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16.10.2020 - 13:00
Aggiornamento: 17.10.2020 - 01:46

'Attività riparative, come avviene in tutti i foyer'

Ribadiscono di avere agito in ottica educativa gli ex dipendenti di un istituto per giovani. L'accusa parla invece di coazione e castighi straordinari

I quattro imputati lo hanno ribadito questa mattina: imporre lavori 'riparativi' ai giovani che si comportavano male era un agire educativo, per mettere in chiaro dove stavano i limiti. Interventi puntuali, è stato detto in aula, come avviene in tutti i Centro educativi per giovani. Era dunque normale che gli ospiti dell'istituto chiuso nel 2018 alla luce delle indagini in corso svolgessero attività individuali come portare secchi di sabbia e spaccare pezzi di asfalto. Anche dormire per terra su un materasso e rimanere soli in cantina, hanno sostenuto gli accusati, erano provvedimenti nella norma, che rientrano peraltro in un dossier trasmesso anche al Servizio educativo minorile cantonale. «Questi ragazzi provocavano in continuazione: credo che loro stessi si aspettassero una nostra reazione per fissarsi dei limiti. E questo non si può fare solo con le parole». 

Di parere opposto la procuratrice pubblica Chiara Borelli e l'avvocata Isabel Steiger (rappresentante delle quattro presunte vittime): per l'accusa si trattano infatti di castighi straordinari, gravi e non giustificati, che fondano il reato di ripetuta coazione.

Gli imputati sono inoltre accusati di abbandono, per lo scompenso psicotico acuto di un giovane affetto da schizofrenia che secondo l'accusa è dovuto alla decisione di interrompere l'assunzione di un farmaco presa da vertici e infermieri della struttura, nonostante la psichiatra del giovane ne indicasse la necessità. Una questione di cui si è discusso ieri pomeriggio. Solo sul conto dell'ex direttore pende inoltre il reato di lesioni semplici, per avere consentito a tre giovani di dormire su una capanna sull'albero senza sorveglianza: per l'accusa sarebbe dell'uomo la responsabilità della frattura al polso rimediata da uno ragazzi caduto da tre metri di altezza. «Il mio scopo era quello di dare più autonomia - ha detto in aula l'uomo giustificando la libertà concessa in quell'occasione  -. Ritenevo  potesse dare un impulso di responsabilità». 

La Corte delle Assise correzionali presieduta dalla giudice Francesca Verda Chiocchetti ha chiuso poco dopo mezzogiorno la fase istruttoria del dibattimento cominciato ieri, che mira a fare luce sulle modalità di presa a carico all'interno dell'istituto del Sopraceneri tra il 2012 e il 2017. Nel corso del pomeriggio, spazio a requisitoria e arringhe. Le sentenza sarà pronunciata settimana prossima. 

Le richieste di risarcimento

L'avvocata Schweri ha formulato come segue le richieste di risarcimento per il torto mortale subito dai suoi assistiti: 15mila franchi per il giovane del farmaco e 3'000 per ciascuno dei ragazzi ai quali sono stati imposti i presunti castighi straordinari. Una richiesta alla quale si è apposto l'avvocato Carlo Steiger, che insieme ai legali Marina Gottardi, Giuditta Rapelli-Aiolfi e Olivier Ferrari rappresenta i quattro imputati. Steiger ha già anticipato che i legali si batteranno per l'assoluzione degli accusati da tutti i capi d'accusa. La difesa ha quindi a sua volta formulato le richieste di risarcimento: 15mila franchi per uno dei due direttori e 10mila per l'altro dirigente, l'educatore e l'infermiera. 

 

 

 

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Agire educativo oppure coazione e abbandono?

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