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25.05.2019 - 06:100

Aeroporto di Agno, crederci o no?

Sul piano di rilancio da 50 milioni a confronto Martino Rossi e Marco Romano

Abbiamo messo a confronto Marco Romano, consigliere nazionale Ppd (e presidente dell’Associazione passeggeri) favorevole, e Martino Rossi, ex capogruppo del Ps a Lugano, contrario.

Perché credere in un possibile rilancio dell'aeroporto, e perché no? È un ‘atto di fede’ come si dice?
Romano: «Assolutamente no, è questione di pragmatismo e di lungimiranza. Non dobbiamo creare un aeroporto: abbiamo una struttura creata 80 anni fa, e rappresenta un potenziale che molte altre regioni non hanno. In tutta la Svizzera si investe negli aeroporti regionali, sarebbe riduttivo in Ticino dire: adesso va male chiudiamo tutto».
Rossi: «È tema di evidenza, non di credenza. Abitanti, posti di lavoro, prodotto interno lordo sono aumentati di molto dal 2006 (inizio LASA), mentre l’utilizzo dell’aeroporto è diminuito: 92'000 passeggeri in meno (aviazione di linea, commerciale, privata, scuola volo) e 4'000 decolli e atterraggi in meno. Il piano di rilancio prospettato punta su ipotetici 326’000 passeggeri nel 2045 (!), tre volte gli attuali, e 30'000 movimenti (1,6 volte gli attuali), senza neppure interrogarsi sull’impatto ambientale. Occorre allungare la pista, espropriare terreni, rifare il terminal, aprire nuove linee su Londra, Parigi, Roma, e si ipotizzano persino droni per passeggeri…Un libro dei sogni!».

La chiusura di Agno provocherebbe contraccolpi all'economia?
Rossi: «L’economia ticinese ha forse sofferto per il declino dell’aeroporto, il fallimento delle compagnie, l’interruzione dei voli su Ginevra? Perché, se l’aeroporto fosse così importante e promettente, le associazioni economiche interrogate dagli autori del piano di rilancio non hanno proposto un pool di investitori privati, ma scaricano i rischi tutti sull’Ente pubblico?».
Romano: «Parliamo direttamente di una settantina di lavoratori dell’aeroporto, e poi di numerosi settori per i quali l’aeroporto non è una necessità assoluta, ma è un plusvalore. E poi: si continua a pensare a un certo tipo di economia, ma è riduttivo limitare la discussione a un solo settore. Non è qualche cosa di elitario: c’è una parte di Ticino che si muove in aereo. Lo dico io che non sono luganese e che prenderò l’aereo due volte all’anno. È un valore aggiunto per tutti. Oggi sono a Berna ma nessuno si sogna di chiudere Belp, anche se siamo poco distanti da Zurigo.

Le cifre in gioco sono troppo elevate per una città indebitata? O come si è fatto il Lac, si può ‘rifare’ Agno?
Romano: «Si parla di 50 milioni spalmati su 15 anni, secondo me è una somma assolutamente sopportabile. Ma poi dovremmo ricordarci della nostra storia. Se non avessimo investito in infrastrutture, l’ultima AlpTransit, costata 23 miliardi, il Ticino non sarebbe quello che è oggi. Sono investimenti che vanno visti in un’ottica di investimento per le prossime generazioni».
Rossi: «Il Lac è sempre pieno, l’aeroporto sempre vuoto. Lo sforzo finanziario richiesto a Città e Cantone è enorme. Per sostenere la gestione corrente di LASA negli ultimi 13 anni sono stati spesi 13 milioni di franchi, e sono stati deliberati investimenti per 24. Per il risanamento e la copertura dei futuri disavanzi stimati occorrono 27 milioni. Per le infrastrutture non ancora finanziate, 48 milioni, di cui 13 a carico diretto dell’Ente pubblico e 35 da ottenere tramite prestito bancario, per un esito quanto mai incerto, dopo il 2031...».

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