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13.08.2019 - 17:05

Film in Ticino, foto 'rubate' per la vetrina dei luoghi perfetti

La Ticino Film Commission integra nella sua 'location guide' le immagini attinte dai profili Instagram e Facebook degli utenti

di Davide Martinoni
film-in-ticino-foto-rubate-per-la-vetrina-dei-luoghi-perfetti
La Ticino Film Commission
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Sfruttare l’entusiasmo, il potenziale artistico e la curiosità degli utenti dei “social”. Canalizzarne la produzione in termine di immagini. E così facendo moltiplicare i punti di vista su luoghi e situazioni, per poi proporli a chi – da ogni angolo del mondo – vuol venire a fare cinema in Ticino. Le buone idee ci sono: basta saperle sviluppare a proprio beneficio e consumo.

Quanto presentato ieri mattina dai vertici della Ticino Film Commission (Tfc) con sede a Locarno (presidente Nicola Pini, direttrice Nadia Dresti) non è un’idea da “copyright” – c’è già ed è in un software – ma Elia Frapolli (ricordate?) l’ha trasformata in una grossa opportunità. Stiamo parlando del nuovo profilo della “location guide”, quella sorta di catalogo online con cui la Tfc promuove il nostro territorio mettendo il focus sui possibili “set” in cui produzioni cinematografiche internazionali possano trovare ciò che più si attaglia alle loro esigenze.

Finora la “location guide” ticinese era caratterizzata da una quarantina di luoghi ritenuti interessanti e per questo debitamente pubblicizzati. Per fare il salto di qualità – leggi aumento delle “location” da mettere in vetrina – i casi erano due: o seguire le orme di Film Commission come quelle di Toscana (che conta 2’000 possibili “location”) Apulia o Zurigo, dove per altro le risorse sono altre; oppure inventarsi qualcosa.

Un vero e proprio catalogo costruito sulle foto di chi alimenta Instagram e Facebook

Quel “qualcosa” lo ha illustrato l’ex direttore di Ticino Turismo Elia Frapolli, autore a suo tempo dello studio di fattibilità che aveva poi dato vita alla Tfc. Consiste nell’attingere dai profili Instagram e Facebook di chi ha visitato il nostro territorio le più belle immagini del “loro” Ticino, e poi catalogarle per generi (ad esempio “edifici sacri”, “scorci vallerani con cascata”, “ville d’epoca” e moltissimi altri soggetti).

Il risultato è un catalogo “democratico” sempre più consistente dal quale l’operatrice della Tfc, tramite parole-chiave, possa pescare il luogo... dei sogni del regista o del produttore di turno. Al quale sarà poi fornito – come già si fa – tutto l’appoggio organizzativo e logistico per poter concretamente “girare” sul posto. La raccolta di immagini è in corso: nel giro di un anno, grazie all’apporto dell’intelligenza artificiale, si conta di averne a disposizione circa mezzo milione.

Non è tutto: parallelamente, 3 registi ticinesi di nascita o d’adozione (Erik Bernasconi, Klaudia Raynicke e Francesco Rizzi) hanno prestato occhio e sensibilità per raccontare, in immagini, delle storie su siti accomunati da un soggetto (Raynicke ha ad esempio approfondito quello dei luoghi fermi nel tempo). Tutto ciò per indagare più in profondità un territorio ricchissimo, il cui potenziale di accoglienza – anche nel contesto delle produzioni cinematografiche – è pari alle scoperte di ogni singolo ospite che alimenta il suo profilo “social”.

Il lavoro della Ticino Film Commission, ha spiegato Pini, si è basato finora su elementi come il passaparola e il forte legame con il Film Festival (e relativi agganci internazionali, coltivati da Nadia Dresti, già lungamente operativa nella rassegna). Tramite la “production guide” la Tfc fornisce competenze a ccesso diretto ad opportunità di lavoro, e con la “location guide” viene appunto venduto il potenziale a disposizione.

«La Ticino Film Commission è un progetto esemplare di politica economica, che un impatto reale sul fronte culturale ed economico – ha sottolineato Stefano Rizzi, direttore della Divisione dell’economia –. Le cifre sono lì da vedere: dal 2015 al 2017 ha sostenuto e accompagnato 56 produzioni per 1’130 giorni di riprese, il che ha generato 3’500 pernottamenti e 7’500 pasti. L’indotto economico totale è stimato sui 5 milioni di franchi». La recente conferma del credito quadro cantonale è stata un passo importante, ha rilevato Rizzi, «ma la speranza è che in futuro questo sostegno venga consolidato».

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