Locarnese
07.12.2017 - 07:570
Aggiornamento : 15.12.2017 - 17:12

Assolto, ergo innocente

I familiari dell’ergoterapista sono nell’atrio delle Criminali di Lugano molto prima della sentenza. Qualcuno in più del folto gruppo che lo scorso lunedì attendeva fuori dall’aula la conclusione delle requisitorie; qualcuno in più del 28 novembre quando, a porte chiuse, la stampa udiva nei dettagli i particolari di un atto d’accusa pesante come una pietra al collo. Partiamo dalla fine, dalle parole del giudice Rosa Item: «Che il condannato sia scarcerato, il dibattimento è chiuso».

Poco prima delle 19 di ieri, il 52enne accusato di ripetuta coazione sessuale su 4 pazienti, e di sfruttamento dello stato di bisogno di altri 2, è tornato ad essere un uomo libero. Con due premesse: la non ammissibilità di un precedente del ’98 («questione conclusa con abbandono definitivo», sottolinea la giudice, dunque «senza alcuna valenza probatoria») e lo sconfinamento in ambiti fisioterapici («che non significa che travalicando i confini abbia commesso reato»).

L’impianto accusatorio della pp Margherita Lanzillo si è sgretolato sotto i colpi della credibilità dei due principali accusatori. Pressoché nulla, per la Corte, quella del più anziano dei due, per le contraddizioni e i numerosi cambi di versione. Pesa, più di ogni altra incongruenza, l’agire di un paziente che attende ben 3 presunti abusi con l’intento di voler scattare un’immagine dell’atto, cosa che «non appare verosimile». Nei confronti del secondo accusatore c'è «discrepanza tra denuncia scritta e dichiarazioni rese nel verbale di accusa, oltre alla confusione enorme che traspare dal verbale di confronto con l’imputato». A fare da collante, il fatto che «coazione è costringere e qui manca l’atto coercitivo, fisico o psicologico, dunque la tesi accusatoria non può ritenersi realizzata», così la Corte. Gli altri due pazienti inseriti nel medesimo capo d’accusa non hanno mai manifestato di essersi sentiti a disagio, «men che meno hanno pensato di denunciare», conclude la giudice.

L’accusa di sfruttamento dello stato di bisogno, ora. La Corte cita il Tribunale federale, per il quale devono sussistere situazioni di «sconforto, indigenza, dipendenza, sfruttate dall’autore». Nulla di tutto ciò è riscontrabile in due individui che hanno addirittura giudicato “professionale” il trattamento ricevuto. Quanto al materiale pornografico, è stata rilevata «l’assenza di prove su quale e quanto visionato». Per quelli contenenti animali, «non vi è prova che i video siano stati scaricati e visto il breve lasso di tempo, vale il dubbio pro reo». Il risarcimento, infine, quantificato in poco più di 275mila franchi, comprensivi di spese legali e ogni tipo di danno.

Gli abbracci all’uscita dell’aula avvolgono un uomo con una reputazione da ricostruire dopo quasi 270 giorni di carcere di sicurezza, e una figlia che cercherà di ritrovare l’accettazione dei compagni di scuola. Per lei, che in questa storia non c’entra, c’è il bacio di un coetaneo, dal quale ripartire.

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