(Ti-Press)
Locarnese
11.04.2018 - 10:190
Aggiornamento : 13.04.2018 - 10:40

Rogo di Solduno: l'imputato diserta nuovamente l'aula

Aperto il processo in contumacia (dopo la consegna di 6 buste...). In giornata la sentenza

È nuovamente assente l’inquilino piromane accusato di avere dato fuoco a uno stabile di via Franzoni a Solduno, all’alba del 2 marzo del 2017. Agli incaricati che questa mattina dovevano condurlo alle Criminali di Lugano, l'uomo ha manifestato in modo pacifico la volontà di non abbandonare la sua cella.

Atteso in aula già lo scorso 8 marzo, il 56enne aveva disertato l’udienza in seguito a quello che fu definito un tentativo di suicidio, messo in atto in carcere pochi giorni prima. «Si procederà dunque in via contumaciale in base agli articoli di legge», annuncia il Presidente della Corte Marco Villa. «Ha avuto sufficienti possibilità di esprimersi in istruttoria, la Corte sa quella che è la sua posizione processuale». La sentenza è attesa nel pomeriggio.

Sei buste 'post-mortem'

In apertura di processo, Villa riferisce di aver ricevuto nei giorni scorsi una grande busta gialla contenente 6 ulteriori buste sigillate ed affrancate, tutte riportanti la dicitura "post mortem" indirizzate a vari protagonisti della vicenda. Nello specifico, due per la difesa, una per il Presidente, una per la pp ed altre due per chi si era occupato dei reati di natura finanziaria commessi dall'uomo nei confronti dello stabile. «Sembrerebbero buste preparate prima dell’udienza dell'8 marzo – continua Villa – presumibilmente scritte e affrancate prima del tentato suicidio. Preso atto del "post-mortem”, e che l’imputato non è deceduto, non la aprirò e la terrò agli atti», completando poi la consegna ai vari destinatari presenti in aula.

I fatti del 2017: in casa, un arsenale

Difeso dall’avvocato Deborah Gobbi, l’uomo doveva rispondere di tentato assassinio plurimo, incendio intenzionale, rappresentazione di atti di cruda violenza, pornografia, contravvenzione alla Legge federale sulle armi. Di quest’ultimo punto colpiscono, nell’atto d’accusa firmato dalla pp Chiara Borelli, i dettagli di un vero e proprio arsenale ritrovato nell’appartamento dell’uomo una volta domate le fiamme: pugnali, baionette, revolver, mitragliatrici, carabine, polvere da sparo, una quantità impressionante di munizioni e una copia del ‘Mein Kampf’.

Un piano ben più articolato

Quanto accaduto nel 2017, secondo l’accusa, sarebbe la minima parte di un piano ben più articolato messo in atto dal presunto colpevole dopo avere ricevuto una diffida per mora nel pagamento di una pigione. Una sanzione vissuta come la ritorsione per avere segnalato 'irregolarità' condominiali nei suoi confronti. Sempre secondo l’accusa, se il fuoco appiccato nelle cantine non avesse colto di sorpresa l’uomo – investito dallo spostamento d’aria provocato dai locali saturi di liquido infiammabile – il piano criminale avrebbe incluso anche l’eliminazione della propria coinquilina e di eventuali testimoni. Per la pp Chiara Borelli, la conferma starebbe anche nelle molte armi ritrovate cariche all'interno del suo appartamento.

Il boato, salvezza dei condomini

Gli inquilini di via Franzoni, fortunatamente incolumi, devono la propria salvezza al boato prodotto dall’enorme quantità di combustibile, da cui l’immediata richiesta d’aiuto. Quella mattina furono sfollate complessivamente 30 persone. Quattro inquilini, a rischio d’intossicazione, furono condotti in ospedale. Ingenti i danni allo stabile, quantificati in più di 450mila franchi.

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