NARA K./OZAKI R.
BENCIC B./PAVLYUCHENKOVA A
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BENCIC B./PAVLYUCHENKOVA A
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TOKYO JAPAN
Ultimo aggiornamento: 19.09.2018 09:00
Il magro bottino (foto: C.V.)
Locarnese
20.08.2018 - 06:200

Non dire gatto se... (il nuovo incubo dei pescatori)

Baffuta, dalla testa schiacciata e dalla grande bocca, alla lanca degli Stornazzi prolifera una specie predatrice assai difficile da catturare

Dopo i pesci siluro, i lucioperca giganti, ecco i pesci gatto (americani). Non c’è pace per le calde acque lacustri del Verbano dove, con preoccupazione, da qualche tempo patiti della lenza e responsabili dell’Ufficio caccia e pesca guardano al proliferare di questa specie non autoctona che sta decimando uova e avannotti della fauna ittica “indigena”.

La segnalazione ci arriva da alcuni frequentatori della Lanca degli Stornazzi di Locarno dove sembra che “banchi di gatti” abbiano trovato casa. Grande predatore, il pesce gatto americano è molto robusto, può vivere in acque povere d’ossigeno e torbide (quando non addirittura inquinate), posizionandosi prevalentemente lungo le sponde. Cacciatore da orari crepuscolari-notturni, si nutre di tutto ciò che di commestibile trova a portata dei suoi baffi. Gli esemplari adulti di questo “felino” acquatico possono arrivare fino a mezzo metro di lunghezza e circa 2 kg di peso. Per arginarne la diffusione, seguendo le disposizioni contenute nell’Ordinanza federale sulla pesca, sono state organizzate delle battute di pesca con le reti (grazie anche alla preziosa collaborazione di Assoreti). Purtroppo, però, le catture non sono andate come previsto. Anche perché quando si sente minacciato, questo pinnato dall’aspetto sgradevole sprofonda nelle melme evitando, così, anche il pericolo delle reti. Solo una sessantina di esemplari ha potuto essere tolta dalle acque del Verbano. Un’altra decina in un secondo momento, cronaca recente; troppo pochi sostengono gli esperti. Oltretutto – ci ha riferito un pescatore professionista di lungo corso che ha partecipato alla battuta di pesca – il pesce gatto presenta degli aculei distribuiti sulle pinne laterali e dorsali, utilizzati per infliggere delle punture alquanto dolorose a chi lo minaccia. Pescatori compresi, che possono anche andare incontro a qualche infezione se non prestano la dovuta attenzione». Proprio questa caratteristica fa sì che non abbia molti nemici naturali (nemmeno gli uccelli ittiofagi osano cacciarlo quando ha raggiunto una certa dimensione).

Resta da chiedersi com’è che questo pesce baffuto, dalla testa schiacciata e dalla grande bocca, sia arrivato nelle acque del Lago Maggiore, dove fino a qualche decennio fa, confermano i conoscitori del Lago, non era presente. Semplicemente è stato il suo frequente impiego quale esca viva a favorirne la diffusione. E ora che ha trovato casa, il famelico gatto americano compie vere e proprie razzie di novellame autoctono. Un nuovo padrone del lago, la prova che la globalizzazione ha colpito anche il mondo della pesca...

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