Ti-press
Luganese
15.01.2020 - 19:530
Aggiornamento : 20:17

Nel gabinetto in tre, gli psicofarmaci e poi lo stupro

Chieste pene di 7 anni, e di 5 anni e 2 mesi con terapia, per i due giovani accusati di violenza carnale.

Sesso a tre nel bagno, lei pesantemente impasticcata e con la reputazione di essere, per così dire, libertina. Loro, uno la penetrava mentre l’altro si faceva praticare una ‘fellatio’. Fu una violenza carnale, secondo l’accusa. La procuratrice pubblica Valentina Tuoni non ha dubbi e , nel processo a porte chiuse – presente solo la stampa – che si è aperto oggi a Lugano, ha chiesto pene pesanti: 7 anni di carcere e l’espulsione dalla Svizzera per un 27enne kosovaro, nato e cresciuto in Ticino, 5 anni e due mesi, sospesi per l’esecuzione di una cura terapeutica, per un 26enne svizzero. I difensori, gli avvocati Marco Masoni e Fabiola Malnati, hanno chiesto entrambi il proscioglimento dall’accusa più grave sollevando a un certo punto lo stupore del giudice Amos Pagnamenta, dal momento che il 26enne a più riprese, ancora oggi durante il dibattimento, ha ammesso i fatti, dicendo che la ragazza piangeva e tentò di sottrarsi alla morsa dei due uomini. Tutto successe quasi tre anni fa, e non se ne sarebbe saputo nulla se non fosse spuntata una corrispondenza di messaggini, in seguito ad un indagine per altri motivi aperta a carico del 26enne. La giovane in un primo tempo aveva pensato di non denunciare i due, ma poi, sentita dalla Procura, decise di raccontare tutto. Se i giovani sono in carcere essenzialmente per lo stesso reato, diverso è stato il modo di porsi agli inquirenti. Mentre il 26enne ha in sostanza confermato che si trattò di un atto sessuale non voluto, ma anzi forzato, il 27enne kosovaro nega ancora oggi vi fosse stata una violenza. Si trattò di un atto sessuale consenziente, dice. Una versione che viene messa a confronto con quella dell’altro imputato e della (presunta) vittima, col problema, per il 27enne, è quello di averla cambiata, la versione, una mezza dozzina di volte in fase istruttoria, durante gli interrogatori con la pp. Nel monolocale Dall’indagine è emerso un quadro abbastanza desolante di degrado, alla periferia di Lugano: un monolocale dove giovani e giovanissimi tossicodipendenti e «impasticcati» su trovavano per fare bivacco, assumere alcool e altre droghe, e fare sesso nel gabinetto della piccola abitazione. Il monolocale era assegnato al 26enne, da sempre in assistenza invalidità a causa di problemi psichici, un ritardo mentale già appurato durante la pubertà – gli venne misurato un quoziente d’intelligenza bassissimo, del 51. È ancora seguito da uno psichiatria che però, dice «Non capisce la mia situazione».Per arrotondare, si prostituiva con un ticinese. «Mi piacciono i vestiti e fumare erba» È accusato pure di atti sessuali con fanciulli, ragazzine sotto i 16 anni che incontrava nel suo appartamento. Più grave, soggettivamente, la situazione del 27enne, non solo ritenuto colpevole di un «reato ignobile», ma propenso alle maniere forti. «Risolve i suoi problemi con la minaccia e la violenza» ha detto la pp Tuoni riferendosi ai suoi precedenti ma anche a un episodio presente sull’atto d’accusa, ovvero l'aver minacciato e schiaffeggiato una ragazza che lo stava guardando, al McDonald di Lugano. Ma per quanto riguarda la presunta violenza, secondo l’avvocato difensore Marco Masoni, bisogna «contestualizzare»: «erano giovani allo sbando, che avevano fatto della promiscuità e degli stupefacenti il loro quotidiano». Domattina è attesa la sentenza delle Assise criminali.

© Regiopress, All rights reserved