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27.09.2017 - 08:450
Aggiornamento : 15.12.2017 - 17:12

Al San Donato di Intragna entra in scena il Laboratorio di psicopatologia del lavoro

Il Laboratorio di psicopatologia del lavoro dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale è finalmente al lavoro al San Donato di Intragna. Si tratta di una presenza dovuta, lungamente attesa dai dipendenti dell’istituto per anziani, e che ha lo scopo di capire fino a che punto i disequilibri interni per anni e a più riprese denunciati dalla manodopera hanno minato l’ambiente di lavoro. E, su quella base, aiutare il Consiglio di fondazione a capire se la direttrice Nazarena Mordasini – criticata per i suoi metodi ormai da quasi 8 anni a questa parte, ma che ha sempre dichiarato di non aver nulla da rimproverarsi ed è sempre stata difesa dai vertici dell’istituto – debba o meno rimanere al suo posto.
L’audit cantonale va ad affiancarsi al regime di accompagnamento obbligato cui la direttrice è stata confrontata negli scorsi 6 mesi. Al suo fianco, creando un triumvirato ai vertici, erano stati infatti messi il direttore sanitario e la nuova responsabile delle cure. La necessità di queste due figure “tampone” fra direzione e manodopera era emersa nel corso dell’assemblea sindacale dello scorso mese di marzo. Proprio in quell’occasione era anche stato auspicato l’intervento del Laboratorio di psicopatologia del lavoro – un servizio rivolto a chi manifesta un disagio o presenta problemi sociali, familiari, economici e legali a causa di una situazione lavorativa difficile e/o problematica (disoccupazione, precarietà, conflitti sul posto di lavoro, mobbing/molestie, burnout/stress, licenziamento) – che avrebbe dovuto essere chiamato in causa dal Consiglio di fondazione, ma che non lo è stato e a conti fatti sarebbe intervenuto ora soltanto grazie all’intermediazione dell’Ufficio del medico cantonale.
Proprio quest’ufficio viene infatti ringraziato in una lettera redatta da un gruppo di dipendenti dell’istituto per anziani centovallino, inviata al nostro giornale (e visibile integralmente sul sito www.laregione.ch). Nello scritto viene ricordato che l’audit del Laboratorio era stato richiesto da sindacati e dipendenti “in ben due occasioni” e che lo scopo dell’indagine “è identificare quale o quali siano i problemi e se realmente le accuse mosse contro la Direzione siano fondate”. Poi viene fatto riferimento alla partenza – spontanea o indotta –, in questi ultimi mesi, di un certo numero di dipendenti, che non potranno così testimoniare il disagio provato durante la loro permanenza a Intragna. In più, “sappiamo che i nuovi dipendenti, che sono molti, non sanno nulla di ciò che è accaduto prima dei 6 mesi del forzato affiancamento della Direzione imposto dai vertici. Pur venendo contati fra i dipendenti, la loro testimonianza diluirà inevitabilmente lo spessore della nostra protesta, regalando comodi commenti ai sicuri tentativi di minimizzare il senso di ciò che stiamo facendo”. Infine, i dipendenti firmatari della lettera giudicano come “un traguardo” il fatto di essere riusciti “ad ottenere la formazione di una Commissione interna, assente da anni, la quale ha già inoltrato alcune importanti richieste alla Direzione, per ora senza riscontro”.

‘Tornare a lavorare sereni’

Alla nostra redazione è giunto anche un altro scritto, dai forti contenuti emotivi, che è il frutto della frustrazione di chi, pure, ha lavorato (e forse ancora lavora) al San Donato. Si parla di “mobbing sfrenato”, di “disprezzo, umiliazioni, arroganza ed ostentazione di compiacimento di disporre di potere”, e poi ancora di “metodi di giudizio basati solo sulla simpatia riscossa dalla Direzione”. Un clima cupo ora rischiarato dalla presenza degli specialisti del Laboratorio di psicopatologia del lavoro, il cui operato, basato sul concetto di riservatezza, “ci mette al riparo da sicure ritorsioni” e permetterà di “raccontare il nostro vissuto di anni”. La speranza è vedersi, col tempo, “restituire un modo di lavorare sereno e dignitoso, che ci faccia di nuovo provare l’entusiasmo di svolgere una professione di grande utilità sociale, motivo per cui molti di noi l’hanno scelta”.

Samuel Golay
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