Luganese
25.06.2019 - 16:460
Aggiornamento : 18:44

Tram, sì allo studio sul mantenimento della linea collinare

Dopo una lunga discussione, passa in Gran Consiglio l'emendamento socialista per approfondire anche questo scenario

Tram-Treno del Luganese, la storia non è finita. Con 51 voti favorevoli, 21 contrari e 7 astenuti – e dopo una lunga e animata discussione – il Gran Consiglio ticinese ha approvato poco fa l'emendamento socialista per effettuare uno studio che valuti più approfonditamente – a livello di costi e di utenza, per esempio – l'eventuale mantenimento della linea collinare della Ferrovia Lugano-Ponte Tresa (Flp) e dell'altrettanto eventuale istituzione della fermata Sant'Anna in zona ex stabile Bsi (oggi Efg). «Il progetto ha ancora margini di miglioramento, in particolare relativi al mantenimento della linea di collina – la posizione di Bruno Storni (Ps) –, purtroppo non si vuole imparare dagli errori del passato smantellando la Bioggio-Lugano. Gli errori che facciamo oggi li pagheremo molto cari fra vent’anni, bisogna agire con lungimiranza.  Rischiamo di rimanere in colonna e nei Tilo sovraffollati per altri decenni». Con queste parole il deputato socialista ha ritirato il rapporto di minoranza firmato in Gestione dal suo gruppo e dai Verdi, sostituendolo però – in seguito a un accordo trovato ieri in commissione – con l'emendamento.

Una novità che ha seccato il consigliere di Stato Claudio Zali: «È una richiesta assurda e insensata» ha detto a più ripreso, snocciolando poi otto motivi per i quali sarebbe fuori luogo. Dalla coerenza (nel giugno dell'anno scorso il parlamento approvò il credito per la realizzazione della prima fase del Tram-Treno del Luganese) all'esiguo numero di utenti, dagli elevati costi di gestione a un assente consenso locale e federale, passando per i tempi sbagliati nei quali la proposta è stata formulata. Fino a scagliarsi contro le associazioni – quali Ata, Stan e Cittadini per il Territorio – che starebbero dietro all'istanza. «Significherebbe tornare in parlamento con 5 anni di ritardo se tutto va bene rispetto alla tempistica attuale – la valutazione del direttore del Dipartimento del territorio –, a causa di saccenti capricci di queste associazioni».

Un affondo che non è piaciuto a diversi deputati della Sinistra e che ha scatenato una breve polemica sulla questione, rientrata poi per dibattere effettivamente nel merito dell'emendamento. Da più parti si sono chiesti chiarimenti – Michele Foletti (Lega) ha sostenuto che non si può votare qualcosa che andrebbe a carico per il 42% dei Comuni senza averli interpellati – sulla formulazione dell'emendamento. Una volta chiarito questo, dopo la pausa e la relativa riunione della Gestione, l'articolo 5 è stato accettato con la relativa aggiunta, bocciata solo da Lega e Udc.

Approvato invece a larghissima maggioranza il messaggio nel suo complesso: il Consiglio di Stato avrà ora a disposizione i 3,5 milioni in più che ha chiesto per riprogettare una serie di modifiche al progetto iniziale, affinché sia possibile evadere circa 2/3 delle 127 opposizioni.

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