L'entrata dello stabile in via Albarelle 14
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23.05.2020 - 06:000

Venduto il Museo Epper Ascona. Rinascerà così...

Il prossimo ottobre il trasloco con nuovi spazi espositivi e atelier. Ma le critiche contro il cambiamento di sede non si placano

Il Museo Epper di Ascona lascerà lo stabile in via Albarelle 14, che è ormai passato di mano. La Fondazione Epper, presieduta dal municipale e vicesindaco del Borgo Maurizio Checchi, lo scorso febbraio ha firmato il contratto di vendita, cedendo casa e giardino al vicino albergo Eden Roc, di proprietà del "Tschuggen hotel group". Una manovra che nel corso dell'ultimo anno ha suscitato aspre critiche, una raccolta di firme (oltre 1500) e persino la reazione dei discendenti di Ignaz e Misha Epper a difesa del testamento della loro congiunta.

La decisione della Fondazione, sicuramente difficile e per certi versi dolorosa, ha le sue motivazioni. Le spiega lo stesso Checchi: «Ci siamo trovati di fronte a due alternative. Chiudere il museo in via Albarelle per mancanza di fondi oppure vendere e spostarci in un'altra sede. L'edificio lasciato dagli Epper 40 anni fa è in pessimo stato, tanto da necessitare una ristrutturazione urgente che, secondo i calcoli degli esperti, ci sarebbe costata 1,2 milioni di franchi. Senza questi lavori, è diventato impossibile garantire la sicurezza e l'apertura al pubblico degli spazi espositivi». La Fondazione i soldi per la riattazione non li ha mai avuti e non avrebbe mai potuto racimolarli vendendo opere degli Epper, come previsto dagli statuti. «Inoltre ci sembrava importante conservare la loro eredità culturale, evitando di smantellare la collezione. Abbiamo quindi optato per la cessione dello stabile e del terreno al gruppo Tschuggen».

La cifra ottenuta, stando a nostre fonti (e per altro Checchi conferma) ammonta a 3,7 milioni di franchi. Una somma cospicua: «Con parte di questi soldi, come richiestoci esplicitamente dall'Autorità di vigilanza sulle fondazioni che ci ha seguiti passo a passo nell'operazione, acquisteremo in comproprietà un grande edificio storico in Carrà dei Nasi 1, a ridosso di via Borgo, oggi interamente della Fondazione Rolf Gérard. Lo spazio espositivo a nostra disposizione sarà maggiore rispetto a quello che abbiamo in via Albarelle».

Ma c'è di più: «Le nuove possibilità finanziarie ci permetteranno di valorizzare, curare e rendere accessibili al pubblico, senza fine utilitario, l'opera artistica degli Epper. Inoltre potremo ottimizzare l'archivio e metterlo a disposizione degli studiosi e, più in generale, di tutti gli interessati. Avremo anche locali dove creare degli atelier per accogliere artisti. Ci sarà un curatore, che dovrà approfondire le possibilità di entrare in una rete di collaborazioni con altre istituzioni espositive nel Borgo, come pure fuori dai confini asconesi. Tutto ciò lo potremo fare proprio perché disponiamo di una nuova solidità finanziaria». Tanti obiettivi contemplati negli scopi della Fondazione, contenuti nel testamento. Scopi che negli scorsi mesi erano stati modificati per quanto riguarda l'ubicazione del museo, sostituendo "nella casa Epper" con un semplice "nella sede"; era così stato tolto un vicolo che bloccava la vendita della proprietà.

Ad ottobre il trasloco

Quando traslocherete? «Lo spostamento è previsto il prossimo mese di ottobre».

Cosa ne sarà dello stabile in via Albarelle? «Su casa e giardino non sono stati posti vincoli storici o architettonici, quindi tutte le possibilità sono aperte. Dipenderà dai nuovi proprietari. Per quanto mi è dato di sapere, il gruppo Tschuggen sarebbe intenzionato a restaurare la casa e a valorizzarla».

La manovra è stata contestata dai discendenti di Misha Epper. «È vero - ammette l'intervistato -. Io stesso ho parlato con loro per spiegare le nostre ragioni e so per certo che anche l'Autorità di vigilanza li ha contattati».

