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Locarnese
16.08.2019 - 06:100
Aggiornamento : 08:36

Dentro i Movie&Media Labs, dove la tecnologia è creatività

Grande affluenza di giovanissimi ai laboratori Supsi durante il Locarno Festival. Parola al coordinatore Luca Botturi e a Google (in carne ed ossa)

Hanno un debole molto palese per i videogame; non disdegnano professioni in crisi come il giornalismo; dicono di non leggere fumetti, ma poi, al Comics Lab, citano Topolino e La Pimpa; dategli un tablet, e vi solleveranno il mondo. Sono i giovani dai sei ai quindici anni che popolano i Movie&Media Labs (www.momelabs.ch), iniziativa riproposta lungo tutto l’arco del Festival del Film dalla Supsi, da quest’anno in collaborazione con le Alte scuole pedagogiche di Svitto e Grigioni.

Luca Botturi è il coordinatore di un progetto che vede l’appoggio di un paio di colossi come Wikimedia e Google, il secondo dei quali è rappresentato da Verónica Gebhardt, Computer science program manager, un’occasione per noi di vedere Google in carne ed ossa.

«Non siamo qui per scovare talenti – esordisce Gebhardt – ma per mettere in contatto giovani che parlano la stessa lingua, che hanno il medesimo background. In più, vogliamo offrire loro l’opportunità di incontrare i nostri role model, così che possano dare un volto a Google, incontrando le persone che vi lavorano». La program manager esprime la felicità di essere stata nuovamente parte del Locarno Film Festival a fianco della Supsi e quella di «organizzare gratuitamente i workshop di Google CS First», con relativa ‘sfida’ finale di videogame. Per chi non si cibasse d’informatica, Google CS First è un corso pronto all’uso per studenti dai 9 ai 14 anni, articolato su una serie di video che insegnano le basi dell’informatica tramite il linguaggio di programmazione a blocchi di Scratch (uno degli strumenti principali per avvicinare i giovanissimi alla programmazione). «Vogliamo che studenti, genitori e insegnanti sperimentino il potere e la creatività offerti dall’informatica e ne vedano la connessione con un’ampia varietà di settori» dice Gebhardt. «Siamo qui anche per far capire ai ragazzi che la tecnologia non è soltanto qualcosa che può essere usata, intesa come oggetti tecnologici, smartphone, tablet, o software, ma anche qualcosa con cui creare». Quale migliore occasione di Locarno, per sperimentare quanto di tecnologico ruota attorno all’industria cinematografica?

Piccoli giornalisti crescono

«C’è chi crede che l’accoppiata bambini-computer non significhi creatività», dice Botturi. «E invece ci accorgiamo che quando li facciamo lavorare con i tablet per creare la stop motion sono un’esplosione di idee». Accade nel Comics Lab, dedicato alla fascia d’età 9-11: «Il fumetto è vicino al cinema, c’è da sequenzializzare una storia, lavorare sulle inquadrature, sulle emozioni, sui colpi di scena».

I lab 2019 possono considerarsi un successo, visto che le iscrizioni sono state più del doppio dello scorso anno. Il videogame Challenge è andato subito sold-out e il potenziamento di questo laboratorio è in cantiere. Oltre le aspettative è andato anche il News Lab, una piccola scuola di giornalismo estesa alla radiofonia. «Questa è la partnership con Wikimedia, le news confezionate dai ragazzi sono rilanciate su Wikinews. Raccontare è bello, i ragazzi imparano a scrivere, a fare sintesi, a porre le domande giuste». E così anche lo Storylab, segno della voglia di entrare ‘dentro’ il cinema in modo tecnico e critico.

Più ragazze programmatrici

In ambito di robotica, grande importanza riveste il Roberta Lab, progetto partito dalla Germania col supporto del Google Funding. «La metodologia – spiega il coordinatore – ha lo scopo di avvicinare le ragazze alla robotica. La portano qui i colleghi dei Grigioni». Più ragazze per i futuri workshop – oltre che un’offerta per i ragazzi del liceo, fascia d’età per ora scoperta – è anche una delle mission future di Google per il prossimo anno, a fianco della Supsi. «Ho studiato questa dinamica», spiega Botturi a nome di entrambi. «È un problema di percezione. Ci immaginiamo l’informatico uomo, da solo con le sue macchine. I role model che ti mostrano opzioni diverse, applicate alla salute, o alla cura dei più piccoli, per esempio, aprono nuovi scenari».

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