Locarnese
05.09.2018 - 05:500

Parroci invisi a parte dei fedeli, sollevati dal vescovo

Don Daniele, don Adam e don Gabriele: destini simili per chi ha cercato di cambiare i metodi ma ha incontrato resistenze fra i fedeli

La Curia vescovile dovrà chiarire con i fedeli di Gordola i motivi esatti dell’allontanamento – o dell’induzione alla partenza – di don Daniele dalla Parrocchia. Una partenza decisa dal vescovo in prima persona e avvenuta repentinamente, a soli 8 mesi dall’“entrata in carica” del nuovo parroco, e basata su critiche (anche anonime) riguardante i cambiamenti apportati nella vita parrocchiale e gli atteggiamenti del prete nei confronti di alcune persone all’interno della comunità di fedeli.

Un chiarimento è auspicato all’interno del “Gruppo Fedeli di Gordola” che aveva chiesto e ottenuto la convocazione (martedì scorso, 28 agosto) di una seduta straordinaria informativa e consultiva del Consiglio parrocchiale (Cp). Dal verbale della seduta, addirittura pubblicato in rete, emergono alcuni fatti certi: don Daniele non faceva l’unanimità fra i parrocchiani, anche in relazione al suo carattere forte e alla sua decisionalità (approccio che invece andava a genio ad altri, e non pochi, vista la formazione di un nutrito gruppo di sostenitori); non andava d’accordo neppure con il suo vicario, don Carlo, probabilmente per gli stessi motivi; per cercare di uscirne il Cp aveva coinvolto la Curia vescovile e proposto di allontanare entrambi i prelati, facendo anche i nomi di possibili sostituti; la Curia ha poi gestito la situazione “denotando scarsa capacità di comunicazione sia con il Cp, sia nei confronti di don Daniele, sia, e non da ultimo, verso la comunità parrocchiale intera”, stando alla verbalizzazione di quanto affermato dall’ex presidente del Consiglio parrocchiale stesso. “Ex” perché fra le conseguenze di queste spaccature vi sono anche le dimissioni del presidente dal Cp, nonché quelle del sindaco di Gordola Damiano Vignuta, nominato a suo tempo in qualità di rappresentante del Comune e poi sostituito dal vicesindaco Giorgio Carrara. Altri strali verso la Curia (accusata di poca sensibilità e scarsa umanità) sono stati lanciati, in assemblea, dall’influente Armando Züllig, pipidino Doc, ex sindaco di Gordola, che aveva apprezzato e voluto don Daniele nel Consiglio di Fondazione di Casa Solarium, ma si è ritrovato dall’oggi al domani con un parroco con le valigie in mano, probabile destinazione la Sicilia, sua terra di provenienza.

‘Innovatori’ invisi alla Curia?

Il caso di Gordola, evidentemente ancora da digerire all’interno di una comunità in subbuglio – in perenne subbuglio, vien da dire, viste le vicende di tutt’altro tenore, poiché penali, che avevano coinvolto in passato don Bassani e don Casiraghi – presenta similitudini con (almeno) altri due che hanno scosso e rattristato le parrocchie ticinesi. Uno è quello di Arbedo, dove don Adam, giunto in Parrocchia per sostituire (dopo 53 anni) lo storico parroco precedente, non facendo l’unanimità era stato l’unico a pagare, invitato a spostarsi altrove dal vescovo di Lugano. Il secondo è quello di Capriasca, realtà parrocchiale frammentata, di non facile gestione viste le variegate sensibilità presenti e le consolidate abitudini locali. Anche lì l’“innovatore” di turno (almeno come approccio alla comunità, in base agli standard precedenti), che risponde al nome di don Gabriele, era stato prima ripreso e invitato a smussare certi angoli, poi messo di fronte ad una situazione che secondo il vescovo rischiava di sfuggire di mano. Il risultato: dopo 3 anni di attività, a don Gabriele, propenso a restare, era stato ordinato di partire.

Lazzeri: ‘Nessuna disinvoltura, ho sempre cercato di mediare i conflitti’

Monsignor Valerio Lazzeri, dalle decisioni che lei ha preso per le tre comunità i cui parroci sono stati allontanati (o sono stati indotti a farlo) sembra emergere il denominatore comune di una eccessiva disinvoltura della Curia nell’eliminare la fonte del problema piuttosto che cercare di mediare fra le parti. Si riconosce in questa critica?
Assolutamente no. Prima di chiedere ad un parroco di trasferirsi altrove – e mi riferisco qui ai tre casi presi in esame, ma non solo – ci sono stati lunghi tentativi di appianare le difficoltà emerse; tentativi che hanno determinato incontri con tutte le parti in causa. Se però si constata che c’è, all’interno della comunità, una divisione crescente che avvelena l’atmosfera, si preferisce optare per un cambio. Questo, anche tenendo conto dello stato d’animo dei parroci, che sentendosi sotto pressione possono dare segni di stanchezza o di disagio.

È un fatto che nei tre casi descritti ‘vincano’ sempre i detrattori, chi cioè non è d’accordo con i metodi o con le decisioni introdotte dal nuovo arrivato.
Ovviamente non si può mettere ai voti la permanenza di un parroco in una determinata parrocchia. Sta al vescovo individuare la soluzione migliore per ogni singolo caso e agire di conseguenza. A Gordola, ad esempio, si è giunti alla percezione che non ci fossero più gli strumenti sufficienti per affrontare i conflitti emersi. E, quando la conflittualità da costruttiva diventa potenzialmente distruttiva, allora bisogna optare per il bene generale della comunità. Non si tratta di far vincere qualcuno e perdere qualcun altro, ma di privilegiare la serenità della comunità parrocchiale, puntando su chi è in grado di fare più unità. E le dirò di più.

Prego.
Oggi, con la realtà social, facilmente si formano i partiti dei “pro” e quelli dei “contro” già in rete, e noi arriviamo quando i conflitti sono già stati approfonditi a dismisura. Non è facile, poi, intervenire.

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