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Angelo Jelmini, presidente ad interim del Ppd di Lugano (Foto Ti-Press)
Luganese
20.01.2020 - 17:110
Aggiornamento : 19:24

Angelo Jelmini presidente ad interim del Ppd luganese

Il municipale uscente sostituisce il dimissionario Angelo Petralli e la vice Benedetta Bianchetti, impegnata in campagna elettorale per il Municipio.

Sarà Angelo Jelmini a coordinare la sezione luganese del Partito popolare democratico (Ppd) e la campagna elettorale – decisamente non priva di colpi di scena, per ora – per le elezioni comunali di aprile. Il municipale sostituirà ad interim il dimissionario Angelo Petralli, al posto della vicepresidente Benedetta Bianchetti. Il motivo? La consigliera comunale è una delle sei candidate alla successione dell’uscente – che ricordiamo non si ripresenta – e pertanto, come confermatoci dalla diretta interessata, per correttezza nei confronti degli altri ‘pretendenti’ non prenderà la redini del partito.

«Sì, ad interim dovrò fungere da coordinatore della sezione, durante la fase elettorale e per la ricerca e il consolidamento della nuova presidenza – conferma il capodicastero Sviluppo territoriale –. Da qui all’inizio dell’estate metterò a disposizione il mio tempo affinché la sezione possa attraversare questo momento di difficoltà». Difficoltà «di ordine personale, nei rapporti fra alcune persone» sottolinea Jelmini. Le tensioni nel Ppd – anche a mezzo stampa – durano ormai da diverse settimane. In principio è stato Petralli, prima di Natale, a rilasciare un’intervista critica nei confronti sia dell’Ufficio presidenziale (Up), che della commissione cerca. Durante le feste è stata poi la granconsigliera Nadia Ghisolfi a esporsi, lamentando sospetti tempi allungati nella procedura di selezione dei candidati per il Municipio, sfociata poi – come da lei temuto – in una sua esclusione dalla rosa. Da lì, in veloce sequenza: il sostegno alla deputata da parte di una frangia del partito, le dimissioni di Petralli, l’assemblea che ha visto Ghisolfi (ri)entrare in lizza e la clamorosa e inaspettata esclusione di Sara Beretta Piccoli (attuale subentrante a Jelmini).

«Nel processo di designazione delle candidature per il Municipio – osserva il municipale –, portato a termine con l’assemblea di venerdì scorso, è stato generato un risultato che può solo essere rispettato. Abbiamo avuto una votazione ampia, con una forte partecipazione. E penso che sia corretto che sia rispettato il responso dell’unica istanza decisionale».

Irregolarità all’assemblea? ‘Siamo stato rigorosi, precisi e corretti, non ci sono dubbi’

Un risultato da rispettare quindi, ma che – sorpresa generale e amarezza di Beretta Piccoli a parte – ha sollevato qualche interrogativo. Fra questi, l’ex consigliere comunale Armando Boneff, che sul portale ‘LiberaTv’ si è chiesto “chissà se è stato fatto un controllo sui presenti autorizzati a votare a norma di statuto?”.

Rispetto al Ps – dove pure in assemblea è stato fatto il nome di una candidata, la capogruppo Simona Buri, non inserita nella rosa – in casa Ppd le cose sono un po’ diverse in caso di votazione. Se per i socialisti possono esprimersi solo coloro che sono iscritti al partito, «il nostro statuto è un po’ più flessibile: l’assemblea è composta dagli aderenti e dai simpatizzanti del Ppd, purché siano iscritti al catalogo elettorale». Una regola voluta dall’assemblea stessa. Venendo quindi ai dubbi di Boneff, Jelmini sostiene che «siamo tranquilli. Abbiamo preparato l’assemblea in modo particolarmente rigoroso. Solo aderenti e simpatizzanti all’entrata hanno potuto ricevere la scheda di legittimazione al voto. Il processo è stato preciso e corretto, vigilato da due scrutatori super partes. Chi non era presente, non ha potuto chiaramente constatarlo».

E su Beretta Piccoli? Petralli, sullo stesso portale di Boneff aveva chiesto un passo indietro da parte di uno dei candidati per far spazio alla consigliera. «Siccome era emerso che ci sarebbe potuta essere un’ulteriore candidatura in assemblea – evidenzia Jelmini –, era stato a chiesto a tutti i sei candidati se confermavano la disponibilità, consapevoli del rischio di un’esclusione. In democrazia, sono dell’opinione che si debbano rispettare le procedure e i risultati». Sarà un punto alla vicenda?

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