizzera. Ma quali sono le differenze? Rispetto a una normale piscina, il sistema di filtraggio e purificazione dell’acqua avviene tramite fitodepurazione senza cloro né altre sostanze chimiche. A Carona verrebbe creato un bacino di rigenerazione con piante acquatiche in grado di garantire una capacità di pulizia ecologica per 2’000 bagnanti al giorno. Come? Le piante provenienti da ambienti paludosi assolvono il compito di assorbire nitrato e ammonio, rilasciando ossigeno assieme ai batteri nitrificanti. Diversi i vantaggi sulla carta: il sistema è al 100% naturale, non dipende dalle stagioni, ha costi di manutenzione ridotti ed è in linea con la tendenza emergente che vuole maggiore rispetto dell’ambiente.

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