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Il direttore di S. Antonino Andrea Costa e il responsabile del Gruppo Marle Heimo Wabusseg (Ti-Press/Crinari)
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14.08.2020 - 06:000
Aggiornamento : 14:54

S. Antonino: le protesi volano sempre più alto

Smb Medical verso l’espansione del sito di produzione e del numero dei suoi dipendenti. Durante la pandemia neanche un contagio

Due strade diverse e due destini completamente opposti. È quanto hanno vissuto la Smb Sa di Biasca e la Smb Medical di Sant’Antonino, nate nel 2014 dopo la decisione di separarsi in due realtà e specializzarsi in due produzioni diverse: in Riviera la forgia di pezzi per il settore meccanico, nel Bellinzonese quella di protesi ortopediche. La prima società, ricordiamo, è in un secondo tempo passata in mano al gruppo Riganti, il quale ha annunciato lo scorso giugno la chiusura a causa delle difficoltà finanziarie. Decisamente diversa invece la strada che sta percorrendo la Smb Medical. Dopo essere entrata a far parte del gruppo francese Marle nel luglio del 2017, la crescita a livello produttivo e di effettivi continua, e i responsabili mostrano ottimismo nonostante la crisi mondiale legata alla pandemia da Coronavirus. Al punto che, pur avendo fatto richiesta in modo precauzionale per il lavoro ridotto, a oggi non ne ha ancora fatto capo e ritengono che non dovrebbe essere necessario nemmeno nei prossimi mesi. È quanto ci spiegano il Ceo Andrea Costa e il responsabile del gruppo Heimo Wabusseg aprendoci le porte del loro sito produttivo. Wabusseg, già direttore della sede di S. Antonino, ha assunto il suo nuovo ruolo lo scorso ottobre, passando poi il testimone della fabbrica a colui che era il direttore finanziario. «Negli ultimi anni il 70% degli investimenti del Gruppo Marle è andato in questa sede», spiega Wabusseg a prova del fatto che l’azienda crede nel potenziale di S. Antonino. «Anche sulla gestione del lavoro durante la pandemia il sito ticinese è stato un esempio per le altre fabbriche», aggiunge.

A marzo il record di sempre

Nonostante il Covid-19, che ha comunque fatto rallentare il mercato, il 2020 è un anno da incorniciare. Basti pensare che lo scorso mese di marzo è stato registrato il record di sempre a livello produttivo, raggiungendo anche il massimo del numero di lavoratori, 125 di cui una parte interinali. «Eravamo pronti per soddisfare la capacità produttiva necessaria per coprire tutti gli ordini previsti», fa notare il Ceo Andrea Costa. Ma un certo rallentamento a seguito della pandemia c’è stato, anche se viene sentito con 12 settimane di ritardo, e pertanto il budget previsto non sarà raggiunto. Costa prevede comunque per il 2020 una crescita del 6%, che nel 2021 dovrebbe salire al 15-20%. L’obiettivo è avere alle proprie dipendenze 125 persone (ora se ne contano 109) e anche aumentare gli apprendisti (attualmente una decina). Per quanto riguarda i clienti dell’azienda, gli ordini stanno iniziando a riprendere anche se, ci viene spiegato, le richieste sono più a breve termine rispetto a prima.

Espansione anche fisica

Per riuscire ad aumentare la propria produzione, sul tavolo della Smb Medical c’è anche un progetto di espansione del capannone situato in zona industriale nei pressi dei centri commerciali di S. Antonino. L’intenzione è di ampliare lo stabilimento di 15 metri, ricavare un piano aggiuntivo, realizzare un magazzino verticale che occupa meno spazio rispetto a quello attuale in modo da aumentare le aree che ospitano i macchinari ma anche quelle per stoccare la materia prima. Il tutto per circa un milione di investimento. Una prima domanda di costruzione era stata inoltrata lo scorso anno al Comune, in attesa del progetto definitivo che sta per essere finalizzato internamente in questo periodo. L’intento è di iniziare i lavori il prossimo anno. «Si tratterà di un cantiere complesso poiché dovrà essere effettuato senza fermare la produzione ma con grande attenzione. Abbiamo infatti dei macchinari che sono in bolla al centesimo di millimetro», aggiunge Costa. Non è escluso che in futuro l’azienda si possa espandere ancora ulteriormente sul sedime di sua proprietà che attualmente ospita i parcheggi. Ma probabilmente se ne parlerà tra un decennio.

Gestione della pandemia

Sono ancora lì sui tavolini di fronte alle macchinette per il caffè. Parliamo dei termometri con cui ancora adesso i dipendenti si misurano la febbre una volta arrivati in ditta per il proprio turno. Le prime misure di protezione (in particolare le distanze sociali), racconta il direttore Costa, sono state implementate il 3 marzo. Da lì in avanti l’azienda ha aumentato man mano le misure riuscendo però sempre a essere operativa e registrando addirittura la metà dell’assenteismo rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. «Tutti dovevano provare la temperatura a casa e poi il controllo veniva effettuato una volta arrivati qui, inoltre abbiamo predisposto entrate diverse per le persone attive nel settore amministrativo e in quello produttivo, limiti di presenze nel locale mensa, postazioni spostate, home working a rotazione, ecc. La mascherina era sconsigliata, a meno che si dovesse stare vicino a qualcuno per più di un quarto d’ora, ma ciò capita raramente. Pochissimi l’hanno utilizzata», continua Costa. In tutto il periodo non si è registrato alcun contagio tra i dipendenti. Una delle difficoltà maggiori, aggiunge Wabusseg, è stata la differenza di sensibilità tra le persone, qui come nelle altre sedi del Gruppo. Vi era poi il timore della chiusura delle frontiere. Il 30% degli impiegati è infatti frontaliere. «Per un paio di settimane abbiamo anche offerto un alloggio un hotel ad alcuni dipendenti, ma poi il blocco totale non c’è stato», sottolinea. «Un merito - aggiunge Costa - va all’Associazione industrie ticinesi (Aiti), che ha fatto un egregio lavoro in quel periodo per quanto riguarda in particolare la parte informativa e legata al permesso dei lavoratori».

Personale valorizzato

Camminando lungo i corridoi della fabbrica salta all’occhio l’automatismo di molti processi. Come già dichiarato al nostro giornale due anni fa, anche in questo caso viene sottolineato il valore aggiunto del personale. «I robot aumentano la sicurezza e liberano il pensiero. In questo modo il dipendente può contribuire ad aumentare la qualità del lavoro», sottolinea Costa. Le discussioni con i sindacati risalenti al 2015 (quando erano stati chiesti dei sacrifici a causa del cambio franco-euro sfavorevole) sembrano ormai un ricordo lontano. Lo conferma anche il sindacalista di Ocst Claudio Isabella, che parla di un’ottima collaborazione e di un dialogo proficuo. La filosofia del direttore è la seguente: «Più sei stressato, meno la produttività è alta». Perciò sono stati pensati degli aiuti per i dipendenti: oltre all’abbonamento Arcobaleno, vengono offerte anche condizioni favorevoli presso un istituto di credito per poter fare l’ipoteca della casa, così come un buono per iscriversi in palestra. «Meglio stai fisicamente, meno assenze fai. Ci saranno così meno assenze dovute a malattia e infortuni, e ci sarà maggior sanità mentale e maggior produttività», conclude.

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