Nuove contestazioni

Alla schiera di chi ha avanzato dubbi sull'agire della Fondazione si aggiungono oggi i consiglieri comunali asconesi Piergiorgio Nessi e Valerio Sala, che in una presa di posizione ripercorrono la vicenda, esprimendosi "a nome delle persone che hanno creduto nel salvataggio del luogo di memoria dei coniugi Epper, sepolti nel giardino della loro dimora, nonché della sede del Museo con l’atelier degli artisti". I due si chiedono com'è possibile "che tutta l’operazione sia avvenuta in poco tempo e in modo omertoso; si tratta di una proprietà destinata a uso pubblico e in più patrimonio degli asconesi, poiché per circa 40 anni esentasse. È incredibile, ma purtroppo vero, che l’appello per salvare il Museo Epper firmato da più di 1'500 persone sia rimasto senza risposta". Firme, lo ricordiamo, consegnate all'Autorità di vigilanza sulle fondazioni.

Nessi e Sala specificano che, oltre alle opere, in via Albarelle ci sono l'atelier degli Epper e l'arredamento originario. Per i visitatori è un tuffo nell'atmosfera del loro vissuto e nel luogo della loro sepoltura: "In questo senso non avrà più ragione lo studio delle opere artistiche, perché tolte dal posto della loro creazione, non si potrà più comprendere la loro ispirazione". Nella presa di posizione viene deplorata la perdita di "un patrimonio di grande valore dell’espressionismo svizzero in questa sede, aperta a tutti"; perdita che, non c'è da dubitarne, verrà stigmatizzata "dai nostri ospiti svizzero tedeschi che commenteranno questo affare della vendita del Museo in modo pragmatico: typisch tessiner!". Da parte dei due consiglieri comunali non mancano critiche al Municipio, che a loro dire si è lasciato sfuggire l'occasione di contribuire alla creazione, ad esempio, di "un auspicato centro dell’Espressionismo svizzero con la possibilità di residenza per ricercatori" nella casa in via Albarelle 14.

La conclusione: "Possiamo solamente sperare che in qualche modo, in accordo con i nipoti (se lo vorranno) di Mischa Epper il Municipio si prenda almeno la responsabilità di allestire al cimitero di Ascona un posticino dedicato alla coppia di artisti che hanno trascorso una gran parte della loro esistenza da noi, partecipando alla vita culturale del nostro Borgo". Mentre poche sono le speranze che l'edificio venga salvato da un vincolo di protezione come monumento storico culturale.

Checchi: 'Siamo stati trasparenti'

Su un punto Checchi vuol essere chiaro: «Siamo stati trasparenti e abbiamo fornito informazioni chiare a tutti quelli che ce le hanno richieste. Il Municipio ha ricevuto comunicazioni precise su quanto stava avvenendo, ma a suo tempo ha deciso di non contribuire finanziariamente».

Nessi e Sala affermano che fino a pochi giorni fa la Fondazione non ha confermato l'avvenuta vendita, in verità siglata verso fine febbraio. «Ho sostenuto pubblicamente che era sul tavolo della Vigilanza, perché doveva ancora superare lo scoglio di eventuali ricorsi - spiega Checchi -. Una fase giuridicamente obbligatoria che si è prolungata a causa del Covid-19. Ora l'iter è concluso e quindi posso confermare l'avvenuto passaggio di proprietà».

La storia del museo Epper

Il museo in via Albarelle è aperto al pubblico dal 1980, per disposizione testamentaria di Mischa Epper, moglie di Ignaz Epper (1892-1969). Quest'ultimo era uno dei grandi protagonisti dell'espressionismo svizzero, mentre la moglie (1901-1978) era un'artista con predisposizione per un genere di scultura che si situa nella tradizione francese.

La rinascita passerà dallo spostamento delle opere in una nuova sede; una manovra che verrà seguita da vicino dagli appassionati d'arte. Tante persone che si attendono, dalla ritrovata solidità finanziaria della Fondazione, un rilancio sia dal punto di vista espositivo, sia per quanto riguarda la valorizzazione del patrimonio culturale lasciato dai due artisti.

 

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