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15.07.2020 - 19:240

La Parrocchia di San Vittore si lancia nel grotto Matafontana

Da marzo del prossimo anno l'intento è di far diventare il ritrovo un luogo di aggregazione, offrire posti di lavoro e valorizzare prodotti del territorio

La Parrocchia di San Vittore è pronta per una nuova sfida. Una sfida innovativa, legata al settore della ristorazione ma anche a quello culturale e sociale. Dopo decenni di affittuari a cui veniva affidata la gestione del Grotto Matafontana - situato all’imbocco del paese per chi proviene dal Ticino sulla strada cantonale - il Consiglio parrocchiale ha deciso di occuparsene personalmente. La notizia di questa nuova formula di gestione era trapelata a fine maggio e oggi i diretti interessati hanno presentato il progetto alla stampa, all’indomani della decisione presa dall’assemblea parrocchiale di stanziare (con un solo astenuto) un credito di 15mila franchi necessari per aggiornare impianto elettrico e a gas della struttura. Il resto dell’investimento (circa 100mila franchi) è stato raccolto nel corso di un anno grazie alla donazione di vari enti.

Un luogo di aggregazione

Come sottolinea il presidente del Consiglio parrocchiale Alessandro Tini, l’obiettivo è quello di ridare al grotto quella caratteristica di luogo di aggregazione che avevano questi posti in passato, dove ci si incontrava ad esempio per giocare alle carte. «Il contratto con l’attuale gerente era prossimo alla scadenza e alla luce degli importanti lavori di rinnovamento che sono necessari abbiamo elaborato nel corso dell’ultimo anno questo progetto», sottolinea Tini. Il team che sarà stipendiato dalla Parrocchia di San Vittore sarà composto da due cuochi e un responsabile di sala. Ad essi si aggiungerà dell’ulteriore personale quando la stagione entrerà nel vivo. «L’intenzione è di assumere residenti della zona, disoccupati o in assistenza, che desiderano avere la possibilità di rientrare nel mondo del lavoro», sottolinea. «Siamo un ente senza scopo di lucro quindi ogni franco guadagnato sarà utilizzato per sostenere le spese e per effettuare ulteriori interventi all’immobile», aggiunge. Tra gli obiettivi futuri viene ad esempio citata la possibilità di togliere le barriere architettoniche in modo da rendere il locale fruibile a tutti.

L'unione fa la forza

La missione del grotto quale polo aggregativo sarà portata avanti anche da altre realtà che coinvolgono la popolazione locale. Da una parte l’Asociazion culturala Rorè San Vitor (presieduta da Gionata Pieracci), che sposterà proprio al Matafontana la sua sede e che intende proporre qui alcuni appuntamenti (dei cicli di conferenze ad esempio). E sempre nell’ottica di promuovere gli incontri aggregativi e la cultura (in questo caso musicale) è coinvolta anche la Scuola di musica del Moesano per dare occasione ai giovani di esibirsi, ma anche offrendo la possibilità di provare degli strumenti o di ascoltare dei concerti, come ha sottolineato il direttore Elio Felice.

Un’altra caratteristica del progetto è il coinvolgimento dei produttori della regione, di carne e vini ad esempio. «In questo modo possiamo proporre una cucina tipica da grotto a chilometro zero, anche se a dirla tutta la Mesolcina è lunga 32 km», sorride il presidente del Consiglio parrocchiale, che aggiunge: «Vogliamo essere una vera e propria vetrina dei prodotti locali riuscendo comunque ad offrire dei prezzi accessibili».

Proposte per più generazioni

In ottica intergenerazionale vi sono poi stati contatti con l’Associazione ticinese terza età (Atte) - la quale ha in effetti anche diversi soci residenti nel Moesano - che ha accolto la proposta dicendosi disponibile a una collaborazione la cui concretizzazione verrà stabilita più nel dettaglio nel corso dei prossimi mesi. L’inizio della nuova esperienza della Parrocchia è infatti prevista a marzo 2021, ogni anno l’apertura sarà stagionale fino a settembre/ottobre circa e il ritrovo sarà aperto durante tutto il giorno.

Quanto sta per approdare al grotto mesolcinese costituisce di fatto una novità nella sua formula legata alla Parrocchia. «Non dobbiamo aspettare chiusi in chiesa ma uscire», ha sottolineato Alessandro Tini prendendo spunto dall'invito di Papa Francesco effettuato alla Giornata mondiale della gioventù nel 2013 di uscire in strada e "fare casino". Da qui l'idea nata da lui ma portata avanti da tutto il Consiglio parrocchiale e condivisa da don Taddeo Golecki di attivarsi in prima persona.

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