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Questa volta il pullman è stato preferito al treno (Ti-Press)
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Bellinzonese
16.01.2020 - 05:500
Aggiornamento : 12:28

Medie 1 di Bellinzona, 'meglio in pullman che col treno'

Gita a Berna, la direttrice spiega i motivi della scelta: discutibile per l'ambiente, ma migliore per elasticità degli orari e gestione dei 100 allievi

Cento allievi di quarta media iscritti alla Scuola media 1 di Bellinzona si recheranno a fine mese in gita di studio a Berna. Andata e ritorno in un sol giorno con tappa nel centro storico della capitale e visita guidata a Palazzo Federale nell’ambito delle lezioni di educazione civica e alla cittadinanza. Vettore scelto, due capienti pullman anziché il treno. Scelta che ha indotto qualche allievo, e i rispettivi genitori, a interrogarsi se sia in linea con gli sforzi intrapresi dalla medesima scuola nel sensibilizzare le nuove generazioni sul cambiamento climatico in corso e di conseguenza anche sulle scelte relative alla mobilità. Infatti sembra verosimile che il treno inquini meno del pullman, facendo astrazione dal complicatissimo calcolo relativo all’immissione di sostanze inquinanti e di CO2 non solo per chilometro percorso dall’uno e dall’alto vettore, ma anche per la loro fabbricazione, la realizzazione e gestione delle rispettive vie di percorrenza e la produzione di combustibile ed elettricità necessari a farli muovere.

Una valutazione sempre fatta

Interpellata dalla ‘Regione’, la direttrice delle Medie 1 di Bellinzona premette che in effetti nell’arco dei quattro anni gli allievi seguono un progetto d’istituto volto ad approfondire le questioni climatiche e ambientali coinvolgendo anche le scelte che il singolo individuo può fare per integrare nella propria quotidianità comportamenti più ecologici: «Considerato il nostro contesto didattico – spiega dunque Clio Rossi – ci siamo ovviamente posti la domanda se fosse meglio optare per il pullman o il treno. È, questa, una valutazione che comunque facciamo ogni volta che si ‘mette in cantiere’ una gita di studio, considerando tanti fattori, oltre alla questione ambientale, che hanno un’importanza non secondaria».

Il contributo cantonale c’è

L’elenco appare corposo e comprende ad esempio la differenza di prezzo, premesso che non sempre il treno risulta essere più caro e inoltre il Cantone da quest’anno mette a disposizione un credito di 100mila franchi come incentivo al suo utilizzo per le gite scolastiche; quanto all’orario di partenza per l’andata e il ritorno, il bus può assicurare un po’ più di elasticità (‘prendere i topi’ può capitare anche il giorno della gita), mentre le Ffs non ammettono ritardi; treno che a sua volta può meno raramente incorrere lungo il tragitto in problemi di puntualità incompatibili con l’orario rigido imposto per le visite guidate di Palazzo Federale (va pur detto tuttavia, a sfavore del pullman, che non sono rari nemmeno rallentamenti in autostrada a causa dei più disparati motivi); inoltre lo spostamento di un centinaio di allievi insieme è ritenuto meglio gestibile in pullman che non in treno, considerando per quast’ultimo anche la necessità di cambiare una volta (a Zurigo) o due (a Rotkreuz e Olten) a dipendenza dell’orario di partenza da Bellinzona e dell’eventuale convoglio non sempre prenotabile presso le Ffs; non da ultimo vengono citati il rischio di una difficile convivenza sul treno fra un importante gruppo di allievi e altri passeggeri (a volte basta poco per creare incomprensioni) nonché la maggiore facilità di ‘fare ambiente’ o attività didattiche ‘volanti’ sul bus che non a bordo di un convoglio ferroviario. «Tuttavia – rammenta Clio Rossi – in altre circostanze il treno viene preferito al bus in occasione di trasferte brevi e di gite di più giorni, soprattutto quando è data la possibilità di visitare luoghi situati nelle immediate vicinanze delle stazioni ferroviarie. In quel caso il treno si è rivelato una soluzione adeguata».

Prime richieste

A sua volta Tiziana Zaninelli, capoufficio dell’insegnamento medio al Decs, rimarca la libertà di valutazione di ciascun istituto in funzione delle singole gite di studio: «Quanto al treno, alcune scuole medie ci hanno già chiesto il contributo. Da parte del Decs vi è sensibilità sul tema. Dal canto loro le Direzioni delle sedi decidono tenendo conto anche delle contingenze e delle specificità dell’uscita, come mi pare essere il caso di Bellinzona 1 che ha dimostrato in altre occasioni di usare i mezzi pubblici per le attività complementari alla didattica».

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