L'entrata di Holcim e AlpiAsfalt (Ti-Press)
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22.01.2020 - 06:000

A Osogna il bacino di laminazione 'al posto di due ditte'

Il Municipio di Riviera propone a Swissgrid un'alternativa in zona industriale, salvando così il bosco golenale. A rischio AlpiAsfalt e Holcim

L’energia idroelettrica costituisce una risorsa rinnovabile essenziale per la popolazione svizzera. Eppure, con il progressivo abbandono del nucleare, la biodiversità dei corsi d’acqua è messa sempre più a dura prova dalle oscillazioni giornaliere dei deflussi. Ripercussioni che interessano da vicino anche la fauna ittica del fiume Ticino, uno dei tratti più compromessi della Svizzera. Indispensabili, dunque, misure di risanamento. Ma se il progetto di rinaturazione della zona Torretta a Bellinzona e la costruzione della nuova centrale del Ritom avanzano a vele spiegate, lo stesso non si può dire per l’impianto Ofible di Biasca. L’ipotesi nuovamente ventilata dai gestori delle centrali idroelettriche di realizzare un bacino di demodulazione di 600’000 metri cubi nella zona boschiva tra Iragna e Lodrino – già contestata nel 2013 dall’allora lista civica ‘Per Iragna’ che parlava di ‘ecomostro’ e poi scartata dalla Commissione di studio aggregativo poiché ritenuta superata – ha indispettito anche il Municipio di Riviera.

Misure compensative

«Com’è stato ribadito fin dal principio, un’importante infrastruttura come questa non deve venir ubicata in una zona che, tra l’altro, è inserita nell’inventario federale delle aree golenali di valenza nazionale – afferma alla ‘Regione’ il sindaco Alberto Pellanda –. Dovrebbe bensì inserirsi correttamente all’interno del tessuto urbano in modo da garantire una buona vivibilità. Ovviamente, ciò implica la realizzazione di misure compensative a livello di sistemazione di tutto il territorio comunale». L’esecutivo locale però non è rimasto con le mani in mano. Anzi, grazie al contributo dell’ingegner Aron Ghiringhelli – cittadino della frazione di Osogna – ha fatto propria una sua controproposta. L’idea, sfruttare nel quartiere di Osogna un’area industriale situata nelle immediate vicinanze della centrale Ofible. «Un bacino di demodulazione implica un impatto territoriale rilevante – puntualizza il vicesindaco Giulio Foletti, capodicastero territorio –. Posizionarlo in una zona già caratterizzata da fattori antropici quali la linea ferroviaria e le strade, rappresenta a nostro avviso una soluzione più sensata». Provvedimento che sulla sponda opposta di Iragna permetterebbe di preservare la superficie più pregiata del comune: il fondovalle, importante valenza naturalistica e paesaggistica per la comunità locale.

Una condotta fino al Verbano? ‘Mah’

Se il Municipio si dimostra intenzionato a creare le giuste premesse affinché l’opera venga realizzata e la pianificazione “si svolga in modo partecipativo, garantendo un ampio e continuo coinvolgimento degli enti locali”, come previsto dal rapporto della Commissione aggregativa, i gestori delle centrali idroelettriche sembrano dimostrare poca considerazione. «Alle nostre richieste di confronto, l’Azienda elettrica ticinese (Aet) e le Officine idroelettriche di Blenio (Ofible) hanno manifestato poco interesse», annota Foletti: «Nemmeno le proposte da loro ventilate, come realizzare una condotta che sfoci nel Lago Maggiore, risultano essere soluzioni concrete».

‘Valorizzare il territorio’

A essere poco chiari – lamenta il Municipio – sono anche gli obiettivi di risanamento e le dimensioni dell’infrastruttura. Si tratta di indicazioni necessarie affinché questi interventi – finanziati da Swissgrid, società proprietaria della rete elettrica svizzera – riducano gli effetti dei deflussi discontinui. Ma il tempo incalza, poiché la domanda di costruzione dovrà venir presentata all’Ufficio federale dell’ambiente entro fine 2023. «Ora il Gruppo di lavoro deve entrare nel merito del progetto – sottolinea il municipale Sem Genini, responsabile del Dicastero ambiente, agricoltura e approvvigionamento idrico –. Visto, soprattutto, che il Masterplan per la riqualifica dei corsi d’acqua in Riviera è ormai in dirittura d’arrivo». Il risanamento del fiume però non è l’unica prerogativa. «Le misure principali come l’eliminazione dell’argine sommergibile e l’allargamento dell’alveo mirano a ridurre le conseguenze dello sfruttamento idrico». La pianificazione strizza tuttavia l’occhio anche alla rivitalizzazione della superficie comunale. «Alcuni degli accorgimenti sono orientati proprio alla valorizzazione del territorio per cercare di incrementare la vivibilità del paese, preservandone – come stabilito fin dall’inizio negli obiettivi principali – la preziosa superficie agricola. Anche a beneficio dei residenti. Perciò è essenziale che tutti gli attori coinvolti siano sulla stessa lunghezza d’onda. Altrimenti, il Municipio è pronto ad accantonare il Masterplan finché tutti gli obiettivi non vengano definiti».

