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Luganese
21.09.2019 - 11:200

Un piano decennale per il laghetto di Muzzano

Cantone e Pro Natura rinnovano l'accordo per la gestione del bacino

Obiettivo per i prossimi dieci anni: favorire la biodiversità, limitando la proliferazione del canneto sulle superfici terrestri

Il laghetto di Muzzano ha un nuovo e decennale piano di gestione. L’accordo è stato raggiunto da Pro Natura – proprietaria del bacino dal 1945 – e dall’Ufficio natura e paesaggio (Unp) del Dipartimento del territorio. E così, dopo il piano precedente (2005-15) e il relativo monitoraggio di quanto fatto (2014-16), il bacino di origine glaciale è entrato in una nuova fase gestionale con l’obiettivo principale di favorirne la biodiversità.

«Il monitoraggio è servito a verificare il successo delle misure messe sin lì in atto – spiega Massimiliano Foglia dell’Unp –. Alcuni obiettivi erano stati raggiunti, mentre per altri è emersa l’esigenza di ricalibrarli. Lì è nata la necessita di riorientare la gestione». In particolare, sotto accusa sembrerebbe esserci la proliferazione del canneto terrestre. Una pianta – «che ha una valenza fondamentale per esempio per gli uccelli acquatici» – che era in forte regressione, a causa dei noti problemi d’inquinamento che per decenni hanno peggiorato la qualità delle acque del lago, dove si riversavano fino agli anni Ottanta le canalizzazioni dei comuni che vi si affacciano. «Grazie alle misure intraprese siamo riusciti a invertire questo trend: la pianta ha aumentato la sua superficie». Un’ottima notizia, ma che ha portato a una conseguenza meno positiva: «Il canneto tende a invadere anche la terraferma e questo non è un bene perché ha iniziato a creare delle monoculture, a scapito di vegetazioni palustri più pregiate». Il nuovo piano decennale introduce dei cambiamenti proprio per contrastare questa nuova situazione: «Tagliando i canneti in inverno li rafforziamo. Anticipando lo sfalcio di quelli terrestri in estate, ma mantenendo il taglio invernale per gli acquatici, li indeboliamo». Lo spazio lasciato libero sulle rive permetterà di rafforzare invece il cariceto, «un’associazione vegetale pregiata e rara, luogo di rifugio, caccia e alimentazione, per una serie di organismi animali».

Ninfee, troppo presto per il ritorno

Al nuovo piano decennale partecipano inoltre anche i privati. «Le aziende agricole ricevono degli incentivi per favorire la biodiversità. Hanno pertanto già iniziato a operare quest’estate coerentemente con i nuovi indirizzi». «Siamo soddisfatti di quanto fatto fin qui – conferma anche Martina Spinelli di Pro Natura –, quindi continuiamo in questa direzione. C’è però da valutare su come agire meglio per la qualità delle acque». Il problema del laghetto di Muzzano è che è eutrofico: ha troppi elementi nutritivi dissolti nell’acqua, fosfati soprattutto, eredità principalmente delle acque fognarie che si riversavano lì. «La qualità delle acque è in fase di miglioramento, ma lento – puntualizza Foglia –. Vogliamo accelerare questo processo e stiamo progettando delle misure per farlo. Ma è prematuro per parlarne».

Tre anni fa è ricomparso spontaneamente il potamogeton, che aiuta a ossigenare le acque e crea un ambiente protetto per coleotteri e altre specie. «Fino all’anno scorso è andata bene, ma quest’anno non è fiorito molto. Dobbiamo capire come mai» osserva Spinelli. Troppo presto invece per parlare del ritorno di un’altra pianta che caratterizzava il laghetto: la ninfea. «Stiamo valutando se fare una reintroduzione delle ninfee, ma non è previsto nei prossimi cinque anni. Abbiamo altre priorità» sottolinea Spinelli. «È ancora presto per parlarne – conferma Foglia – Non è la nostra priorità dal profilo ecologico. Quando torneranno significherà che saranno state risolte altre problematiche».

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