I temi del pomeriggio al Cisa saranno la lotta non violenta per la libertà, il rispetto dei diritti umani e dell’autodeterminazione dei popoli

A Locarno, domenica 14 giugno alle 16.30 al Conservatorio internazionale delle scienze audiovisive (Cisa), un documentario seguito da una tavola rotonda metterà in evidenza come, da almeno 50 anni, le donne saharaui sono in prima fila nella lotta non violenta per la libertà, e il rispetto dei diritti umani, fra cui il diritto all’autodeterminazione del popolo del Sahara Occidentale, territorio occupato dal Regno del Marocco.
L'appuntamento è organizzato dai Comitati svizzeri di sostegno al popolo saharaui, in collaborazione con il Festival dei diritti umani di Lugano. Interverranno alla tavola rotonda: Abida Hadia, parlamentare nazionale saharaui; Marina Carobbio, consigliera di Stato, Paolo Bernasconi, Samantha Bourgoin, parlamentare cantonale e vicepresidente dei Verdi Svizzeri, Lucia Tramèr, co-presidente Comitato svizzero di sostegno al popolo saharaui. Un rinfresco sarà offerto a conclusione dell’incontro.
“A causa del loro attivismo pacifico, le donne saharaui sono vittime di una sistematica violazione dei diritti umani messa in atto dalle autorità marocchine, le quali utilizzano deliberatamente una strategia di repressione allo scopo di ingenerare paura nella popolazione saharaui e impedire il legittimo e libero esercizio dei diritti di espressione, di riunione pacifica”, spiegano i promotori in una nota inviata ai giornali. La repressione attuata dal regime marocchino è brutale e colpisce particolarmente le donne saharaui, come ben documentato dal cortometraggio ‘Insumisas. Donne in lotta nel Sahara occupato’, realizzato nel 2023 dall’Instituto Hegoa e prodotto da Forward Films con il finanziamento di Euskal Fondoa, che sarà proiettato con sottotitoli in francese.
“Il territorio del Sahara Occidentale non è accessibile ai media internazionali, come non lo è neppure alle persone impegnate nella difesa dei diritti umani; anche all’Alto commissario ai Diritti umani delle Nazioni Unite è vietato l’accesso al territorio. Dal 1975 il popolo del Sahara Occidentale attende di poter esercitare il diritto all’autodeterminazione promessogli e dovutogli dalle Nazioni Unite. La Missione Onu (Minurso), voluta per l’organizzazione del referendum, non ha ricevuto il mandato di sorvegliare il rispetto dei diritti umani nel territorio illegalmente occupato e quindi non è in grado di documentare e riportare alla sede centrale dell’Onu le violazioni che vengono regolarmente perpetrate dall’autorità d’occupazione. Le manifestanti vengono frequentemente imprigionate nelle carceri marocchine dove sono vittime di gravi violazioni quali la detenzione arbitraria, la tortura fisica e psicologica, molestie sessuali, diffamazione e marginalizzazione economica. Appare legittimo dunque chiedersi cosa succede allorquando l’autorità occupante arma il sistema patriarcale vigente. Ovvero, come affrontare le violazioni perpetrate dal Marocco contro le donne saharaui in particolare a causa del loro sesso?”.