Gabriele Putzu
Luganese
18.05.2017 - 12:180

Don Scordio: 'Mai portato soldi a Lugano'

''Non  ho mai avuto rapporti con la 'ndrangheta, il movimento dei soldi è tutto documentato, per cui non posso essere accusato di appropriazione indebita. Chi mi accusa di aver portato soldi in Svizzera a mio fratello mente''. È la sintesi di un'ora di interrogatorio a cui è stato sottoposto don Leonardo Scordio, 70enne parroco di Isola Capo Rizzuto (Cotrone) fermato lunedì scorso nell'ambito dell'operazione Jonny.

Un'inchiesta che, stando alla Direzione distrettuale di Catanzaro, oltre a smantellare la cosca Arena, ha scoperchiato le ingerenze della 'ndranghetà nel centro di accoglienza per migranti di Sant'Anna di Isola Capo Rizzuto, gestito dalla ong Misericordia di cui il sacerdote era uno dei responsabili unitamente a Leonardo Sacco, ex governatore dell'associazione, pure lui fermato lunedì scorso.

A sostenere che il sacerdote avrebbe portato i soldi a Lugano, per consegnarlo a un fratello che qui vive da 40 anni, sono alcuni collaboratori di giustizia. Non è dato notizia della esistenza di atti investigativi che proverebbero l'accusa: nell'ordinanza di fermo di indiziato di delitto, non se ne parla. Il sacerdote è infatti accusato di associazione mafiosa, malversazione e truffa allo Stato.

Don Scordio, riferiscono i difensori Francesco Verri e Giancarlo Pittelli (gli stessi che assistono Leonardo Sacco), ha risposto alle domande del gip Abigail Mellace sostenendo di non aver mai avuto alcun rapporto con la criminalità organizzata. Il sacerdote si è chiamato fuori dalla gestione del Cara.
A proposito dei 132 mila euro (quelli che per i pentiti sarebbero finiti a Lugano) ricevuti per svolgere ''assistenza spirituale agli immigrati'' per conto della Misericordia, don Edoardo ha affermato sono servitri per finanziare lavori nella parrocchia tra cui la sistemazione di otto chiese. Quei soldi, ha detto, erano previsti da una convenzione tra due enti privati, la Misericordia e la parrocchia.

Al termine dell'interrogatorio i difensori hanno chiesto che non venga disposta nei confronti di don Scordio la misura cautelare in carcere o che vengano disposti i domiciliari. La decisione nel giro di qualche giorno.

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