Ipotesi: anche in caverna per migliorare ulteriormente i deflussi

Rispettoso della sensibilità locale e integrato nel paesaggio. L’ipotesi di realizzare il bacino di demodulazione nella zona industriale del quartiere di Osogna ha conquistato il consenso dell’esecutivo di Riviera. «Nonostante il fondovalle sia stato compromesso da grandi progetti d’importanza nazionale e internazionale, tutt’oggi racchiude molti elementi che determinano la qualità di vita della comunità locale – puntualizza l’ingegner Aron Ghiringhelli –. L’infrastruttura, che si estenderebbe lungo l’autostrada dalla Giustizia fino al campo da calcio per una superficie di poco inferiore a 50’000 metri quadrati, permetterebbe quindi di risparmiare tutti i boschi golenali di grande pregio naturalistico situati sulla sponda opposta di Iragna». Ma se il volume di accumulo non fosse sufficiente per risanare i deflussi discontinui, dovrebbe essere accompagnato da altri provvedimenti. Un’eventualità è rappresentata da un ulteriore bacino in caverna. «L’attento inserimento della struttura nel contesto paesaggistico locale curandone il mascheramento, renderebbe il tutto effettivamente poco percepibile dal fondovalle», annota Ghiringhelli. Si tratta di interventi importanti che dovranno prevedere anche misure di compensazione a livello naturalistico. La prima, ridare dinamismo al bosco golenale. Ma non è finita qui. «Durante i periodi più siccitosi, il torrente della Nala così come quello della Boggera difettano d’acqua. L’ideale, quindi, sarebbe garantire un deflusso residuo più importante in modo che ridiventino attrattivi per la fauna ittica». E, con il materiale di scavo, attutire i rumori autostradali. In che modo? Completando e potenziando le colline antirumore. Il consenso del Municipio è assicurato. Ora ­– concludono i nostri interlocutori – si dovrà attendere la risposta dei gestori delle centrali idroelettriche.

Via due ditte? ‘Un sacrificio preferibile ad altre opzioni’

sLa proposta alternativa di bacino di demodulazione portata avanti dal Municipio di Riviera dimezzerebbe la zona artigianale e industriale di Osogna, sacrificando la fascia compresa fra l’autostrada e via Industrie Nord. A venire sommersa dalle acque sarebbe la porzione attualmente occupata nella parte nord dalla Holcim, che lavora inerti e produce calcestruzzo, e nella parte sud dalla AlpiAsfalt che produce miscele bituminose per le strade. Entrambe operano su terreno patriziale, con Holcim proprietaria di una piccola parte. Mentre i Comuni solitamente tendono a tenersi ben strette le zone artigianali – perché portano indotto e posti di lavoro –, qui si assiste al fenomeno contrario. Possibile? «Tutte e tre le versioni finora sottoposteci nel corso degli anni – chiarisce il sindaco Alberto Pellanda – vanno a intaccare in modo per noi inaccettabile importanti porzioni di bosco golenale. La prima, del 2013, riguardava il solo ex comune di Iragna; la seconda, più recente, si estenderebbe da Iragna a Lodrino; la terza partirebbe dal campo da calcio di Osogna per finire, in direzione sud, all’altezza dell’abitato. Per contro ci sembra meglio sostenibile incidere su una zona produttiva che, come noto, ci crea qualche preoccupazione, considerati i contenuti attuali». L’idea così come proposta, aggiunge il sindaco, obbligherebbe Swissgrid a indennizzare le due ditte alle cui dipendenze vi sono oggi meno di dieci persone, nonché il Patriziato; oppure, se ve ne fossero gli estremi, di delocalizzarle altrove. «Quel che è certo è che dal profilo ambientale e paesaggistico consideriamo la nostra alternativa migliore, non da ultimo perché metterebbe ordine in questa zona, influendo positivamente anche su altre». Detto in altre parole, «all’introito di risorse finanziarie sempre utili per un Comune come il nostro, preferiamo qui puntare su una compensazione ambientale che miri a un miglioramento complessivo sul territorio, oltre a quello relativo alla discontinuità dei deflussi». Quanto al Municipio, conclude Alberto Pellanda, «siamo ben disposti a discutere e approfondire con le parti in causa più idee per individuare la migliore e la meglio praticabile, e questo indipendentemente dalla paternità».

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