Chiara Zocchetti
Lugano
23.10.2017 - 08:490
Aggiornamento : 15.12.2017 - 17:12

'Derive da fermare', sull'accoltellamento di Lugano Bertini richiama la giustizia al suo ruolo

Pene più severe? Non necessariamente, ma la giustizia deve rimboccarsi le maniche. Parola di Michele Bertini, che passato un giorno e mezzo dai fatti di sabato mattina ci dice la sua, precisando il pensiero. «Fortunatamente a Lugano fatti del genere non si ripercuotono settimanalmente o mensilmente. Sono ancora degli episodi; però gravi, che preoccupano, perché con 12 persone coinvolte e quattro feriti, si parla di un regolamento di conti, non so se sia vero, ma insomma è già un episodio di troppo. Constato che per episodi anche molto meno gravi, lo Stato non riesce a dare risposte, delle misure sufficientemente efficaci, e deterrenti» ci dice il vicesindaco di Lugano, titolare del Dicastero sicurezza e spazi urbani.

Perdita di fiducia

La giustizia non riesce insomma a fermare sul nascere le derive di violenza che vede i protagonisti della stessa agire quasi indisturbati, «Questo ha per conseguenza una recidiva, che va aggravandosi cammin facendo. Se io non vengo punito per il pugno, per l’aggressione prima o poi farò qualcosa di veramente molto grave. C’è anche una seconda conseguenza: la perdita di fiducia da parte dei cittadini verso le istituzioni. Ripeto: io non so chi siano le persone coinvolte nel caso di venerdì, ma si sa che personaggi ben conosciuti ogni mese ne combinano una, e non succede mai niente, mentre per altri tipi di reati, il paragone si fa sempre con la circolazione, si procede con una solerzia e una rapidità assoluta. Il cittadino che commette un’infrazione con l’auto riceve subito un decreto d’accusa, se è un funzionario pubblico ha la carriera preclusa, se è dirigente dell’economia viene additato come un pirata stradale. C’è una perdita di fiducia anche da parte della polizia che è sul campo, nei confronti dell’autorità giudicante. Quando sei un poliziotto, in tutto il Cantone sottolineo, sai perfettamente che ogni settimana ti occuperai di un tipo che mena le mani nel bar, e non gli succede mai nulla. Non so se è una questione di pene più severe o di applicazione di quando già in vigore, ma dal mio osservatorio di Lugano, e sono da quattro anni a capo del Dicastero polizia, posso parlare con una certa visione d’insieme: lo Stato non riesce a dare una risposta concreta a questi fenomeni. Si dice è stato solo un pugno, una rissa. Poi quando succede il fatto tragico, ricordo la morte di Damiano Tamagni a Locarno, o ancora più recentemente il fatto della Rotonda di Gordola, tutti si indignano e parlano sotto l’onda dell’emotività... e alla fine il discorso cade nel dimenticatoio». Però, inevitabile chiedere anche: la Polizia che fa? «La Polizia è soltanto un anello della catena. Serve una risposta dell’autorità giudiziaria che sia efficace e deterrente, e oggi non è il caso. Io non sono un giurista; alcuni amici che lo sono mi fanno capire che gli strumenti già esistono, ma andrebbero applicati diversamente».

Lugano città violenta?

Lugano una città violenta durante la notte? «Ultimamente ha fatto parlare molto più Locarno, per fatti di violenza serale, ma il mio discorso è più ampio. Lugano sta fortunatamente molto bene sotto il profilo della sicurezza, se guardiamo le statistiche, ma sono nella conferenza dei direttori della sicurezza delle città svizzera, e posso assicurare che questi problemi toccano tutto il paese. Vorrei ricordare che qualche settimana fa la Polizia cantonale fece un controllo piuttosto importante in una discoteca del centro di Lugano, e venne criticata. Naturalmente non si può generalizzare, ma è noto in tutto il mondo che certi ambienti della vita notturna possano contenere aspetti malavitosi, e la nostra polizia comunale non ha nemmeno la facoltà di indagare più di tanto. Però è vero, questa violenza diffusa che circola nella notte mi preoccupa. Lo ripeto da quattro anni, e qualcuno ancora tende a sminuire».

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